Francoforte sul Meno. Lautore di questo breve articolo è il fortunato proprietario di un divano e di due poltrone modello «620» progettati da Dieter Rams nel 1962 per Vitsoe+Zapf (linsieme fu comprato al prezzo doccasione di neanche 2.000 euro). Oggetti, questi, che pur sfoggiando, giorno dopo giorno, la loro eleganza minimalista, si rivelano confortevoli e suscitano meraviglia di fronte allintelligenza del loro design e alla semplicità della loro fabbricazione. Questo testo è quindi non solo il resoconto di unesposizione, ma anche unespressione di ammirazione per il designer tedesco classe 1932.
La retrospettiva ospitata dal Museum für Angewandte Kunst di Francoforte, ma inaugurata in due musei giapponesi, inscrive definitivamente Rams nella storia del disegno industriale. Rasoi elettrici, elettrodomestici, impianti stereo, un sistema modulare di scaffali, orologi e sveglie: sono questi gli oggetti duso assolutamente quotidiano che sono esposti in semplici vetrine bianche. Molti sono firmati con il marchio Braun (Rams vi lavorò dal 1955 al 1995) e non hanno nulla di eccezionale o sofisticato. Prodotti in serie per vari decenni, oggi si possono trovare in centinaia di migliaia di cucine o sale da bagno senza che nessuno sappia chi li ha progettati. La prima cosa che dunque colpisce della mostra, allestita con grande sobrietà e accuratamente documentata (il visitatore scoprirà numerosi prototipi), è che Rams non si è dedicato al disegno di prodotti la cui funzione avesse qualcosa di straordinario. Il suo design discreto è rivolto a oggetti dai quali ci si aspetta una sola cosa: che funzionino senza che ci si debba pensare. E la semplicità del loro design associata ad un funzionamento impeccabile li rende eterni.
Lesposizione è accompagnata da un catalogo che ripercorre lavventura del design moderno, la nascita del marchio Braun e la vita di Rams. Questopera monumentale (più di 800 pagine) si distingue per una qualità ben precisa, proprio come la mostra: al suo interno compaiono tutti gli attori associati a questa avventura, da Hans Gugelot alla Hochschule für Gestaltung di Ulm, passando per Dietrich Lubs e Peter Hartwein. Infatti, sebbene Rams sia il protagonista della storia, in realtà si tratta di unavventura collettiva vissuta in armonia allinterno di unazienda. Di recente alcuni critici, ma anche gli stessi interessati, hanno riconosciuto un legame estetico tra gli oggetti disegnati da Jonathan Ive per Apple e quelli di Rams per Braun. In realtà, non è tanto la loro passione per le superfici in alluminio ad accomunarli, quanto il coinvolgimento dei due designer in seno allazienda: lavorare per (e allinterno) di unimpresa e non per la propria notorietà, avere a disposizione unéquipe di tecnici e ingegneri specializzati in grado di mettere a punto un nuovo tipo di vite o un interruttore, evitare di far diventare il proprio nome un marchio depositato (come, ad esempio, quello di Philippe Starck) producendo degli oggetti che sono già fuori moda prima ancora di essere immessi sul mercato. Rams ha disegnato oggetti semplici, discreti, funzionali ed esteticamente accattivanti, migliorandoci la vita.
Less and more. Das Designethos von Dieter Rams, Museum für Angewandte Kunst, Francoforte sul Meno, fino al 5 settembre
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