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Scritto da: Professione e Formazione

Opinioni/2, Cnappc: lavoriamo insieme

Il Cnappc è sollecitato con frequenza sempre maggiore a intervenire contro affidamenti, contrari alla normativa vigente, stipulati fra enti pubblici e strutture universitarie non ricorrendo a gare d’appalto e in violazione dei principi generali negli affidamenti d’incarichi di servizi. Tutto in deroga alla Direttiva europea secondo cui l’affidamento e l’esecuzione di opere e lavori pubblici «deve rispettare i principi di libera concorrenza, trasparenza, proporzionalità, nonché quello di pubblicità». Numerose norme governano il problema, ma tutte riferenti l’eccezionalità e la particolarità delle prestazioni da parte dei Dipartimenti e Istituti universitari. Oggi la sentenza del Consiglio di Stato desta stupore, anche se coerentemente conseguente alla normativa. Una srl con lo stesso nome di una delle più note scuole di Architettura italiane che drenava i maggiori incarichi e le prestigiose commesse del Nord Est, rappresentava per molte ragioni una concorrenza sleale e una situazione inaccettabile. Esiste tuttavia un problema negli Atenei in cui si esercita attività progettuale: i docenti, riportando spesso il parallelo di come sia impensabile che un chirurgo possa insegnare senza aver mai preso il bisturi in mano, evidenziano quanto la necessità del collegamento fra didattica, esperienza progettuale e costruzione sia fondamentale per la formazione e l’evoluzione sia degli studenti che del corpo docente.
La posizione di Atenei e Dipartimenti universitari è comunque complessa. I Dipartimenti, in un lontano passato, sollecitavano relazioni col mondo culturale e produttivo, offrendo qualità di ricerca; spesso però la commessa si modificava in lavoro professionale e i docenti si trasformavano in professionisti che, con deroga rettorale, assumevano l’incarico, dimenticandosi di poter offrire solo «servizi in favore di soggetti pubblici oltre che privati su contenuti tecnologici di studi di ricerca». Il lavoro era poi svolto utilizzando risorse pubbliche, con struttura e personale dell’Università che percepiva parti residuali del compenso professionale. Per contro, oggi più che mai appare sacrosanta la necessità di frequentare attività di progettazione e costruzione da parte dei docenti universitari, finalizzata al miglioramento dell’insegnamento, all’esperienza e alla formazione. L’Università deve inoltre rispondere a quanto stabilisce la «riforma Gelmini», che impone una struttura di Scuole in cui sia concessa la possibilità dell’esercizio progettuale con attività professionali «compatibili ai principi dell’Università», non rivolta ai singoli ma a strutture, nell’ottica di un progressivo indirizzo verso l’autonomia finanziaria dei Dipartimenti.
Anche la posizione del Cnappc non è priva di criticità. Si esemplifica con la convinzione di rappresentare e tutelare in egual misura architetti che lavorano in diversi settori (Università, amministrazioni pubbliche o libera professione), con il desiderio del superamento dello storico antagonismo, spesso malinteso e strumentalizzato, fra Università e professioni, e la disponibilità a trovare soluzioni organiche condivise ma anche con la conferma dell’inaccettabilità e inammissibilità di molti interventi che si pongono in condizioni d’iniqua concorrenzialità, per l’utilizzo di strutture, personale e attrezzature pagati dalla collettività, in concorrenza quanto meno imperfetta con la professione e in netto contrasto con norme etiche e dettami europei.
Il nostro compito sarà quindi di approfondire norme e regolamenti che riportino in modo chiaro Dipartimenti o Scuole a partecipare all’attività analitico progettuale secondo regole che non favoriscano concorrenza sleale ma si pongano nell’ottica del rispetto dell’attività libera professionale. In un momento estremamente delicato per tutti, collaborare allo studio e alla definizione degli statuti universitari e successivamente di norme di dettaglio che governino modi e criteri delle attività progettuali cui la riforma Gelmini indirizza. Dobbiamo, inoltre, ritrovare assieme, e rendere fondamentale per una società disattenta, rinnovati passione e rispetto per l’architettura, la qualità della vita e dell’ambiente, riprendendo come incoraggiamento le parole di monsignor Ersilio Tonini che ricordava agli architetti in assemblea che la forza del nostro lavoro è tale da offrire al mondo e alla società momenti di «passione e di incantagione».

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Last modified: 10 Luglio 2015