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Laura MilanWritten by: Senza categoria

L’architetto: intervista a Cristiano Picco

Dal “costruire nel costruito” al recupero funzionale, energetico e prestazionale di un’archeologia industriale alla riqualificazione urbana, una trasformazione dai molti temi

 

Quali sono stati i principi generatori del progetto?

Il complesso dell’ex fabbrica di corso Novara, dopo la chiusura dell’attività trasferita fuori città oltre vent’anni fa, è stato per molti anni oggetto di studi di varia natura, promossi da operatori immobiliari, locali e non. Molti di questi proponevano interventi invasivi con significative demolizioni, sovrapposizioni, svuotamenti e riplasmazioni. Lo stato di abbandono degli ultimi anni e il silenzio delle facciate esaltavano la dimensione “monumentale” del complesso: questi sono stati alcuni degli elementi che hanno contribuito alla definizione del nuovo programma. L’ex Pastore è un complesso “ibrido”, che vuole mantenere i caratteri della città storica: residenze, attività commerciali, pubblici esercizi. Il suo contesto, quello del quadrante nord orientale della città, si sta lentamente trasformando, con diverse modalità ma con un profilo di qualità dei nuovi tasselli urbani.

I principi generatori del progetto sono stati il recupero di tutto ciò che è possibile e di interesse, un programma di destinazioni d’uso idonee e attrattive e la creazione di un’identità vivace.

 

A quali modelli si è ispirato?

Non c’è stato un modello particolare. In generale, si è cercato di indagare e proporre, attraverso il progetto, una nuova identità urbana per un complesso ex industriale abbandonato da rifunzionalizzare, tema molto presente nella città europea contemporanea. Il processo progettuale con cui ci siamo confrontati era anche libero da vincoli: né il Piano Regolatore né la Soprintendenza avevano sottoposto a tutela l’immobile.

Il recupero è stato una scelta ponderata, condivisa con la proprietà, che, come noi, era affascinata dai suoi caratteri e dalla sfida di trasformarlo in un nuovo polo per questa parte di città. Condividevamo l’idea che questo edificio e la sua storia appartenessero, con qualità, al quadrante urbano nord di Aurora con il suo tessuto misto di residenze e strutture produttive e artigianali. Questo tema per me è importante e difficilmente codificabile: l’architettura dovrebbe sempre essere appropriata e pertinente al luogo in cui si trova, deve riconoscere i caratteri del “terreno”, del contesto che occupa, e sapervi reagire. Il complesso ex Pastore sembrava appartenere da sempre a quel luogo: perché non farlo rivivere rinnovandolo invece di demolire tutto?

Gli elementi del progetto si sono quindi consolidati maturando il programma e indagando anche i valori e i limiti della struttura su cui dovevamo operare. I servizi, la struttura commerciale e la ristorazione, al piano terra affacciati su strada, e la residenza studentesca, collocata ai piani superiori, proponevano il classico modello della città storica.

 

Il progetto recupera una parte del passato industriale della città. Come è stato affrontato in questo specifico caso il tema del “costruire nel costruito”?

Abbiamo operato su due direttrici. La prima ha puntato alla valorizzazione dell’identità della manica ad L, lungo le vie Padova e Perugia, che ha confermato e riqualificato i fronti secondo i loro caratteri originali. La seconda ha portato alla demolizione del volume su corso Novara, realizzato negli anni sessanta in continuità con gli edifici limitrofi, per dare una nuova definizione del rapporto con il corso antistante. Da questo punto si genera e si organizza il progetto della nuova area commerciale, proiettata all’esterno, sull’asse viario antistante, da un arretramento del fronte, ampie trasparenze e la realizzazione di una nuova area aperta. Il profilo della facciata, bassa e vetrata, si protende in parte sotto la manica dell’ex fabbrica arrivando fino a via Perugia, dove è realizzato un nuovo punto di accesso. L’inserimento di un porticato metallico di ordine gigante affronta il rapporto con il luogo anche in termini conici attraverso un elemento di ricercata identità sul fronte del corso.

Sono stato sempre convinto dell’opportunità di valorizzare l’accesso della residenza studentesca dandogli una posizione indipendente all’angolo tra via Perugia e via Padova. Il punto di accesso ha qui anche una dimensione verticale, interna al volume, con uno spazio vuoto su tre livelli.

