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Scritto da: Progetti

Puglisi: lo abbiamo restaurato perché aveva 500 anni di storia e per sottrarlo ai palazzinari

Catterina Seia ha intervistato Giovanni Puglisi, presidente della Fondazione Sicilia (già Banco di Sicilia)
In tempi congiunturalmente complessi, la Fondazione Banco di Sicilia apre un museo. Perché?
Il primo punto: è un palazzo con una storia di oltre 500 anni, si trova nel centro storico di Palermo e ha svolto nel tempo una funzione sociale e culturale, prima di essere stato sede, negli ultimi anni, della Cassa di Risparmio prima e del Banco di Sicilia poi, che l’hanno adeguata alle loro funzioni facendone scempio. È un palazzo significativo per la storia urbanistica della città che è stato violato, come accaduto frequentemente negli ultimi 200 anni ai nostri centri storici, non considerati perle ma luoghi da adattare a chi si succedeva nel tempo. Il secondo punto: il «pretesto storico» (per citare Polibio), consiste nel fatto che l’edificio che era finito nella disponibilità di Capitalia, così come la sede della Fondazione Villa Zito. Per evitare che fosse annegato nel patrimonio di Capitalia Leasing e venduto poi a qualche palazzinaro che ne avrebbe fatto un albergo, la Fondazione ha deliberato l’acquisto per 6 milioni. È il primo atto che ho compiuto da Presidente, il 30 dicembre 2005, chiudendo un’attività preparatoria che avevo seguito da vice presidente. Immediatamente abbiamo affidato i lavori a Gae Aulenti, al suo primo incarico in Sicilia.
Perché Gae Aulenti?
Sono rimasto incantato, oltre che dalla storia e dalle capacità di questa donna, dal recupero della Gare d’Orsay a Parigi, trasformata da stazione in gioiello d’organizzazione museale. Ritenevo che Palazzo Branciforte meritasse un destino analogo. I lavori sono stati realizzati a tempo record per un centro storico e per di più a Palermo: tra progetto di restauro, autorizzazioni e scelta dell’impresa siamo partiti a cavallo tra 2007 e 2008 e in poco più di tre anni abbiamo portato a termine l’imponente operazione, sia per le dimensioni che per profondità d’intervento.
A quanto ammontano i costi e quale sarà la destinazione?
Dal punto dei vista dei costi ritengo che sia un’operazione assolutamente esemplare. Si attestano sui 28 milioni, di cui 20 per il restauro. Una parte minimale del palazzo ospiterà la nostra sede, che prevalentemente sarà un grande circuito culturale: per la prima volta esporremo tutte le nostre collezioni tranne quella pittorica che, con tutte le opere del Banco di Sicilia che erano sparse per il mondo, sarà ospitata nella pinacoteca della nostra attuale sede di Villa Zito. A Palazzo Branciforte presenteremo per la prima volta 4.000 pezzi archeologici (a oggi, ne erano visibili 700), le preziose collezioni di numismatica, filatelia, stampe, disegni e bronzi. Abbiamo anche recuperato il grande complesso ligneo dell’Edificio del Monte, un luogo di memoria impressionante, un unicum al mondo, in cui la povera gente portava le lenzuola in pegno. Abbiamo restituito un bene culturale che riconsegna un respiro al polmone del centro storico e riporta alla gente la ricchezza di un patrimonio artistico finora inaccessibile.
Una risposta a chi dice che la Fondazione non interviene a favore dei musei in apnea come il Riso, o per dare una destinazione ai restauri, come per i Cantieri della Zisa…
Si tratta di due questioni differenti. La prima: noi apriamo il nostro museo e ci occupiamo del futuro. Non vogliamo un monumento, una struttura morta, come tante, dopo sei mesi. Abbiamo affidato la gestione di Palazzo Branciforte a Civita Sicilia, la società di cui siamo soci e con la quale definiamo la strategia d’intervento. Inauguriamo con una prima partnership, con il Gambero Rosso, per un centro di formazione. L’operazione è rivolta in primis ai siciliani, ma rientra immediatamente in un circuito turistico integrato. E nel palazzo coinvolgeremo i giovani migliori dell’isola, con laurea magistrale in discipline afferenti i beni culturali. La seconda: la valorizzazione della rete museale di Palermo è innanzitutto un diritto/dovere delle istituzioni locali; anche noi siamo pronti a fare la nostra parte. Il nodo è sempre lo stesso: le priorità della politica! Noi facciamo solo promozione della cultura.

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Last modified: 9 Luglio 2015