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Written by: Mosaico Progetti

Università: il Canton Ticino cresce ancora

Visita alle nuove sedi di USI e SUPSI a Mendrisio e Lugano, tra rivisitazioni del passato e genius loci

 

Il Canton Ticino sta vivendo una fase di significativo rinnovamento delle sedi universitarie, con l’inaugurazione del nuovo edificio per l’Università della Svizzera Italiana (USI) e per la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI) a Lugano, e di quello a Mendrisio per la SUPSI.

Fino a 25 anni fa il Cantone era privo di università, mentre oggi può offrire alla domanda di studi molte facoltà soprattutto scientifiche ed economico-sociali, oltre a quelle riferite alla costruzione, come l’Accademia di Architettura di Mendrisio. Il sistema universitario svizzero è organizzato in 10 atenei e 2 politecnici federali (a Zurigo e a Losanna). A queste scuole si aggiungono quelle professionali, che sono state promosse, circa vent’anni fa, al rango di università.

In Ticino, all’USI va aggiunta la SUPSI, che è una sorta di secondo ateneo articolato in diverse scuole riferite all’innovazione tecnologica, alla formazione degli operatori sociali, all’economia, oltre che alle costruzioni. In particolare, il Dipartimento composto da architettura, ingegneria civile, architettura di interni, comunicazione visiva e conservazione (DACD) è l’erede della Scuola Tecnica Superiore, che è stata una vera e propria scuola di eccellenza nella formazione dei tecnici dell’edilizia, anche a livello internazionale.

 

La nuova SUPSI di Mendrisio

Inaugurata il 22 marzo, la nuova sede ospita il DACD ed è stata progettata in seguito ad un concorso dallo studio ginevrino Bassi Carella Marello, fondato da Andrea Bassi.

Collocata sul bordo della ferrovia, la sua presenza è intenzionalmente concepita per essere vista da chi transita in treno. La ripetizione delle lunghe finestre conferisce ai fronti una geometria longitudinale portata alle estreme conseguenze. La “monotonia” della figura architettonica, che Hans Schmidt considerava una qualità artistica, ha assunto il carattere specifico del sito.

Varcato l’ingresso, l’interno è inaspettato e sorprendente. Il lungo piano inclinato è una promenade architecturale che collega tutti i livelli dell’edificio, si estende dal fronte sud al fronte nord e determina la formazione del grande spazio a tutt’altezza che separa le due fasce di aule e laboratori. La promenade e il suo grande spazio, ritmato dalle torri degli ascensori che ne interrompono la prospettiva, sono il nucleo espressivo di quest’opera.

La promenade è una strada urbana che penetra nell’edificio. La continua variazione della sua larghezza richiama le qualità spaziali dei nuclei storici cittadini. Il riferimento architettonico più evidente è la scala della Alte Pinakotek di Monaco di Baviera (eretta nel 1836 da Leo von Klenze), la cui immagine rappresenta iconicamente un caposaldo del classicismo. Anche qui la scala collega i livelli occupando uno spazio longitudinale esteso quanto l’edificio.

Rispetto ad altri edifici contemporanei costruiti intorno al collegamento verticale (come la Cooper Union University a New York, di Morphosis, oppure la Zürcher Hochschule der Künste a Zurigo, di EM2N), nei quali lo spazio della scala è circoscritto da pareti e non consente di cogliere con lo sguardo l’interezza della machine à abiter, qui lo spazio a tutt’altezza svela con trasparenza il suo funzionamento, rappresentando un’interpretazione contemporanea del carattere dell’edificio pubblico.

La sede è la realizzazione pienamente compiuta del Raumplan di Adolf Loos, che ha rotto in modo radicale la prevalenza della rappresentazione in pianta e ha reso necessaria quella in sezione. È un progetto colto, che mette in gioco numerosi riferimenti prelevati dal giacimento della memoria: la relazione forte con la storia alimenta le ragioni dell’edificio. La densità delle analogie viene distillata, producendo un esito formale comprensibile a tutti. Dopo Loos, nei luoghi dove si è affermata la versione più funzionalista del Movimento moderno, la scala ha perso rilievo spaziale e potenzialità espressiva, si è ridotta in congegno utile allo spostamento da un livello all’altro.

