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Emma TagliacolloWritten by: Città e Territorio Forum

Il paesaggio come visione del futuro?

Tre casi recenti mostrano l’assenza di una pianificazione che sappia guardare oltre la contingenza e i singoli interessi (privati)

 

Alcune tematiche escono con forza dalla cronaca e si fanno paesaggio. Hanno recentemente destato interesse tre casi che si sviluppano in ambiti diversi, tre differenti modalità di gestione dello spazio pubblico che costruiscono il paesaggio, tre luoghi: l’ex Snia Viscosa a Roma, la cava di Monticchio a Sermoneta (Latina), il tratto di litorale tra Molise e Abruzzo. Sono esempi che più diversi non potrebbero essere ma che mostrano come, in alcuni casi, i nostri amministratori non siano in grado di guardare oltre la contingenza e di avere una visione ampia che ci premetta di progettare dei piani per il futuro. Tema attuale, purtroppo, se pensiamo che in questi mesi si è tanto parlato di transizione ecologica e che nel nuovo Recovery Plan l’Italia viene disegnata come il paese dei borghi, delle città storiche, dei percorsi e dei parchi. Detto così, sembra richiamarci alla cifra della lentezza, alla predisposizione all’ascolto, a un progetto di valorizzazione su scala territoriale che permetta alle città, ai paesaggi e ai territori di fare sistema, d’imparare – se ci spingiamo un po’ oltre – a mettere a frutto la fisicità dei beni culturali dopo tanta fruizione virtuale.

Non è un caso che proprio in questo contesto nasca la Soprintendenza speciale Pnrr, voluta dal ministro della Cultura Dario Franceschini e affidata ad interim alla Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del MiC, con l’intento di garantire il massimo rispetto per la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale italiano. Un patrimonio pensato per la prossima generazione di cittadini e un conseguente piano di tutela nato con il fine di realizzare nuovi percorsi alla scoperta del territorio, per un turismo più sostenibile, alternativo a quello dei grandi centri turistici e degli attrattori urbani. Percepire, vedere, comprendere il paesaggio non significa solamente saperlo apprezzare nelle sue qualità e nelle necessità di tutela che comporta. Significa soprattutto saper guardare oltre, avere un’idea di futuro che non sia legata esclusivamente ai bisogni contingenti. Una visione che sappia costruire una storia, un percorso futuro per i cittadini di oggi e per chi ne prenderà il testimone.

 

Sermoneta e il Monumento naturale privato

Area di Monticchio, la torre e la cava (fonte: Italianostra.org, foto di Maria Teresa Accatino e Giancarlo Bovina)

In questo contesto, in cui al Recovery Plan si affianca un grande “Patto verde”, un Green Deal europeo per lavorare sulla biodiversità, sull’economia circolare, sulla riconversione delle aree a favore dell’ambiente (con obiettivi al 2050), si consuma la vendita a privati dell’area naturalistica di Monticchio, considerato Monumento naturale. Nel cuore dei Monti Lepini si trova il complesso con la cava e la vicina abbazia di Valvisciolo, che insistono nel Comune di Sermoneta (Latina), la cui area figura tra i Monumenti naturali definiti dalla Legge regionale n. 29 del 6 ottobre 1997, poi dichiarata tale con Decreto del presidente della Regione Lazio (3 ottobre 2016). Monticchio è caratterizzato da un’area sorgiva con una storia naturalistica legata non solo al paesaggio ma anche al sistema territoriale. Infatti, era il serbatoio di acqua per la vicina cittadina di Sermoneta, grazie a un complesso sistema idraulico. Al complesso appartiene anche la cava di Monticchio, una zona a carattere produttivo nel lungo periodo, oggi dismessa e rinaturalizzata proprio per la presenza delle acque sorgive. Per la sua articolazione, Monticchio è legato alla storia dei luoghi, al ciclo produttivo del territorio, con la torre solitaria che si erge su una collina i cui fianchi sono stati erosi dall’attività di scavo. L’area possiede valore storico anche per la vicina presenza dell’abbazia di Valvisciolo e del giardino di Ninfa.

Nonostante queste premesse, l’area è stata alienata nel mese di maggio tramite un’asta. Come si è arrivati alla vendita per pubblico incanto in seguito al fallimento della società proprietaria del sito ormai dismesso? Uno dei motivi è non aver dato seguito al Decreto del presidente della Regione che, dopo aver dichiarato lo status di Monumento naturale (Area sorgiva del Monticchio), ne affidava la gestione al Comune di Sermoneta, che avrebbe steso il regolamento di disciplina delle attività all’interno del Monumento naturale, ancora in via di definizione, senza però accompagnarlo con una valutazione economica per permettere all’Amministrazione di procedere all’acquisto. Dunque ecco un altro motivo: la proprietà della cava rimasta privata.

