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Arianna PanarellaWritten by: Design Professione e Formazione

Marco Romanelli (1958-2021)

Progettista d’interni, designer e critico, ha contribuito alla divulgazione del mondo del design attraverso scritti e mostre

 

Di origini triestine ma cresciuto a Sanremo, Marco Romanelli si laurea in Architettura a Genova nel 1983 e nel 1986 apre il suo studio a Milano. Il suo denso lavoro si muove in diversi ambiti, ma ogni volta con la medesima dedizione e passione: dal giornalismo, al design, alla ricerca teorica e pratica sul progetto, alla curatela di mostre, all’insegnamento. È stato redattore di «Domus» (1986-94) e di «Abitare» (1995-2007), ha scritto per la rivista «Inventario» e ha collaborato al magazine del Salone del Mobile. Con la sua scrittura impeccabile ci ha raccontato tante storie sull’architettura degli interni e ci ha fatto conoscere meglio lo straordinario mondo del design.
Tra le molte pubblicazioni ricordiamo: Dichiarazione di interni, l’appartamento italiano tra il 1947 e il 1993, in «Rassegna» (n. 58, giugno 1994); Gio Ponti: A World (Abitare Segesta, 2002); Joe Colombo interior and lighting design (O luce, 2003); Bruno Munari: vietato l’ingresso agli addetti ai lavori (Corraini, 2008); Design: una storia italiana (Skira, 2011); Gino Sarfatti: opere scelte 1938-1973 (Silvana Editoriale, 2012); Il design italiano incontra il gioiello (Marsilio, 2013); Design Behind Design (Silvana Editoriale, 2016); Ritrovare Ico Parisi (Bellavite Editore, 2017); Tapio Wirkkala (Corraini, 2019).
Racconti che non sono rimasti solo su molte pagine, ma che si sono trasformati anche in occasioni progettuali e di divulgazione attraverso la curatela e l’allestimento di molte mostre, tra queste: la grande retrospettiva “Gio Ponti: A World” al Design Museum di Londra, al Nai di Rotterdam e alla Triennale di Milano (2002-03); “Il design della gioia” alla Triennale di Milano (con Alba Cappellieri, 2004);  la retrospettiva su Bruno Munari allo Shiodome di Tokyo (2008); la prima antologica sul lavoro di Gino Sarfatti alla Triennale di Milano (2012); la mostra “Design behind Design” al Museo diocesano (2016); la mostra “Ritrovare Ico Parisi” alla Villa Reale di Monza (2017); la prima antologica italiana su “Tapio Wirkkala” al Museo del vetro di Murano (2019).
È stato art director di aziende come Driade, O-Luce, Montina, Marazzi, Poltrona Frau, ed è stato autore, insieme con Marta Laudani, d’importanti progetti per alcune delle più note aziende dell’arredamento italiano ed internazionale. La grande esperienza lo ha portato anche ad essere membro dell’Osservatorio permanente del Design ADI, e a collaborare alla realizzazione del nuovo ADI Design Museum.
Del suo lavoro di progettista vanno ricordati molti raffinatissimi interni e progetti di architettura, ma anche i bellissimi disegni che li accompagnavano. Tra questi il recupero della palazzina Ferro China Bisleri a Milano (1984); il ristorante Nuvolari a Cuneo (1987); a Milano, casa Savinelli (1989), casa Gilli (1990), casa Marchetti (1990-92), casa Cocco-Borges (1993-5), casa Frattini (2002), il flag store Simonetta in via Manzoni (2003), casa Ricci-Di Filippo (2004), casa Borea (2005), casa Minetto-De Lange (2010); a Sanremo, casa Borea-Lombardi (1995-1997), casa Parise (2002), casa Borea-Cotellessa (2018-19); a Bordighera, villa Trucchi (2014-16). Su incarico di Fiat Engineering, con Laudani ha concepito il ripristino del “Museo della civiltà romana” all’EUR.
Romanelli ha lasciato un forte segno anche a chi lo ha conosciuto come docente, al Politecnico e allo IULM di Milano, perché aveva una grande capacità di coinvolgere e incuriosire il suo pubblico. Avere la fortuna di vedere un mostra con lui era una vera esperienza e un momento di arricchimento, perché sapeva farti vedere oltre. Ma più di tutto mancherà anche il suo immancabile sorriso e il suo buon umore con cui ti accoglieva sempre.

Immagine di copertina: Marco Romanelli ©Archiproducts

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Last modified: 17 Febbraio 2021