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Scritto da: Professione e Formazione

Opinioni/1, Iuav: autocritica, ma Isp deve essere strategico per il territorio

L’Isp srl (Iuav studi & progetti), a seguito della recente sentenza, richiede una profonda revisione statutaria. In ogni caso, anche prescindendo dalle attuali vicende giudiziarie, appariva già da tempo indispensabile una diversa politica di rapporti tra Iuav e la sua società. Non solo, aggiungerei che appare ancora problematica la triangolazione tra Iuav, Isp e Fondazione Iuav, essendo stati gestiti i rapporti interni con modalità di volta in volta mutevoli.
Il ruolo che Isp potrebbe avere in relazione con la domanda che il territorio esprime è strategico, ma richiede due vincoli fino a oggi elusi. Il primo riguarda la verifica preliminare di ogni opportunità di progetto che dovesse profilarsi, per cui un organo tecnico costituito da docenti Iuav dovrebbe garantire le ricadute didattiche e/o scientifiche dell’occasione che si profila. Il secondo vincolo va riferito al bilancio delle attività svolte, che dovrebbero costituire occasioni significative di confronto con la comunità scientifica e gli esiti progettuali (o analitici o di qualunque altro genere) andrebbero mostrati e discussi in incontri formalizzati.
Credo che sia giusto cogliere questa occasione per svolgere un’attenta autocritica: non che siano mancati segnali di preoccupazioni o, addirittura, polemiche accese in un passato più o meno recente. Chi scrive ha pubblicamente espresso riserve e richiesto, in modo continuativo, ossessivo un approfondimento pubblico delle questioni che andavano segnalandosi come critiche. Negli ultimi dieci anni almeno.
Isp può e deve essere un utile strumento d’interfaccia con l’esterno, l’Università ha bisogno di accreditarsi come centro di consulenza e servizio per affrontare nodi complessi, interdisciplinari, che richiedano competenze integrate non reperibili sul mercato professionale. Ma anche per questo ruolo, al tempo stesso politico, tecnico e scientifico, si richiede una nuova professionalità non improvvisata. E non si potrà delegare alla brillante iniziativa dei singoli la gestione di rapporti che devono essere istituzionali, regolati da protocolli trasparenti.
Al di là delle possibili interpretazioni, che indurrebbero ad addentrarsi in disquisizioni giuridiche di grande sottigliezza, va sottolineato che la sentenza è ricca di spunti e approfondimenti insoliti. In più passaggi viene sottolineato il carattere innovativo della questione affrontata; le pagine vanno dunque considerate come un contributo costruttivo, quasi linee guida per i futuri possibili che riguarderanno non solo Iuav, ma il sistema universitario nel suo complesso.
La conclusione di questa vicenda, che ha prodotto un’eco ampia di reazioni sia nel mondo della professione che in quello accademico (e non solo in città…) non appare ancora imminente: la sentenza chiede un’immediata variazione statutaria e, di certo, si provvederà a ciò rapidamente; sono già state deliberate in Senato le necessarie misure per affrontare in tempi brevissimi questi aspetti formali. Il punto che però richiederà del tempo per poter essere utilmente approfondito riguarda il nodo politico che sta al centro: come Iuav si possa rapportare alla domanda che il territorio esprime, come possa assumere il ruolo politico che deve svolgere per rispettare il proprio mandato sociale, senza interferire con la professionalità corrente, garantendo la necessaria trasparenza e riuscendo al tempo stesso ad assicurare un alto profilo della produzione scientifica che andrà assumendosi.
Su questo punto devono necessariamente esserci chiarimenti e devono, altrettanto inevitabilmente, prodursi dialettiche anche aspre, per poter tracciare, almeno in prima approssimazione, un confine tra ciò che va considerato interno a un approccio scientifico del disciplinare e ciò che appartiene alle correnti competenze professionali.

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Last modified: 10 Luglio 2015