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Scritto da: Professione e Formazione

Da 150 anni Milano è come la vuole il Poli

Da 150 anni Milano è come la vuole il Poli

Nel 2013 il Politecnico di Milano celebra il 150° anniversario della propria fondazione
con una serie d’iniziative pensate per essere condivise con un ampio pubblico: dalla
comunità politecnica, al sistema di relazioni locali e internazionali che la coinvolgono
nei suoi diversi settori e luoghi di attività.
L’obiettivo è fare il punto sul ruolo che l’ateneo milanese ha giocato e potrà giocare non
solo nel campo della formazione, della ricerca, del trasferimento tecnologico e dell’innovazione,
ma anche nel mondo della cultura e delle arti. Quando si ripercorrono le principali vicende che hanno segnato la vita del Politecnico dal 1863 a oggi, risalta il suo ruolo di catalizzatore delle principali iniziative formative e divulgative in ambito tecnico scientifico, centro propulsore della ricerca applicata e luogo di sperimentazione e di prove al quale ricorre la produzione industriale
nei diversi campi delle ingegnerie, dell’architettura e del design. Del resto sin dalle origini il progetto formativo persegue due obiettivi: la stretta connessione tra scienze di base e insegnamento tecnico-applicativo già nei primi anni, sull’esempio dei principali politecnici europei; l’articolazione in settori tecnologici e di studio specialistici necessari per il progresso dell’economia e della società italiana.
Nel 1865 viene istituita la sezione di Architettura civile, che si avvale degli insegnamenti scientifici delle sezioni d’ingegneria, e di quelli di tipo artistico. La nuova sezione concretizza molti degli obiettivi che Camillo Boito aveva esposto prendendo posizione nel dibattito sullo «stile nazionale»: la formazione di un architetto che sia insieme artista e costruttore, in grado di realizzare opere che siano espressione di bisogni attuali ma fondate sullo studio delle architetture del passato.
Nei decenni a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento saranno allievi del Politecnico a progettare e costruire le nuove attrezzature della Milano moderna.
Dopo la prima Guerra mondiale, sullo sfondo della crisi economica e politica e delle gravi
tensioni sociali che sfoceranno nel fascismo, il Politecnico potenzia la propria attività di ricerca nei settori strategici dell’industria elettrica, siderurgica, chimica, aeronautica ma anche delle costruzioni, gettando le basi per le affermazioni internazionali del secondo dopoguerra che culmineranno con il Nobel a Giulio Natta nel 1963 per la scoperta della molecola del polipropilene.
Negli anni venti e trenta, l’architettura (tra Novecento e Razionalismo), l’urbanistica e il restauro sono i settori nei quali docenti e laureati del Politecnico svolgono un ruolo centrale nelle trasformazioni di Milano e nel dibattito sull’architettura. Al concorso per il piano regolatore della città, nel 1926, i primi tre premi sono vinti dai gruppi guidati da Piero Portaluppi, Giovanni Muzio e Cesare Chiodi, laureati e docenti a Milano. Luca Beltrami, Gaetano Moretti, Ambrogio Annoni fanno parte della Soprintendenza. Sono questi gli anni in
cui si prepara l’affermazione della cultura architettonica e del design italiani degli anni cinquanta e sessanta, attraverso l’opera di Franco Albini, Bbpr, Figini e Pollini, Ignazio
Gardella, Vico Magistretti, Gio Ponti, Marco Zanuso e numerosi altri.
Nel 1938, le leggi razziali si abbattono anche sul Politecnico. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, nel 1940, di fronte alla crisi morale, istituzionale ed economica che caratterizzano gli ultimi anni del fascismo, incomincia a formarsi quel movimento d’idee che prepara l’impegno civile e in qualche caso politico di una parte delle élite formatesi al Politecnico nella Resistenza e, successivamente, nella ricostruzione.
Nel secondo dopoguerra, durante quello che è stato definito il miracolo economico italiano, più evidente diventa l’impegno a produrre innovazione da parte di tutti i settori politecnici. Accanto a quelli già citati, assumono rilevanza l’ingegneria nucleare (con il fondamentale contributo di
Mario Silvestri, viene potenziato il Cesnef, fondato nel 1957, e costruito il primo reattore
dedicato alla ricerca e alla formazione), l’elettronica e l’informazione (grazie all’impegno di Gino Cassinis, il primo calcolatore entra in funzione nel 1954). S’intensificano le relazioni con il mondo della produzione, sia attraverso il coinvolgimento di docenti dell’Ateneo nella direzione dei centri di ricerca industriale, sia attraverso la partecipazione di alcune imprese alla politica culturale didattica del Politecnico. Nel recinto e nei padiglioni di piazza Leonardo
da Vinci la ricerca e la formazione si perfezionano, aprendosi alle sollecitazioni che
giungono dal mondo esterno e contribuendo in modo sostanziale all’innovazione e all’affermazione di Milano e dell’Italia nel contesto produttivo e culturale internazionale.
Nel 2006 il Politecnico di Milano e quello di Torino hanno istituito insieme alla
Tongji University di Shanghai la prima università italo-cinese.

Il Politecnico celebra il suo 150° con un intero anno di eventi, seminari e convegni, spettacoli teatrali, mostre, laboratori, lezioni e incontri a tema con la partecipazione di prestigiose istituzioni culturali milanesi. Tra le mostre da non perdere: «Tech Stories» diretta da Federico
Bucci e Luisa Collina e curata da Sara Protasoni, Edoardo Rovida e Beppe Finessi (Museo nazionale della scienza e della tecnologia, dal 15 maggio al 10 dicembre).

Il programma di tutte le mostre e le conferenze



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Last modified: 18 Luglio 2015