 

Ex Snia Viscosa a Roma: un lago all’improvviso

(fonte: ecomuseocasilino.it)

Un esempio concreto di politica per il futuro, in cui la riconversione è rappresentativa rispetto a ciò che significa concretamente la transizione ecologica, è il lago dell’ex Snia Viscosa. Siamo a Roma, nell’area tra via Prenestina e via di Portonaccio, eppure il lago Sandro Pertini si trova in un contesto che sembra non avere nulla a che fare con la città. Un regalo inaspettato nato dall’abusivismo, che ha mobilitato più organizzazioni per la sua cura e protezione, anche recentemente. La vicenda della formazione del bacino d’acqua è particolarmente curiosa. Affiora negli anni novanta, quando gli operai impegnati nei lavori per realizzare un centro commerciale intercettano la falda acquifera dell’Acqua bullicante che, sgorgando spontaneamente, invade tutto lo scheletro di cemento e inonda l’area vicina. Da lì in poi è iniziata l’opera della natura, che ha rigenerato l’area in maniera autonoma, così da creare un ecosistema unico, caratterizzato da una grande biodiversità. Attorno a esso si organizza una sorta di didattica spontanea, attenta all’ecologia e al sistema del lago. Nel 2020 diventa Monumento naturale.

(fonte ecomuseocasilino.it)

Dunque tutti contenti? Per niente. La perimetrazione del Monumento naturale non include la fabbrica dell’ex Snia Viscosa, ancora di proprietà privata e recentemente oggetto di un progetto di costruzione che, se realizzato, comprometterebbe tutta l’area naturalistica. La risposta alle ruspe in azione è stata una massiccia mobilitazione di cittadini e organizzazioni, che hanno proposto un vincolo statale storico monumentale sull’area di cui si sta discutendo, con una serie di passaggi che vanno dall’acquisizione dell’area per renderla demaniale, fino ad allargare il perimetro del Monumento naturale con il riconoscimento del valore dell’ex fabbrica come “reperto archeologico industriale meritevole di conservazione e valorizzazione”.

 

South Beach tra Molise e Abruzzo

È indubbio che l’economia possa incidere in maniera poderosa sul paesaggio, anche compromettendolo nella sua essenza. È questo forse il caso del progetto “South Beach”, pensato lungo la costa adriatica per 160 ettari di litorale tra Abruzzo e Molise. È un progetto che prevede un grande intervento turistico e residenziale che interessa il paesaggio, per attirare un turismo di lusso. La popolazione potrà essere interessata all’indotto che si genererà grazie agli investitori, probabilmente stranieri. Si tratta di uno scambio: cedere parte dell’identità per un’opportunità facile da comprendere. La cementificazione del litorale trascina con sé una serie d’infrastrutture per potenziare la comunicazione interna e rendere più agevole l’arrivo da altre regioni. Ci si scopre increduli a guardare le simulazioni dell’intervento lungo la costa frastagliata e deserta, sino ad arrivare a leggere i numeri dei metri cubi che saranno innalzati in torri da 25, 20 e 15 piani nel Comune di Montenero di Bisaccia (Molise).

Le ragioni per cui quest’area è stata scelta sono in realtà le stesse per cui bisognerebbe preservarla. Come scrive Italia Nostra nell’appello presentato, si tratta di “Un’area antistante un litorale molto apprezzato non solo per la qualità delle acque di balneazione e per la pulizia delle spiagge […], ma soprattutto per le bellezze offerte da un ambiente naturale incontaminato con prevalenza di dune e di vegetazione spontanea, caratterizzato dal suggestivo connubio tra la fascia costiera e l’entroterra, laddove un mirabile e variopinto paesaggio rurale fa da cornice naturale all’ambiente marino. L’area è anche interessata dal tracciato del tratturo L’Aquila-Foggia. Per tali ragioni l’intera zona è stata riconosciuta di notevole interesse pubblico per il profilo paesaggistico ed il tratturo per il profilo archeologico. Essa è inoltre sottoposta alle rigorose normative di uso del Piano paesaggistico redatto dalla stessa Regione”. Siamo di fronte a un progetto datato che, se realizzato, distruggerà il genius loci, mettendo in atto un programma totalmente differente rispetto alle previsioni di valorizzazione auspicabili per il nostro paese.

 

 

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Last modified: 28 Giugno 2021