Il “realismo” di quest’opera, la sua capacità d’interpretare i bisogni contemporanei escludendo ogni invenzione arbitraria e la sua intellegibilità fanno appartenere pienamente l’edificio alla tradizione moderna dell’architettura ticinese.

 

Il nuovo edificio USI-SUPSI di Lugano

Mentre l’edificio di Mendrisio, situato su un terreno lungo e stretto davanti ai binari, distribuisce le aule in due fasce parallele separate al centro dallo spazio della rampa, il progetto di Lugano (di Simone Tocchetti e Luca Pessina, con un mandato anch’esso conferito in seguito a concorso) utilizza il generoso spazio quadrangolare situato sul bordo del torrente Cassarate, articolando le sue parti intorno ad una corte pedonale. Le situazioni oggettivamente differenti hanno guidato i progettisti a studiare impianti distributivi differenti.

A Lugano, diversamente che a Mendrisio, il transito del visitatore dalle strade cittadine verso una corte libera dall’ansia di possibili sorprese avviene in maniera distaccata e silenziosa attraverso i varchi ricavati al piano terra negli angoli dell’edificio. Le notevoli variazioni di altezza dell’edificio consentono d’intravedere il paesaggio interno quando si è ancora all’esterno e di prepararsi alla sua scoperta. Inoltre, la riproduzione identica dei fronti tra l’esterno cittadino e l’interno della corte offre sensazioni rassicuranti.

Per questo non si tratta di una vera e propria corte. Nella tradizione europea dei palazzi e dei conventi, infatti, la corte è generalmente caratterizzata da fronti differenti rispetto a quelli esterni. La loro opposizione provoca sensazioni differenti: il fronte esterno e pubblico è introverso e difensivo, quello interno è estroverso e aperto, funzionale alle attività specifiche di chi vi abita. Questo spazio, invece, è concepito per diventare un luogo pubblico come lo sono gli altri spazi urbani.

La fitta trama a scacchiera delle bucature dei fronti, ripetuta senza eccezioni sia all’esterno che all’interno, favorisce tale l’effetto. La trama conferisce ai fronti un aspetto non corrispondente ai canoni più consueti della parete piena bucata da aperture allineate, e provoca nel visitatore una sensazione di straniamento, un’atmosfera sospesa.

Collegato da un ponte al campus dell’USI, il nuovo insediamento è dotato di una forte autonomia rispetto al contesto, grazie alla simmetria doppia bilaterale della pianta. Tuttavia la sua astrattezza è compensata dagli ingressi angolari allo spazio interno che intercettano i percorsi pedonali connettendolo alla città.

I riferimenti dell’edificio di Lugano sono più complessi e più lontani dalle figure della storia del razionalismo europeo: la composizione a scacchiera dei fronti richiama figure degli edifici residenziali del cosiddetto modernismo socialista, a loro volta forse eredi dell’immagine della casa moscovita di Konstantin Melnikov, che con le sue bucature romboidali a scacchiera ha rotto con i canoni del funzionalismo centroeuropeo.

 

Il confronto

I due edifici risolvono lo stesso programma, formato da aule didattiche e laboratori, con atteggiamenti progettuali radicalmente diversi. La diversità, tuttavia, non è soltanto costituita dagli impianti distributivi. È l’esperienza sensoriale la grande differenza. A Lugano, l’avvicinamento dall’esterno verso lo spazio centrale e l’atmosfera che si vive stazionandovi favoriscono lo stato d’animo pacato e imperturbabile di chi deve dedicarsi alla ricerca scientifica. A Mendrisio, la risalita della promenade provoca una vera e propria tensione emozionale, prodotta dalla luce che cade dall’alto prima e dopo le torri, e che impronta di sé l’esperienza di tutti gli spazi.

Immagine di copertina: il nuovo edificio USI-SUPSI di Lugano (Simone Tocchetti e Luca Pessina)

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Last modified: 22 Aprile 2021