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Scritto da: Città e Territorio

Grandi manovre e grandi litigi a Parigi

Grandi manovre e grandi litigi a Parigi

Parigi. Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali e poi amministrative in Francia è salita considerevolmente, nelle ultime settimane, la tensione politica attorno al futuro assetto della capitale francese e della sua regione. È infatti ormai dimenticato lo spirito di conciliazione dimostrato da Stato e Regione nelle precedenti fasi di definizione del progetto presidenziale del Grand Paris, delle sue linee di trasporto pubblico e delle zone di urbanizzazione previste attorno alle future stazioni e affidate alla Société du Grand Paris. Nel gennaio 2011 era stato trovato un accordo tra Stato e Regione, consistente nella fusione dei progetti di metropolitana ad anello attraverso le periferie del Grand Paris (statale) e dell’Arc Express (regionale), sotto forma di Grand Paris Express, comprendente 144 km di nuove linee, metà in superficie e metà in galleria. Maurice Leroy, ministro della Città, e Etienne Guyot, presidente del direttorio della società del Grand Paris, hanno da poco lanciato le prime inchieste di utilità pubblica e, per segmenti, sono partiti i primi studi tecnici a Est di Parigi, attorno alla stazione di Noisy-Champs.
Ma, se questo fronte sembra ora calmo e quasi oggetto di consenso (le polemiche torneranno sicuramente con l’annuncio dei tracciati precisi) è invece guerra aperta tra Governo e Municipalità. C’è per esempio il fatto che il sindaco Delanoë sta manovrando per trasformare l’oggetto istituzionale finora poco definito di Paris Métropole in vera e propria macchina anti-Grand Paris (e cioè anti-Sarkozy). Paris Métropole ha finora funzionato, sotto la guida dell’assessore comunista Pierre Mansat, come una specie di think-tank destinato a testare idee sull’evoluzione dei rapporti tra la città e le banlieues. Adesso invece Delanoë intende farne la base di una «nuova tappa democratica», con la costituzione di una vera e propria autorità metropolitana nella quale, ovviamente, il Comune di Parigi sarebbe dominante. Ci sono anche le ambizioni del primo ministro Fillon di trovare un rilancio della propria carriera dopo una possibile disfatta di Sarkozy: ogni argomento o decisione diventa oggetto di forti conflitti e sonore polemiche. Ultimo esempio: le sponde della Senna, per le quali, il 12 gennaio scorso, Fillon ha chiesto ai servizi statali del porto autonomo di Parigi, competente per il fiume, e della prefettura di polizia, competente per la mobilità viaria nella capitale, di bloccare un progetto municipale che rappresenta, nella scia di «Paris-Plage», l’emblema della visione di Delanoë per la capitale: una città che lotta contro il traffico e riscopre il proprio fiume. Quasi immediata la risposta: il 7 febbraio, il Consiglio di Parigi ha emesso un avviso negativo sul progetto statale di costruire la nuova sede del ministero della Difesa nel quartiere di Balard: Delanoë esige d’includervi 500 alloggi. Con le imminenti campagne elettorali, la situazione non può che bloccarsi ulteriormente.
Intanto, nel cuore della capitale prosegue il cantiere di demolizione delle Halles. Ma anche qui nulla va liscio. Dopo che David Mangin aveva vinto nel 2004 il concorso di ristrutturazione dell’enorme centro commerciale sotterraneo, snodo delle linee metropolitane e regionali (battendo niente meno che Nouvel, Koolhaas e Mvrdv, proprio grazie alla malleabilità del progetto); e dopo che nel 2007 Patrick Berger e Jacques Anziutti avevano vinto il concorso per la sistemazione della superficie, nel 2010 è iniziata la demolizione dei padiglioni. Tuttavia, nel 2011 un tribunale aveva bloccato il progetto Berger-Anziutti per via di una modifica illegale del contratto iniziale, con 28% di aumento dei costi: il cuore di Parigi si sta trasformando giorno dopo giorno senza che si sappia veramente dove si va.
In questo contesto è stata appena inaugurata la nuova mostra permanente del Pavillon de l’Arsenal, vetrina dell’urbanistica municipale: si confronta, in maniera didattica e al contempo assai stimolante ma niente affatto neutrale, se vista rispetto alle attuali polemiche istituzionali, con l’oggetto metropoli (e non più Parigi-centro): tutto un programma. Nucleo del nuovo allestimento, che presenta su più di 800 mq numerosi documenti d’archivio, fotografie e analisi sulla storia urbanistica (nella migliore tradizione di questo luogo ormai da quasi 25 anni), s’impone il modello digitale di 37 mq, sviluppato in collaborazione con Google e JCDecaux, che restituisce una visione di Parigi e della sua metropoli nel 2020: risposta spettacolare alla mostra statale del Grand Paris. L’ideatore Alexandre Labasse è appena stato nominato nuovo direttore generale dell’Arsenal da Anne Hidalgo, vice-sindachessa e probabile candidata socialista alla successione di Delanoë.
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Last modified: 20 Luglio 2015