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Rosalia VittoriniWritten by: Patrimonio

MAXXI L’Aquila, laboratorio di futuro

A Palazzo Ardinghelli, restaurato dopo il sisma, inaugurata la sede abruzzese del museo romano con la mostra “Punto di equilibrio. Pensiero luce spazio da Toyo Ito a Ettore Spalletti”

 

L’AQUILA. Il 28 maggio ha aperto le porte il settecentesco Palazzo Ardinghelli, che ospita il nuovo museo di arte contemporanea MAXXI L’Aquila. Giovanna Melandri, presidente della Fondazione MAXXI, lo ha presentato alla città come un “laboratorio di futuro” in cui promuovere la creatività contemporanea in tutte le sue espressioni.

 

L’edificio

La vicenda di Palazzo Ardinghelli è esemplare di come sia possibile trasformare uno stato di crisi – anzi due, il disastroso terremoto del 2009 e la più recente pandemia – in un’occasione di rinascita. Affacciato sulla piazza di Santa Maria Paganica (dove sorge l’omonima chiesa, una delle quattro di “capo di quarto” che strutturano l’assetto urbano del centro storico), il palazzo è edificato dalla famiglia toscana degli Ardinghelli in sostituzione di una schiera di case medievali dopo il terremoto del 1703, su progetto attribuito a Francesco Fontana. Risultato di un originale palinsesto, la cui storia è strettamente legata a quella della città e dei suoi terremoti, assume una configurazione unica nel panorama aquilano per i riferimenti al barocco romano nell’impianto e nel ricco apparato decorativo. Rimasto incompiuto nella facciata, passa, con l’estinzione della famiglia, ad altri proprietari ed è successivamente usato come sede di uffici fino al 2007, quando è acquistato dal Ministero dei Beni culturali con il programma d’insediarvi gli uffici regionali. Nel 2014, nel corso dei lavori di restauro iniziati nel 2012, il ministro Dario Franceschini indica la destinazione a museo di arte contemporanea, coinvolgendo nell’operazione la Fondazione MAXXI.

Già provato da inappropriati rimaneggiamenti e trasformazioni, l’edificio è stato pesantemente danneggiato dal terremoto che, però, ha anche rivelato testimonianze di cui si era perduta ogni traccia per secoli.

 

Il restauro

Il progetto ha riletto tutti gli indizi, anche i più minuti, per riscrivere l’articolazione degli ambienti e l’assetto costruttivo dell’edificio. L’intervento, sotto la guida della Soprintendenza diretta da Alessandra Vittorini, ha visto, come è naturale in progetti simili, la partecipazione di numerosi attori ma con un unico obiettivo: adeguare la nuova funzione al palazzo, a cui è stata restituita una condizione di splendore forse mai conosciuta.

Sulla facciata intonacata, caratterizzata dalla balconata su due quote – prevista nel progetto in altra forma e aggiunta solo negli anni cinquanta del Novecento – e da un ricco apparato decorativo, si apre il portale di accesso che immette in una piccola, ma scenografica, corte a esedra, che si configura come uno spazio pubblico grazie al collegamento al secondo accesso da via Garibaldi tramite una cordonata. Da un lato della corte, uno scalone monumentale, affrescato dal veneto Vincenzo Damini, conduce al percorso anulare che si snoda intorno alla corte e distribuisce gli ambienti – una sequenza di saloni di rappresentanza lungo la facciata sulla piazza, con volte affrescate e camini monumentali, e stanze più semplici sul lato di via Garibaldi – terminando nella cappella in miniatura, con cupola e lanterna. Al piano terra sono collocati la biglietteria e il bookshop, con arredi in ottone spazzolato che richiama l’oro dell’apostrofo usato come logo del nuovo museo.

Il cantiere è stato complesso. Sulle murature sono stati effettuati estesi interventi di cuci e scuci, integrati da iniezioni di malte ottimizzate e dall’inserimento di diatoni. Sono poi stati ricostruiti i solai, forniti di opportune tirantature. Le volte crollate sono state ripristinate con materiali e tecniche tradizionali ma rinforzate con fibre di carbonio, conservando le porzioni superstiti e i lacerti delle decorazioni pittoriche.

