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Scritto da: Professione e Formazione

Uia 2011: Molti visitatori ma poche archistar

Tokyo. L’11 marzo 2011 è la data che ha cambiato il modo di vivere e pensare in Giappone e non poteva non influenzare anche quello degli architetti. Dopo la devastazione causata dal terremoto (con conseguente maremoto) nella regione del Tohoku, uno dei più potenti mai misurati in Giappone, il tema principale di Uia 2011 Tokyo – il XXIV Congresso mondiale di Architettura svoltosi nella capitale nipponica dal 25 settembre al 1° ottobre – è stato infatti modificato aggiungendo allo slogan «Design 2050» la frase «Beyond Disasters, through Solidarity, towards Sustainability». E prevenzione, ricostruzione, solidarietà sociale e sostenibilità hanno infatti caratterizzato quasi l’intero programma del congresso.
A sottolineare l’impegno formale su questi temi, non soltanto dell’Uia ma anche delle autorità intervenute, la cerimonia di inaugurazione si è aperta con la proiezione di circa 30 immagini delle aree colpite dal disastro ed è stata caratterizzata dalla presenza sul palco dell’imperatore e dell’imperatrice del Giappone, Akihito e Michiko. Durante la cerimonia, gli slogan sulla sicurezza e l’ambiente enunciati dal viceministro delle Costruzioni, territorio, infrastrutture, trasporti e turismo e le belle parole del governatore di Tokyo, Shintaro Ishihara, sulla sensibilità speciale dei giapponesi nei confronti della natura sono state accolte forse con un po’ di scetticismo, visto che la lentezza delle autorità nazionali nella risposta all’emergenza e le misure recentemente adottate dal governo di Tokyo nei confronti della contaminazione radioattiva sembrano invece puntare nella direzione opposta.
L’atmosfera speciale creata dagli spazi del Tokyo International Forum di Rafael Viñoly, sede principale del congresso, ha comunque contribuito al successo di un programma già ricco di eventi. In particolare ne hanno tratto vantaggio gli eventi pubblici tenuti nella piazza alberata, tra i quali la dimostrazione sui metodi tradizionali della carpenteria giapponese in legno e il «Chemical Joint Architecture», un workshop-cum-symposium all’aperto dove si poteva sperimentare nella realizzazione di componenti strutturali ecologici. Indirizzati non solo ai professionisti ma anche e soprattutto al pubblico generale, questi eventi hanno avuto l’effetto positivo di de-istituzionalizzare il tono generale della discussione in corso, riportando la materia dell’architettura al livello dell’utente comune.
Nel bene e nel male, il numero di archistar si è limitato alla presenza di Sanaa (Kazuyo Sejima + Ryue Nishizawa), Tadao Ando, Fumihiko Maki e Toyo Ito, le cui lezioni hanno attirato migliaia di persone. In particolare alla lezione pubblica di Tadao Ando, per la quale non era richiesta la registrazione al congresso, hanno assistito più di 6,000 persone in due sale diverse. Kengo Kuma ha diretto il concorso Uia per gli studenti, incentrato sul tema della rigenerazione di quattro aree nelle vicinanze di Tokyo. Completamente assente invece la partecipazione di archistar d’oltreoceano con l’eccezione di Alvaro Siza (anche se a lui questo termine non sarebbe sicuramente gradito), che ha ricevuto la Uia Gold Medal. Si è potuto però assistere a interessanti lezioni di architetti stranieri quali Vladimir Slapeta, Christoph Ingenhoven e David Adjaye e agli interventi, altrettanto interessanti, del primo ministro del Bhutan Jigmi Y. Thinley e dell’artista Christo.
Sia la comunità giapponese che quella internazionale hanno ricompensato l’impegno degli organizzatori (tra i primi il Jia, il Japan Institute of Architects) con un numero di visitatori consistente e inaspettato, forse, date le circostanze. Anche se con un numero totale di visitatori ridotto a circa 5.000 rispetto ai 9.000 stimati nel periodo pre disastro, il numero di registrazioni dall’estero è comunque stato di circa 1.900 mentre i partecipanti ai numerosissimi workshop e simposia collaterali sparsi in diverse aree della città di Tokyo (tra cui la mostra sul Metabolismo al Mori Art Museum) sono stati circa 10.000.
Una nota di merito va alla Federazione degli Ordini degli Architetti dell’Emilia-Romagna, che ha letteralmente trainato il Cnappc, inizialmente indeciso sulla partecipazione al Congresso, nella realizzazione di uno stand nazionale interessante e divertente. L’impegno promozionale della comunità italiana e quello organizzativo dell’Ambasciata d’Italia, attraverso una serie consistente di eventi sull’architettura presso l’Istituto di Cultura Italiana di Tokyo, ha contribuito all’elezione dell’architetto italiano Antonio Riverso alla vice presidenza della Uia Region I, alla quale l’Italia appartiene. La presidenza Uia è stata assegnata al francese Albert Dubler: mentre la sudafricana Durban (votata a Torino) ospiterà nel 2014 il prossimo appuntamento, Seul accoglierà gli architetti mondiali nel 2017.
Il congresso è finito, ma per gli architetti in Giappone il vero lavoro inizia ora.

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Last modified: 10 Luglio 2015