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Londra delude sulla casa

Londra delude sulla casa

La mostra «A Place to Call Home: Where we live and why», visitabile al Riba di Londra fino al 28 aprile, offre una panoramica concisa, e un po’ scontata, sul tema dell’abitazione in Gran Bretagna dal Seicento a oggi. Si procede in sequenza cronologica dalla nascita della town home georgiana fino alle tendenze più recenti di rigenerazione urbana ispirata a modelli continentali europei (con risultati spesso modesti), passando per l’espansione suburbana dell’era vittoriana e le esperienze novecentesche di housing pubblico e privato. Lo scopo dichiarato è rivisitare il tema della casa, presunta «ossessione popolare» britannica, guardando all’abitare quotidiano anziché all’architettura eccelsa. I modelli abitativi più influenti sono illustrati accanto a esempi delle loro successive contaminazioni, spesso dettate da logiche speculative. Se l’idea è accattivante, l’allestimento delude però nei contenuti. L’intento lodevole di trattare un tema popolare in modo accessibile al grande pubblico si traduce in una lettura semplicistica che non risponde al quesito ambizioso del titolo. In mancanza di un discorso critico di fondo, la mole d’immagini affastellate sui pannelli appare caotica e, a volte, puramente decorativa. Volutamente o meno, l’affollamento espositivo rispecchia in qualche modo la penuria di spazi abitativi nel Regno Unito, denunciata dalla recente campagna lanciata dal Riba in favore di nuovi standard (uno studio del 2011 dal titolo «The Case for Space» ha infatti rivelato che migliaia di alloggi non rispettano i requisiti minimi di abitabilità). È l’onda lunga della privatizzazione introdotta da Margaret Thatcher negli anni ottanta, quando si vanificarono gli sforzi compiuti nel secondo dopoguerra per introdurre standard minimi, culminati nel cruciale rapporto stilato dal Parker Morris Committee nel 1961. La mostra, che è inoltre arricchita da un folto programma di lezioni, film e piccole mostre parallele, ha il pregio di ribadire come il mercato immobiliare, motore principale dell’economia urbana, abbia via via snaturato anche gli esperimenti più avanzati di edilizia sociale, come le esperienze di council housing degli anni sessanta che oggi appaiono lontanissime.

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Last modified: 20 Luglio 2015