Dna.Italia, «il primo market-place per la valorizzazione e gestione del patrimonio» ha chiuso la sua seconda edizione (3-5 novembre) al Lingotto con 5.834 visitatori. Lobiettivo era ambizioso: in un momento storico in cui la versatilità non è più un vezzo ma unesigenza, i Beni culturali devono essere sì conservati, ma anche essere in grado di comunicare con la posterità, e di mantenersi da soli. La volontà forte è stata allora quella di «mettere in rete» gli operatori del settore a tutti i livelli, per facilitare contatti e interscambi: non solo tramite la mostra vera e propria, ma anche in maniera attiva, con lallestimento di uno spazio b2b dove organizzare incontri diretti fra i partecipanti. Levento torinese svela nel programma e nellorganizzazione la sua anima poliedrica: tre temi per tre giorni («Città tra storia e innovazione», «Beni immobili e mobili. Riqualificazione, tutela e gestione del patrimonio», «Paesaggio, verde e ambiente»), in un florilegio di conferenze e workshop incentrati sui vari aspetti della gestione del bene culturale, con la partecipazione di oltre 300 studiosi ed esperti. Scelto come sede dei convegni nazionali di Ance e Assorestauro, il salone ha ospitato 60 eventi, facendo da vetrina al lavoro di numerose istituzioni e attirando anche molti giovani, con il corso di dottorato sul Virtual Cultural Heritage (organizzato dal Politecnico di Torino e da Mimos – Movimento italiano modellazione e simulazione) e la presentazione dellistallazione video «Architetture della memoria» da parte del regista israeliano Amos Gitai. La parte espositiva presentava una curiosa promiscuità fra i temi più disparati (dalla grafica digitale avanzata alle tecniche di climatizzazione compatibili, dalla conservazione del paesaggio rurale agli strumenti laser per il restauro; registrata anche la presenza di falconi
– vivi! – in uno spazio dedicato alla disinfestazione dai piccioni). Non è chiaro quanto ciò sia stato voluto, e quanto dovuto al numero di espositori ancora limitato (circa 190, fra associazioni, imprese, professionisti e istituzioni); certamente una distribuzione per categorie sarebbe stata possibile solo con un numero di stand più cospicuo. Ma questa, più che una critica, è un augurio per la prossima edizione.
(Visited 67 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Ludovica Molo: autonomia del progetto e cura dei luoghi 16 Settembre 2026
- Costruire Cultura: dialoghi su architettura, città e innovazione 16 Settembre 2026
- Il gres porcellanato nelle architetture residenziali contemporanee: una scelta di qualità 16 Settembre 2026
- La nuova Capanna Carrel al Cervino: le sfide del progetto e del cantiere 15 Settembre 2026
- La torre del presidente 15 Settembre 2026
- Ticino, attraverso la storia materiale del costruito 15 Settembre 2026
- Polvere, macerie, progetti, ricostruzione 14 Settembre 2026
- Milano, nello studentato più discusso d’Italia 9 Settembre 2026
- Canton Ticino: prendersi cura del territorio. Insieme 9 Settembre 2026
- Elia Zenghelis (1937-2026) 8 Settembre 2026
- Natura e clima: 800 anni di lezione francescana 8 Settembre 2026
- Quando si progettava il welfare: Pesaro ricorda Carlo Aymonino 7 Settembre 2026
- La montagna che non è più: un dramma senza fine 7 Settembre 2026
- Dall’idea al catalogo: come nasce una slot online e come arriva sui portali autorizzati 2 Settembre 2026
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata



















