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Federica GuerraWritten by: Professione e Formazione

Essere architetti a Verona (e dintorni), il Premio fa il punto

Conclusa la sesta edizione, con 4 vincitori e 2 menzioni. Riconoscimento ad honorem a Luciano Cenna e Luigi Calcagni

 

VERONA. Si è conclusa il 24 settembre, con una partecipata cerimonia, la sesta edizione del Premio ArchitettiVerona, riconoscimento pluriennale organizzato dall’omonima rivista edita con ammirevole continuità dall’Ordine veronese.

Per sua definizione, il premio prova a fotografare lo stato dell’arte nella città scaligera e nel suo territorio, non tanto per fare bilanci che avrebbero evidentemente un sapore limitato e provinciale, quanto per indagare le modalità che i diversi progettisti hanno adottato nel confrontarsi con lo specifico contesto urbano e territoriale. Tra i 41 progetti pervenuti la giuria – composta quest’anno da Maura Manzelle, docente di progettazione allo IUAV, Mariano Zanon, vincitore del Premio Architetto Italiano 2020, e Davide Fusari, direttore di “a”, rivista dell’Ordine degli Architetti di Trento – ha selezionato quattro vincitori assieme a due menzioni nelle categorie individuate dal bando (Allestimento e Interni, Restauro e Recupero, Nuove costruzioni, Spazi pubblici e Paesaggio).

Così ha trovato meritato riconoscimento l’allestimento illuminotecnico dell’ipogeo di Santa Maria in Stelle, antico monumento paleocristiano alle porte di Verona, nel quale le progettiste dello studio Lalucearchitettura hanno saputo utilizzare l’illuminazione come elemento narrativo che accompagna la fruizione del piccolo gioiello.

Di tutt’altra scala il restauro del Forte Tesoro a San’Anna d’Alfaedo, importante testimonianza delle fortificazioni novecentesche realizzato dal Regio esercito italiano sul confine con l’impero austroungarico: un’opera monumentale di grande impatto paesaggistico, che il progettista Fiorenzo Meneghelli ha saputo recuperare con approccio filologico a partire da un’analisi dell’intera rete difensiva e attraverso il ruolo culturale del progetto nel far scoprire alla comunità questa imponente struttura. Al recupero di una casa di campagna al Chievo, dello studio Wok, è andata invece una menzione nella medesima categoria.

Doppio riconoscimento – premio e menzione – per due nuovi edifici residenziali progettati da Ardielli Fornasa associati sul lago di Garda: una villa che recupera elementi e materiali dell’architettura rurale riproponendo in chiave contemporanea la solidità della casa in mattoni, e un complesso di ville a terrazze sul pendio affacciato sul bacino lacustre, solida interpretazione cementizia del diffuso tema dell’abitare vacanziero.

Infine, tornando alla scala del territorio, il premio al brolo della Cantina Gorgo a Custoza ha sottolineato la misurata qualità sensoriale degli spazi, capace di mettere in gioco con raffinatezza un paesaggio rappresentativo del contesto vitivinicolo locale, abilmente interpretato da Bricolo Falsarella associati.

Si tratta di un palinsesto di riconoscimenti che conferma la linea di ricerca della rivista “ArchitettiVerona”, diretta da Alberto Vignolo, e lo sforzo continuo di dare visibilità e il giusto riconoscimento alla vitalità di un territorio pur circoscritto.

Al di là delle opere scelte dalla giuria e del giusto orgoglio di progettisti e committenti, il premio per tradizione attribuisce anche riconoscimenti ad honorem, a partire da quello per Angelo Mangiarotti nel 2009 per l’intero corpus delle sue architetture realizzate nel veronese. Quest’anno, il caloroso abbraccio dei colleghi intervenuti alla cerimonia ha sottolineato il tributo a Luciano Cenna (1932) e Luigi Calcagni (1929-2020), compagni di studi fin dall’università e poi soci per una vita trascorsa gomito a gomito sui tavoli da disegno e nei cantieri, autori di molte opere che hanno contribuito a disegnare il volto moderno di Verona (e non solo). La commozione di Cenna nel ricevere il riconoscimento anche per il socio recentemente mancato ha ricordato ai presenti che ogni progetto è frutto d’impegno e passione, ma anche di lavoro condiviso e partecipazione.

Dopo questo momento dalla valenza più intima e sentita, i festeggiamenti finali hanno animato il luogo della cerimonia, il complesso residenziale del Parco Murlongo a Costermano sul Garda, per celebrare contestualmente i cinquant’anni di un’opera di Mangiarotti: una sorta di ritorno alle origini del premio, quasi a sottolineare una rinascita per un evento che ha resistito, nelle intenzioni e negli esiti, all’annus horribilis trascorso.

 

Immagine di copertina: Villa T a Peschiera sul Garda di Ardielli Fornasa associati (foto di Marco Tote)

 

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Last modified: 6 Ottobre 2021