In un momento così delicato per le sorti dellUniversità italiana, rivisitare un intervento importante come il sistema delle nuove strutture dellUniversità di Camerino significa esprimere un giudizio che va inevitabilmente al di là dellhic et nunc. Ancor più se lintervento in questione è il risultato di un processo complesso, messo in moto da un evento disastroso, il sisma del 1997 che ha colpito Umbria e, nella fattispecie, Marche, per una volta trattato non soltanto allinsegna dellemergenza ma come volano potenziale per lo sviluppo di unintera città. Il primo giudizio va dunque dato alla strategia complessiva. Come già al tempo dei collegi universitari di Giancarlo De Carlo a Urbino, anche a Camerino è stata chiara sin dallinizio lambizione dintervenire in maniera strutturale sullimpianto urbano, agendo lungo il ripido versante settentrionale dellantica città ducale. Il sistema degli edifici, da quando questo Giornale ne ha presentato il progetto (marzo 2006), si è andato completando e arricchendo, e oggi sembra essere stata la scelta più giusta: da una parte per allargare e modernizzare lofferta di spazi a disposizione dellUniversità con particolare attenzione alle facoltà scientifiche, dallaltra per rinforzare lassetto territoriale dellateneo concentrando le nuove funzioni intorno al centro antico. Daltra parte sostanziali tagli di budget e tempi lunghi di realizzazione hanno comportato revisioni e aggiustamenti in corsa di quasi tutti i progetti, che non sempre i manufatti, una volta completati, sembrano aver assorbito bene. Anche perché si tratta per lo più di edifici di piccole dimensioni, chiamati a «reggere» tanto alla scala paesaggistica che a quella del dettaglio costruttivo.
Scendendo dal centro lungo via Madonna delle Carceri, sincontrano gli interventi di Umberto Cao, primi di una serie disposta a pettine lungo il ripido asse stradale. Se il Polo universitario informatico, già completato nel 2006, era stato realizzato in tempi rapidi e nel rispetto dei disegni esecutivi, allopposto il Dipartimento di Farmacologia e Stabulario, che ha nellarticolazione dei volumi la sua parte migliore, ha patito una realizzazione lunga e complicata, aggravata dalla decisione dellateneo di concentrare ulteriori dipartimenti scientifici in strutture in via di costruzione che, come questa, erano state progettate con un diverso programma funzionale. Così un progetto pensato per un solo dipartimento è stato adattato in fase costruttiva a ospitarne anche un altro, quello di Medicina sperimentale, mettendo a dura prova il funzionamento interno delledificio.
Anche il Dipartimento di Biologia molecolare cellulare animale (Pippo Ciorra e Massimo Perriccioli) è stato completato ed è in funzione. Nonostante la sostanziale riduzione del budget in corso dopera, con conseguenze già visibili nelle finiture esterne, è un edificio che fa del sistema dei percorsi interni la sua parte migliore. Inoltre, insieme al vicino ampliamento del Dipartimento di Scienze morfologiche e biochimiche comparate, degli stessi progettisti, ledificio articola un sistema di piazze e percorsi che tentano di conferire un carattere urbano allinsieme e compensare lassenza di unadeguata sistemazione infrastrutturale e paesaggistica (che peraltro riguarda lintera collina) mai realizzata per assenza di fondi.
La parte di maggior peso dellintero complesso è senzaltro il campus residenziale (Raffaele Mennella), ancora in fase di completamento. Al momento è andato in appalto il secondo lotto che ha riguardato lultimazione delle residenze universitarie per studenti e la costruzione di due edifici per servizi. Le nuove 55 residenze verranno consegnate in estate; ancora in costruzione è invece ledificio servizi dingresso al campus (Cherubino Gambardella), così come ancora al rustico è ledificio aule-biblioteca di complessivi 1.800 mq, destinato a diventare il centro del nuovo intervento.
Chiudiamo con una new entry in via di realizzazione: il progetto «Sole su Unicam» che riguarda la riqualificazione energetica delledificio della Scuola di Scienze matematiche. Se da una parte si tratta di un interessante esperimento di «rifoderatura» di un edificio preesistente di scarsissimo valore architettonico, con il duplice scopo di migliorare lefficienza energetica e ridare un nuovo volto al manufatto, dallaltra il progetto (redatto da Angela Leuzzi per lo spin-off PenSy dellUniversità di Camerino, coordinato da Federica Ottone) è di quelli «intelligenti» anche perché costretti a fare di necessità virtù. Vi è da sperare, allora, che non sia lennesimo segnale di quel clima di forzata austerità a cui sempre più è sottoposta lUniversità italiana, la quale rischia di non reggere le cure dimagranti a più riprese imposte dallalto compromettendo i tanti processi virtuosi messi in atto negli ultimi anni.
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