Nel salone più grande è stata riproposta, come memoria dell’originaria volta incannucciata completamente distrutta, una centinatura in listelli curvi di legno dipinti di bianco che lascia intravedere il tetto sovrastante a orditura lignea. Ampie vetrate sono state inserite sul ballatoio. Per i nuovi pavimenti è stata scelta pietra locale per i percorsi e graniglia di cemento per le stanze, prendendo a riferimento, rispettivamente, lo scalone e le finiture novecentesche. Tutti gli elementi dell’apparato decorativo, come i camini monumentali e i dipinti dello scalone, sono stati accuratamente restaurati.

La progettazione e l’attuazione dell’intervento di rifunzionalizzazione per la funzione museale è stata coordinata nell’ambito di un tavolo tecnico composto da Segretariato, Soprintendenza e MAXXI.

 

La mostra

In occasione dell’apertura un’interessante mostra, significativamente intitolata “Punto di equilibrio. Pensiero luce spazio da Toyo Ito a Ettore Spalletti” dai due curatori Bartolomeo Pietromarchi e Margherita Guccione, propone otto produzioni site specific e oltre 60 opere dalle collezioni di arte, architettura e fotografia del MAXXI.

Il percorso espositivo è aperto e chiuso da due maestri abruzzesi, Nunzio Di Stefano ed Ettore Spalletti, con due opere che appaiono radicate nella materia del palazzo e che reagiscono in modo sorprendente allo spazio che le accoglie. “Sospeso” (Di Stefano) è una coppia di strutture aeree formate da listelli ricurvi di legno combusto, montati in successione ritmica e conficcati nella volta della cordonata; la “Colonna nel vuoto, L’Aquila” (Spalletti) è piantata nello spazio più intimo del palazzo, la minuscola cappella, e allude alla connessione senza tempo tra terra e cielo, in una sorta di sintesi di tutti i temi che si dipanano nel percorso espositivo.

I soggetti e le azioni, cui tutte le opere riconducono in modo più o meno diretto, sono quelli risuonati negli ultimi dodici anni in tutte le riflessioni sulla distruzione e la ricostruzione dell’Aquila e del suo territorio: città, scavo, lacerazione, ricucitura, sguardo, tempo, eco, visione, scienza, geografia, paesaggio, luce

Il museo lancia una stimolante sfida, offrendo alla città l’opportunità di riannodare, grazie all’energia dell’arte, i fili della sua storia e di riappropriarsi della sua vocazione culturale attraverso la ricerca di un “Punto di equilibrio”.

 

Immagine di copertina: arazzo di William Kentridge nella Sala della voliera

 

Finanziamento: Governo Federazione Russa; Fondi Presidenza del Consiglio dei Ministri; Fondi MiBACT Piano Strategico Grandi Progetti a sostegno della rifunzionalizzazione e l’allestimento museale
Stazione appaltante: Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo, F. Magani; dal 2015 Segretariato regionale del Ministero della Cultura per l’Abruzzo: S. Gizzi, S. D’Amico, N. Macrì con la collaborazione di Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città dell’Aquila e dei Comuni del Cratere, A. Vittorini, A. Di Stefano
Progetto architettonico definitivo: G. Di Girolamo (corpo A), con il supporto scientifico di diversi dipartimenti universitari; A. Di Stefano (corpo B)
Progetto esecutivo: A. Lemme per l’A.T.I.
Imprese: A.T.I. ArcheoRes srl (capogruppo mandataria), MEG Costruzioni srl e MiMarcDirezione dei lavori: G. Di Girolamo, F. De Vitis, M. Marchetti, S. D’Amico
Responsabile scientifico del restauro delle opere d’arte: B. Colasacco
Progetto per il restauro, la rifunzionalizzazione e l’allestimento museale: F. De Vitis, C. Lufrano
Imprese: Consorzio Stabile Tottea; Opere OS2: Carnicelli Dario & Figli srl
Team della Fondazione MAXXI: S. La Pergola (Progetto di adeguamento funzionale a sede museale), C. Reale (progetto di allestimento e coordinamento tecnico), P. Mastracci (progetto illuminotecnica), P. Le Grazie, E. Pelosi (coordinamento generale)

 

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Last modified: 15 Giugno 2021