Riguardo al “costruire dentro la città costruita”, il progetto ha affrontato uno dei temi oggi centrali nel recupero del patrimonio edilizio esistente. La tirannia dell’efficienza si è confrontata con l’obiettivo di conservare ma soprattutto valorizzare i caratteri formali dell’architettura. La trasformazione della fabbrica in una residenza collettiva, per la quale Camplus, il gestore finale, esigeva requisiti energetici elevati, ha imposto diverse ipotesi di studio in particolare per il trattamento delle facciate. Scartate per criticità di varia natura le possibilità di isolare dall’interno, la soluzione finale ha realizzato una puntuale e fedele ricostruzione dei fronti e dei loro caratteri formali e materici con un sistema di isolamento esterno che riproducesse paraste, cornici, davanzali, elementi arretrati, aggetti e cornicioni. Una rinnovata definizione cromatica ha infine ulteriormente valorizzato la qualità di questa scelta.

All’interno delle maniche sulle due vie, entrambe con sezioni di importanti dimensioni, è stata inserita una molteplicità di modelli abitativi che è poi stata ripetuta in modo differente nei due livelli. Si alternano camere singole, doppie, mini alloggi con due camere e soggiorno, cluster per 4 o 5 studenti con spazi comuni e camere letto con servizi indipendenti.

 

A scala urbana, di quartiere e più allargata, quali prospettive apre la rifunzionalizzazione del complesso ex Pastore per la riqualificazione di questa parte di città?

I processi di riqualificazione di aree e complessi urbani, abbandonati per lungo tempo, hanno sempre ricadute positive sui territori. In corso Novara la trasformazione ha portato un recupero strutturale e nuove funzioni, residenziali e di servizio collettivo, che non erano presenti. Il tessuto urbano del quartiere Aurora, oltre il fiume Dora nel quadrante nord orientale della città, si è consolidato a partire dalla fine dell’Ottocento localizzando funzioni miste in cui piccole realtà artigianali e produttive hanno convissuto per decenni con una presenza residenziale minoritaria.

Il trasferimento delle attività produttive all’esterno dei confini della città ha contribuito all’indebolimento della struttura urbana e il complesso Regio Parco ha vissuto perfettamente questo fenomeno. La chiusura dell’attività produttiva, peraltro mutata nel corso del Novecento, ha contribuito a un graduale impoverimento del contesto. La realizzazione del Campus Einaudi prima e della Nuvola Lavazza poi ha avviato una fase nuova per questo settore urbano. Il progetto ha interpretato in pieno questo mutamento creando un polo urbano importante non solo per gli studenti e gli abitanti del quartiere. Inoltre non bisogna dimenticare che la Linea 2 della metropolitana intercetterà questo contesto passando sul vicino asse di via Bologna.

 

Le università sono sempre più motore della riqualificazione urbana. Quali scenari può aprire per il futuro di Torino? Saranno sufficienti per il suo rilancio?

Politecnico e Università sono già da tempo tra i principali protagonisti della città. La crisi d’identità della città industriale e una vocazione internazionale sempre più marcata, in particolare grazie al Politecnico, ha evidenti ricadute sulla struttura sociale e fisica della città e in generale dell’area metropolitana. La capacità di accogliere studenti fuori sede con modalità e livelli qualitativi adeguati va accompagnata da un profondo rinnovo dell’offerta abitativa temporanea per gli studenti stessi ma non solo.

Le residenze universitarie sono un’occasione di condivisione e di esperienza che va ben oltre il mero aspetto abitativo. Nella diversificazione dei loro modelli gestionali, devono essere inclusive e con un forte profilo di fidelizzazione. Nella Residenza Regio Parco il serrato confronto con una realtà come Camplus, primo operatore italiano del settore e gestore di un’ampia gamma di modelli abitativi in Italia e all’estero, è stato importante per valorizzare e dare maggiore credito al nostro progetto.

 

Autore

  • Laura Milan

    Architetto e dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica, si laurea e si abilita all’esercizio della professione a Torino nel 2001. Iscritta all’Ordine degli architetti di Torino dal 2006, lavora per diversi studi professionali e per il Politecnico di Torino, come borsista e assegnista di ricerca. Ha seguito mostre internazionali e progetti su Carlo Mollino (mostre a Torino nel 2006 e Monaco di Baviera nel 2011 e ricerche per la Camera di Commercio di Torino nel 2008) e dal 2002 collabora con “Il Giornale dell’Architettura”, dove segue il settore dedicato alla formazione e all’esercizio della professione. Dal 2010 partecipa attivamente alle iniziative dell’Ordine degli architetti di Torino, come membro di due focus group (Professione creativa e qualità e promozione del progetto) e giurata nella nona e decima edizione del Premio architetture rivelate. Nel 2014 costituisce lo studio associato Comunicarch con Cristiana Chiorino

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Last modified: 8 Febbraio 2023
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