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Scritto da: Città e Territorio

Lesionati anche i monumenti della bonifica

Lesionati anche i monumenti della bonifica

Tra il patrimonio storico gravemente danneggiato, bisogna purtroppo elencare anche le architetture d’ingegneria idraulica, già non adeguatamente conosciute e valorizzate, che hanno costruito la ricchezza dei paesaggi agricoli del Novecento. Sono i manufatti appartenenti a molti Consorzi di bonifica, tra cui quello dell’Emilia Centrale. Imponenti landmark che interrompono l’orizzontalità della Pianura padana per salvarne le terre dalla minaccia idraulica. Ebbene, alcune di queste macchine, capolavori d’ingegneria per decenni, garanzia contro alluvioni ed esondazioni, ottimizzatori agronomici del suolo, sono oggi inagibili.
Il nodo di Mondine a Moglia (Mantova; nelle foto), che da sempre costituisce un momento strategico per tutto il comprensorio, è il complesso più lesionato. L’impianto, uno dei più estesi della penisola assieme a quello di San Siro, anch’esso parzialmente danneggiato, comprende importanti manufatti stilisticamente affini, edificati nei primi decenni del Novecento (una chiavica emissaria, un magazzino, la chiavica Gerra e, poco più in là, la splendida Botte San Prospero ora gravemente lesionata), che conservavano, al di là dell’importanza storica e degli stilemi architettonici, un insostituibile ruolo di salvaguardia del territorio. L’esempio più eclatante è costituito dalla grande idrovora di Mondine: eretta in periodo littorio, è un’immensa «cattedrale idraulica» dal gusto eclettico e storicista con vaghe assonanze Déco. Inaugurata nel 1922 dal re Vittorio Emanuele III in persona, fino a un mese fa vi confluivano le acque di scolo di una superficie di 50.000 ettari, per la sicurezza idraulica e l’irrigazione del territorio più produttivo d’Italia. Un moderno edificio dalla funzionalità caratteristica delle grandi opere europee d’inizio XX secolo, con apparati decorativi che si avvicinano a una classicità tutta italiana e a tratti rurale, esaltata da Giuseppe Pagano alla VI Triennale del 1936. L’attuale inagibilità dell’elegante sala con le cinque enormi pompe centrifughe Riva del 1923 e il costosissimo, si spera non troppo lento, recupero dell’intero manufatto, non solo priva del sistema scolante e irriguo le comunità del modenese e mantovano, ma fa anche temere un’inesorabile dimenticanza di tutti quei monumenti che finora hanno operato in modo invisibile, ma necessario.
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Last modified: 20 Luglio 2015