«Dymaxion»: unione fra dinamismo ed efficienza. Era questo il neologismo coniato da Richard Buckminster Fuller per teorizzare la sua ideologia tecnocratica condensata nella Dymaxion House del 1927. Seguace di questa teoria è lo studio danese PinkCloud, il quale propone una curiosa idea di riconversione degli sferici silos di stoccaggio degli idrocarburi, circa 49.000 sparsi nel mondo. La proposta nasce da previsioni di esaurimento dei combustibili fossili, che sancirebbero il graduale inutilizzo e il conseguente riuso del 30% di questo patrimonio entro il 2030. Serialità, prefabbricazione ed economicità, piegate allobiettivo del contenimento energetico, sono le parole chiave cui ricorre il team danese. I silos, smontati in parti, vengono chimicamente bonificati in situ e le pareti incise per ricavarne superfici finestrate e balconate. Allinvolucro attuale è prevista laggiunta di una facciata ventilata che ospiterà isolamento termico, pannelli fotovoltaici e collettori per lacqua piovana. Verranno ricavati tre piani a pianta circolare, equivalenti ad altrettante unità abitative (da 90, 180 e 225 mq) per 12 residenti totali, servite da un ascensore centrale e da una sorta di «promenade architecturale» esterna che porta al tetto-giardino. Costi: da 50.000 dollari per 90 mq a 100.000 dollari per 225 mq. Nonostante le teorie di bonifica dei silos, permangono comunque interrogativi sullottenuta salubrità degli ambienti e incognite legate ad eventuali esalazioni che potrebbero rilasciare nel tempo. Dato che è la prima ipotesi di riuso di tali strutture, è bene procedere con cautela e valutarne ipotetici rischi, come lattuale sentenza sullEternit insegna. Da chiarire resta anche la traspirabilità dellinvolucro edilizio, teorema della bioedilizia ma negato in questa soluzione, in cui i silos sono volutamente a tenuta stagna per le esigenze costruttive e funzionali da cui derivano. È un punto interrogativo che non vuol essere un sillogismo, ma unipotesi, comunque abitativa.
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