Gli italiani sono nati con il buongusto nel sangue, non hanno consapevolezza delle proprie fortune e hanno sempre prodotto oggetti di qualità, «firmando» i propri manufatti: basti pensare che larmaiolo Lazzarino Cominazzi marcava col proprio nome le canne delle armi di sua produzione già nel xvii secolo.
Non è quindi strano che un architetto e designer deccezione come Carlo Mollino (Torino, 1905-1973) abbia dovuto attendere tempi recenti per essere riconosciuto a livello internazionale come uno dei più geniali progettisti di arredi. Solo nel 2005 il martelletto del battitore dasta, unico reale termometro a stabilire leffettivo valore degli artisti, sanciva da Christies New York il record di 3,824 milioni di dollari per il tavolo su cavalletti in quercia con ripiano di vetro realizzato nel 1949 per la casa torinese dello scrittore e giornalista Vladi Oregno (per cui Mollino progetta e realizza anche il famoso «Arabesco» in compensato curvato: battuto, sempre da Christies New York, nel 2008 per 1,3145 milioni di dollari). Ovviamente lacquirente non era un italiano, bensì il collezionista greco Dakis Joannou, già dotato di fondazione darte contemporanea e potente attore della scena internazionale. Da allora la fortuna di Mollino è stata esponenziale, e quasi sempre fuori dai nostri confini. Anche i suoi ormai famosi scatti Polaroid hanno un buon giro daffari, sia pur non paragonabile a quello degli arredi. Ultimo, ma non ultimo, un tavolino da caffé del 1950 è stato venduto il 15 dicembre 2011 da Wright, casa daste americana, per 206.500 dollari.
Gli anni cinquanta sono un po lepoca doro per il design dautore, e Mollino è spesso in compagnia di colleghi francesi come Jean Prouvé (1901-1984) e Charlotte Perriand (1903-1999), tra laltro vincenti nei pezzi realizzati a quattro mani, come nel caso di un tavolo in legno e acciaio laccato con luci incorporate per la Maison de letudiant alla Cité universitaire di Parigi (1951) battuto da Christies New York il 14 dicembre 2010 per 812.500 dollari.
La scena è in ogni caso dominata da italiani e francesi: a seguire il terzetto nei top lot degli ultimi sette anni troviamo il franco-svizzero Le Corbusier (1887-1965) e litaliano Joe Colombo (1930-1971). La casa daste francese Artcurial-Briest-Poulain-F.Tajan riporta ad esempio la vendita nel 2010 del tavolo dei ministri per Chandigarh (India, 1958) per 143.046 euro, seguito a ruota da una lampada (1951), aggiudicata a 136.850 euro. Gli sgabelli della serie «Birillo» di Joe Colombo (3 oggetti del 1971) erano stati battuti da Wright nel 2007 per 144.000 dollari. Da notare che la stima di partenza era compresa tra i 5 e i 7.000 dollari.
Tra i fattori che hanno determinato la fortuna di questi maestri, e a seguire di altri designer, è stata la diversa posizione nei confronti del design, soprattutto allestero e specialmente in America, e qui ci si riallaccia a quanto detto sopra. In Italia la cultura del design ci appartiene e ha fatto sì che gli oggetti darredo disegnati da architetti e designer venissero da subito considerati prodotto (perfino Mollino a suo tempo) e come tali acquistabili. In America fino a tempi molto recenti ci si affidava a interior decorators che si facevano carico in toto dellarredamento, spesso ricorrendo ad artigiani-collaboratori. Il mercato era molto ridotto e anche a New York pochi esclusivi negozi offrivano pezzi dautore. Poi è arrivata Design Miami, fiera mercato dedicata al design da collezione e sorella di Art Basel Miami, che ha alzato lasticella. Coincidenza: era il 2005, anno del record per il tavolo di Mollino. Design Miami ha avuto un ruolo di capitale importanza per il mercato e il collezionismo americano, raccogliendo gallerie internazionali di design che offrono pezzi unici di arredi, illuminazione e oggetti darte ad altissimo livello.
A quel punto sono emerse altre star, e ancora una volta gli italiani sono stati tra i più apprezzati. Gio Ponti, Franco Albini, e i più recenti Gabriella Crespi e Gaetano Pesce tra gli altri. Lofferta di pezzi unici o edizioni contemporanee di pochi esemplari, al massimo otto o nove, ha avvicinato il mercato del design a quello dellarte. Nel 2006 per Design Miami la star australiana Mark Newson produsse 12 Chop Top tables che, si racconta, vennero vendute nel giro di 20 minuti per circa 170.000 dollari. Come nel mondo delle aste: una poltrona di Newson, la Lockheed Lounge chair, edizione di tre esemplari, fu venduta nel 2006 per 968.000 dollari da Sothebys e per 1,1 milioni di sterline nel 2009 allasta di Phillips de Pury & Company.
Da Mollino a Newson, il design è diventato da collezione.
(Visited 171 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Nuno Grande: Porto, ritorno al futuro 29 Aprile 2026
- Matadouro, infrastruttura sociale: rigenera e riconnette 29 Aprile 2026
- Lucio Costa e l’archivio al di là dell’Oceano 29 Aprile 2026
- Bologna, lo spazio dell’urbanistica 28 Aprile 2026
- Proprietà intellettuale: servono crescita e riforme 28 Aprile 2026
- Progettare nel cambiamento climatico: Mantovarchitettura fa 13 28 Aprile 2026
- Cemento come infrastruttura culturale 27 Aprile 2026
- Carla Morogallo: la Design Week non sia un eventificio 24 Aprile 2026
- Venezia esagera: per la Biennale Arte più di 150 mostre 22 Aprile 2026
- Un patto per i patrimoni: l’Agenzia del Demanio e i Piani città 22 Aprile 2026
- New Design for a New World, l’invisibile in mostra 22 Aprile 2026
- Modena ricorda Ada Defez: progetti politici 20 Aprile 2026
- Max Bill, la bellezza concreta del colore 19 Aprile 2026
- Speciale Giornata mondiale dell’acqua 2026 15 Aprile 2026
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
bologna
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
fiere
firenze
fotografia
francia
germania
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
Pianificazione
premi
recupero
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
Ri_visitati
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















