Alla fine, tra polemiche, revisioni e correzioni, la riforma del lavoro firmata dalla ministra Elsa Fornero è stata approvata, con un voto di fiducia, ed è legge (n. 92 del 28 giugno) che entra in vigore il 18 luglio. Per le partite Iva, universo multi sfaccettato che racchiude una percentuale di lavoratori sempre più cospicua e pochissimo conosciuta perché poco studiata, che cosa cambia? Nel complesso vale quanto già riportato su queste pagine nello scorso numero: le partite Iva monocommittente saranno a obbligo di assunzione come co.co.co. alla compresenza di due tra le tre condizioni durata della collaborazione superiore a 8 mesi, corrispettivo incassato superiore all80% dei guadagni percepiti nellanno solare, disposizione di una postazione fissa presso il committente. Sono esclusi: i lavoratori dalle competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi o da capacità tecnico-pratiche acquisite tramite rilevanti esperienze con redditi superiori ai 18.000 euro; gli iscritti agli Ordini la cui collaborazione «sia riconducibile alle attività professionali intellettuali per lesercizio delle quali è necessaria liscrizione in appositi albi professionali». Esclusi quindi lestensione delle tutele e laccesso agli ammortizzatori sociali, rimane lammorbidimento delle condizioni iniziali che potrebbe riguardare anche gli architetti, visto che lelenco di attività professionali escluse sarà definito da un decreto da emanarsi entro tre mesi. Ma la semplificazione apportata da tre condizioni e due corollari è troppa per una realtà così complessa: è molto difficile distinguere tra partita iva «vera» e «finta» soprattutto in questa crisi con redditi bassi e che possono variare sensibilmente da un anno allaltro senza potere fare previsioni credibili sul futuro. Inoltre, in caso di trasformazione dei collaboratori a partita Iva degli studi professionali in co.co.co, chi vigilerà che tutto non si trasformi in un ribaltamento dei maggiori oneri previdenziali (generati dal passaggio verso la decisamente più esosa Gestione separata Inps) sulla parte più debole, che avrà redditi, e pensioni, ancora più bassi? Forse per questo, il Parlamento già sta pensando a ulteriori correttivi, tra cui lestensione del periodo valutativo da uno a due anni solari e il rinvio di un anno dellinnalzamento dellaliquota Gestione separata Inps (che dovrebbe passare dal 27% al 33% nel 2013).
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