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Scritto da: Progetti

Kyoto, che cosa resta delle «machiya»

kyoto (giappone). Il World Monuments Fund ha reso pubblica la consueta lista biennale degli edifici a rischio. Tra i 93 siti sparsi in 47 paesi spiccano le machiya, antiche case tradizionali di città del commerciante giapponese costruite nel Seicento a Kyoto.
Le machiya scompaiono infatti a ritmo frenetico per fare spazio a sproporzionati condomini, avveneristici parcheggi multipiano o, semplicemente, a vuoti urbani adibiti a parcheggi a gettone. Nei casi, piuttosto rari, di ricostruzione, le machiya sono spesso «corredate» di una cubatura aggiuntiva, ovvero non fanno altro che da contorno ad appartamenti ad alta densità ma lussuosi, come nel caso dell’«Eagle Court» nel centralissimo quartiere Rokkaku. E si tratta, effettivamente, di una soluzione certamente migliore rispetto alla media, dove il vecchio scompare senza alcuna traccia.
Da un punto di vista architettonico, questo misto di modernità e tradizione si traduce in un susseguirsi di anonimi edifici alternati, sempre più sporadicamente, da case tradizionali. In un certo senso, siamo in presenza di una rivisitazione in chiave esclusivamente consumistica del machinami, quella «schiera di città» originariamente costituita dalle machiya. Queste ultime, come sottolineato in maniera alquanto paradossale dalle sostituzioni moderne, troppo alte rispetto alla larghezza del lotto, si sviluppano generalmente in lunghezza, considerate le alte tasse per il fronte stradale. Con una larghezza standard di 8 metri, per un’estensione di 40, sono infatti note ai locali come unagi no nedoko, ovvero «camere per anguille». Ogni machiya, in legno, carta di riso e tegole in terra cotta, è costruita sul modulo di un tatami, la stuoia o materasso tradizionale giapponese di 1 x 2 metri. Ed è questo sistema di misura, universalmente applicato a singole case come a interi quartieri, che ha reso le città giapponesi particolarmente proporzionate, caratteristica oggi pressoché completamente scomparsa.
Passi importanti verso una maggiore presa di coscienza conservativa sono stati fatti, ma la gran parte della legislazione corrente riguarda strutture monumentali come templi, castelli, ville e luoghi di culto, di cui Kyoto è ricchissima. Quattro, tra i quartieri di machinami tradizionali a interesse storico sono oggi designati come aree protette. Tuttavia, le leggi di zonizzazione in vigore in città, storicamente flessibili considerato che molti quartieri erano classificati come misti tra residenziale, commerciale e industriale, rimangono inadeguate alle esigenze moderne. Per cui, dato l’enorme costo dei terreni (tra i più alti al mondo) e la densità abitativa di un paese prevalentemente montuoso, dove la pressione nelle aree urbane è altissima, molti scelgono di trasformare le vecchie machiya in condomini e parcheggi. E la soluzione meno sgradevole, dopo lunghe perambulazioni, è risultata quella dell’«Eagle Court». Magro bottino!

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Last modified: 17 Luglio 2015