Tre sono i compiti con cui David Chipperfield, vincitore nel 2008 del concorso per il nuovo Museo Folkwang a Essen (Germania), si è dovuto subito misurare: rendere accessibile alla strada ledificio aperto precedentemente solo sul retro; sistemare su un solo piano tutte le sale riservate al pubblico; ampliare ledificio costruito nel 1960 dagli architetti locali Kreutzberger, Hösterey e Loy, una struttura cubica con cortili interni, ampie visuali e grandi finestre. Ma a questo scopo si rendeva necessaria la demolizione di una «mostruosità architettonica» dallo stile poco definito risalente al 1983. Il tempo incalzava: entro il 2010, anno della Ruhr capitale europea della cultura, il nuovo museo da 55 milioni, «dono della Fondazione Krupp ai cittadini di Essen» doveva essere pronto.
La soluzione di Chipperfield è semplice quanto geniale: assumere la preesistenza quale matrice di un nuovo complesso, grande quattro volte tanto e costituito da sei volumi di forma cubica, posto su un piedistallo di blocchi di calcestruzzo chiari e sottili per rispettare laltezza originaria. In contrapposizione con la vecchia facciata in granito nero, quella nuova, bianca come lalabastro, con grandi finestre a livello del pavimento, è costituita da snelle lastre rettangolari di vetro riciclato che conferiscono un senso di levità alledificio lungo 120 m e cambiano tinta a seconda della luce solare, risplendendo del colore del ghiaccio nel freddo inverno di Essen. Così è nato un museo di circa 25.000 mq che, con la severità propria di un Mies van der Rohe, riscuote successo per la sua solidità, luminosità, maestosità e affidabilità. La garanzia che il progetto di Chipperfield sia vincente e continui a esserlo tra 50 anni è insita nel museo stesso: il vecchio edificio, che ha mezzo secolo e non lo dimostra affatto, ne è la prova.
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