La sesta sezione del Consiglio di Stato ha sollevato dubbi sulla legittimità costituzionale dellattuale sistema di accesso alle facoltà il cui numero programmato è regolato a livello nazionale dal Miur (Medicina e chirurgia, Odontoiatria, Veterinaria, Professioni sanitarie), e a tutti i corsi direttamente finalizzati alla formazione di architetto (il cui esame di ammissione è fissato per giovedì 6 settembre dalle ore 11). La questione nasce nel 2007 in seguito al ricorso al Tar dellEmilia-Romagna di un gruppo di partecipanti esclusi dalla graduatoria di Medicina e chirurgia di Bologna che portò alla revisione di due quesiti e alla ripetizione del test a Catanzaro. Dopo la bocciatura, i ricorrenti si rivolsero al Consiglio di Stato che il 18 giugno ha depositato unordinanza (n. 3.541) in cui, respingendo le richieste avanzate, ha tuttavia osservato come, a fronte di una prova unica nazionale, «lammissione non dipende dal merito del candidato ma da fattori casuali legati al numero di posti disponibili e al numero di concorrenti presso ciascun Ateneo. Che, significando ad esempio punteggi minimi diversi per laccesso agli stessi corsi in funzione della sede del test, va contro la logica del concorso unico nazionale. Mentre quindi la palla passa alla Corte costituzionale, dal Miur gli annuali decreti che fissano le modalità di svolgimento dei test di accesso e i numeri chiusi (n.ri dal 196 al 201 del 28 giugno) ampliano la «sperimentazione» che aggrega territorialmente le sedi, intervenendo in modo consistente solo nei corsi in Medicina e chirurgia e in Odontoiatria e protesi dentaria, mentre per Architettura conferma laggregazione solo tra Napoli Federico II e Salerno. Si andrà quindi verso ununica prova nazionale e ununica graduatoria?
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