ALMERE. In Olanda la produzione immobiliare degli ultimi decenni è stata esclusivamente caratterizzata da interventi residenziali di massa: dai grandi complessi edilizi alle schiere di villette identiche che pavimentano le periferie del paese. Se fino alla fine del XIX secolo lacquisto di terreno da parte del singolo cittadino per la costruzione della propria abitazione era pratica comune, durante il Novecento il fenomeno è diventato marginale (se non del tutto assente) per effetto delle politiche urbanistiche postbelliche, che rispondevano alla necessità di costruire grandi quantità di case sociali in tempi brevi. Una visione in cui uno stato forte garantiva pari opportunità abitative, ma che negli anni si è solidificata in un cumulo di leggi e apparati burocratici in cui la speculazione edilizia ha avuto la meglio. Una visione in cui avevano un ruolo cruciale le cooperative edilizie, che però con la loro privatizzazione negli anni novanta si sono trasformate in vere e proprie società immobiliari.
Le critiche formulate da più parti e le insoddisfazioni dei cittadini, scaturite dallinadeguatezza di unofferta sempre più standardizzata, hanno fatto sì che le cose cambiassero radicalmente. La grande scossa iniziale risale al 1997 quando Carel Weeber, in unintervista al quotidiano «NRC Handelsblad», parla per la prima volta del Het Wilde Wonen (vivere selvaggio), teorizzando, in protesta contro i sobborghi Vinex, la possibilità di costruire autonomamente la propria casa.
Nel 1998 la Camera dei deputati vara una mozione per la quale la produzione residenziale allinterno del documento Vinex (e del suo aggiornamento Vinac) deve essere caratterizzata da una maggiore varietà dellofferta, prevedendo non solo una variazione delle classi di prezzo ma soprattutto la possibilità da parte dei proprietari dintervenire in fase progettuale. Nel 2000, allinterno di uno dei documenti più rilevanti dellultimo decennio per quanto riguarda le politiche residenziali, Mensen, Wensen, Wonen (Persone, Desideri, Abitare), il governo olandese fissa lobiettivo di far crescere il numero di abitazioni private fino a un terzo della produzione edilizia ex novo e sottolinea il ruolo chiave degli enti locali nel rendere disponibili terreni idonei. Sono infatti le singole municipalità a definire, attraverso gli strumenti urbanistici, la quantità di lotti. Ma è solo nel 2001, a seguito di una mozione presentata alla Camera, che il ministero delle Politiche abitative, urbanistiche e dei beni ambientali (VROM) inizia a stipulare un accordo con 20 province riguardo alla concessione di suolo, che si concretizza nel 2005 con il documento Woningproductie per il periodo 2005-2010 e con lo stanziamento di sussidi statali per le municipalità che finalizzeranno laccordo. Al 2006, solo l11% delle nuove residenze costruite era frutto di committenza privata individuale: ma è negli ultimi due anni che avviene un vero e proprio giro di vite, culminato lo scorso 30 maggio con la vendita a privati, da parte della municipalità di Almere, di 500 lotti a uso residenziale.
Con lo slogan «ik-bouw-mijnhuis-in-Almere» (io costruisco la mia casa in Almere), questo progetto pilota decolla a Homerus, quartiere periferico nella città laboratorio per eccellenza dellOlanda, la quale già nel 2007 aveva messo a disposizione i primi 350 lotti. Si tratta di una svolta quantitativa sostanziale nellambito della committenza individuale (particulier opdrachtgeverschap): ben 13 quartieri con linguaggi architettonici differenti e prezzi a partire da 26.000 euro per 80 mq. Ma a deludere sono i primi esiti. Le abitazioni costruite sono del tutto convenzionali, talvolta mediocri reminescenze di fattorie olandesi, talvolta il risultato di una logica combinatoria che ricorda le costruzioni Lego. La legislazione in materia infatti rende possibile costruire la propria abitazione anche senza il progetto di un architetto, rivolgendosi direttamente ai contractors o scegliendo un progetto secondo il cosiddetto sistema della «casa a catalogo», dove elementi architettonici e differenti cubature vengono combinati a seconda dei gusti del committente, mentre il processo edilizio viene curato in toto dagli investitori immobiliari. Il risultato è che per tagliare i costi quasi nessun proprietario si rivolge a un architetto. Anche lintricato sistema burocratico per i permessi edilizi sembra favorire questo tipo di scelta.
Le varie case modello Heidi che stanno tappezzando il paese hanno fatto sì che nellultimo anno sia stata avviata unimponente campagna pubblicitaria con corsi, manuali, informazioni on-line che sottolineano limportanza dellapporto dellarchitetto nel processo progettuale. Resta il fatto che la legge sembra favorire un processo inverso.
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