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Scritto da: Città e Territorio

Gli acuti di Zaha per l’Opera di Guangzhou

Guangzhou (Cina). Il 26 febbraio ha finalmente avuto luogo la cerimonia d’inaugurazione della Guangzhou Opera House firmata da Zaha Hadid Architects nella provincia del Guangdong. Sono passati sei anni dalla posa della prima pietra e sono stati spesi circa 150 milioni di euro per il completamento della complessa struttura da oltre 70.000 mq.
Il primo teatro d’opera costruito da Hadid (è infatti sempre rimasto sulla carta quello famoso, progettato dall’architetto anglo-irachena per Cardiff, in Gran Bretagna), frutto di un concorso internazionale indetto nel luglio 2002, si colloca lungo il Pearl River e fa parte di una vasta operazione di trasformazione urbana del waterfront voluta dalla Municipalità di Guangzhou in occasione dei Giochi Asiatici del 2010.
Il nuovo quartiere è stato sviluppato nel luogo dove si trovava un ex villaggio di pescatori: i complessi residenziali, hotel, uffici e spazi a carattere culturale sono stati connessi al centro città tramite un asse diventato landmark dell’intera regione. Lungo tale percorso infatti si affacciano, oltre all’Opera, la torre della televisione (alta 610 m e seconda al mondo dopo il Burj Dubai), un museo firmato da Rocco Design e la West Tower di Wilkinson Eyre (432 m).
In tale contesto il progetto di Hadid diventa elemento di connessione tra un quartiere caratterizzato da linee nette e slanci verticali e il paesaggio naturale circostante. Il complesso è caratterizzato da due edifici principali la cui forma ricorda ciottoli di fiume erosi dalle acque. «Abbiamo voluto che l’edificio fosse un organismo dinamico dove i ciottoli, trascinati dal fiume, sono stati formati e modellati dalle forze del vento e delle acque. Questo crea un forte legame con il contesto paesaggistico: il fiume Pearl e le montagne Buiyan vicino a Guangzhou», spiega Simon Yu Project, che ha seguito il lavoro per lo studio britannico. Il primo grande volume è un auditorium di forma asimmetrica da oltre 1.800 posti, mentre nel volume più piccolo è stata ricavata una sala multifunzionale da 400 posti per performance di danza, arte e musica da camera. I principi di erosione, geologia e topografia imprimono all’architettura il carattere del paesaggio. I due edifici principali vengono così collegati tramite percorsi e spazi ipogei che si articolano come canyon dando movimento e luce ai caffès, lobbies e spazi di circolazione. Le linee sinuose, le transizioni tra elementi interni ed esterni, impostate su diversi livelli, con i tagli drammatici della struttura pongono il visitatore in contatto con l’intorno.
La complessità di realizzazione della forma architettonica ha però causato forti ritardi. «È la cosa più complessa che abbia costruito», dice Wen Kun Bo, direttore del progetto per la China State Construction. «Dal punto di vista strutturale le difficoltà hanno superato di gran lunga il progetto di Rem Koolhaas per le torri della Cctv a Pechino». La sfida più grande pare sia stata lo sviluppo dell’involucro esterno dalle forme organiche. La concezione è antistrutturale in quanto tutta la struttura, inclinandosi completamente verso l’esterno, si trova a sbalzo. Dopo molteplici prove, l’unica soluzione possibile è apparsa quella di una maglia triangolare rivestita successivamente con una combinazione di pannelli di vetro e granito.
Altra sfida riguardava il raggiungimento di un’acustica perfetta all’interno delle due sale. La difficoltà è nata infatti dal dover rappresentare in un unico spazio sia le opere occidentali che quelle cinesi. «È stato molto impegnativo riuscire a soddisfare acusticamente l’opera cinese e quella occidentale dal momento che le due tradizioni si basano su opposti principi», spiega Huang Tai Yun, ingegnere del Pearl River Design Institute e responsabile del progetto strutturale, «nell’opera occidentale l’attenzione è rivolta all’acustica naturale che ha la precedenza sul dramma, mentre nell’opera cinese la rappresentazione si basa sulla drammaticità del suono attraverso l’aiuto di apparecchiature audio».
Non c’è dubbio però che tale affascinante architettura con la sua tecnologia d’avanguardia sarà un monumento per il nuovo millennio, confermando Guangzhou quale uno dei massimi centri culturali dell’Asia.

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Last modified: 10 Luglio 2015