Grand Paris, il futuro da toccare con mano

by • 28 dicembre 2017 • Città e Territorio, Mosaico2213

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In mostra presso il Pavillon de l’Arsenal gli esiti del concorso “Inventons la Métropole du Grand Paris” che ridisegna l’espansione della città

 

PARIGI. Con il motto “Inventiamo la metropoli della Grande Parigi” sono esposti al Pavillon de l’Arsenal, fino al 4 marzo 2018, i 153 progetti finalisti per le 55 aree previste dal bando di concorso che ridisegnerà completamente la città. Oltre al progetto architettonico, il bando prevedeva una proposta economica di affitto dell’area di proprietà pubblica e un’offerta sociale innovativa. Questo grande progetto di metropoli, che si estenderà con un raggio di circa 30 km dai limiti attuali, è in realtà nel DNA della Parigi moderna, idealizzato sin dal 1850 da Napoleone III. Successivamente sono state proposte numerose ipotesi di ampliamento della capitale francese, con due correnti di pensiero molto differenti: densificazione o espansione. La prima ipotesi risulta difficile da percorrere, perché Parigi è di fatto una delle città più dense al mondo, e può essere attuata solo con progetti molto invasivi come il Plan Voisin di Le Corbusier del 1925, o come recentemente riproposto per altre aree centrali da Jean Nouvel. Più semplice e realizzabile l’espansione nel territorio, che in realtà è una politica urbana in corso da circa cinquant’anni e che però ha prodotto anche disastri come i quartieri ghetto-popolari che circondano la città consolidata. Questo approccio è stato però radicalmente rivisto per rispettare il limite di consumo del suolo, e le aree prescelte in questo bando riguardano spazi già urbanizzati da densificare, ricuciture, oppure recuperi di edifici esistenti o abbandonati.

La grande forza amministrativa francese sta proprio, nel bene e nel male, nel concepire trasformazioni urbane a lungo termine, con un’organizzazione coordinata, statale-regionale-locale, che riesce a concentrare le risorse su un obiettivo comune. Dal 2007 i presidenti della Repubblica Nicolas Sarkozy, François Hollande e ora Emmanuel Macron, hanno sviluppato questa idea di metropoli in coordinamento con i vari sindaci che si sono succeduti a Parigi e nei 130 comuni satelliti che la circondano, e nonostante le divisioni politiche sono riusciti a far partire un enorme progetto che porterà la città dai 3 milioni di abitanti attuali a circa 7, 2 milioni nel 2020, con una previsione di 11 milioni nel 2030. Inoltre, nel frattempo, su queste basi sono stati consultati molti architetti, urbanisti e intellettuali internazionali per immaginare la metropoli del futuro.

Il concorso segue le linee tracciate da altri due bandi già conclusi all’interno dell’attuale città, “Reinventer Paris” e “Reinventer la Seine”, che hanno studiato modelli innovativi di sviluppo urbano che favoriscano il più possibile l’integrazione sociale rispetto alle proposte immobiliari private. Di fatto il vero problema nasce proprio dal difendere i ceti più deboli dalla speculazione immobiliare che li sta progressivamente allontanando sempre più “al di fuori”, fenomeno difficilmente contrastabile ma che sta a cuore alla sindaca Anne Hidalgo.

Il primo passo è stata la costituzione della “Societé du Grand Paris”, ente pubblico con partecipazioni private che ha coordinato lo sviluppo delle infrastrutture individuando una serie di strategici poli d’interscambio che interagiranno con la rete viaria e dei trasporti esistente. L’idea principale è di realizzare un nuovo anello di rete metropolitana concentrico, rispetto agli attuali confini cittadini, che sarà chiaramente supportata da infrastrutture viarie e da altri tipi di trasporti, permettendo così i collegamenti “periferici” senza necessariamente passare dal centro della città, che attualmente è già al limite di saturazione. Questi poli sono di fatto le principali e più grandi aree interessate dal concorso con l’aggiunta di luoghi selezionati dai singoli comuni, per recuperare edifici o spazi inutilizzati o degradati. Tutti gli interventi sono strutturati per rendere la città sempre più organizzata; non è infatti un caso che le candidature di Parigi per sedi amministrative europee o per le future Olimpiadi riscontrino grande apprezzamento.

Se il progetto urbanistico è interessante, all’opposto le architetture proposte sono per la maggior parte deludenti. Progetti che scimmiottano banalmente il bosco verticale milanese di Stefano Boeri con edifici tradizionali riempiti di verde su balconi e tetti, e con una grande attenzione verso la sostenibilità che è però sviluppata solo dal punto di vista tecnologico e poco integrata con l’architettura. Tra i noti, emergono con spunti d’interesse SANAA, OMA, MVRDV, accanto ad altri meno celebrati [alcuni dei quali intervistati di seguito; ndr].

La mostra è interessante perché permette di vedere tutti i disegni dei 153 finalisti, che non sono appesi ma semplicemente impilati su supporti a terra e si possono quindi prendere in mano; una scelta dettata da motivi pratici di spazio, che risulta molto pratica. La musica troppo alta di un video di progetto riverbera sonorità simili a quelle di “Blade Runner”, e non sappiamo se sia un buon auspicio.

Incontro con alcuni vincitori del Grand Paris

Vincent Perreira, Antonio Virga e Djuric-Tardio architetti associati hanno vinto il concorso “Inventons la Métropole du Grand Paris” nel sito a Gennevilliers con il progetto “Talent makers lab”. Inoltre, Perreira e Virga sono risultati vincenti anche nel concorso “Reinventer Paris” in un’area a sud di Parigi con il progetto “Funérarium e piattaforma logistica alla Poterne des Peupliers”.

 

Che cosa pensate del concorso vinto e soprattutto della qualità dei progetti? Mi sembra che emerga un forte disequilibrio tra le varie proposte;  nel primo bando di “Reinventer Paris” c’è stata maggior attenzione da parte degli architetti.

Per “Reinventer Paris”, prima edizione di questa nuova forma concorsuale, è stato subito più chiaro che il progetto fosse prioritario, perchè la Ville de Paris è sensibile alla qualità architettonica. Per “Inventons la Metropole” gli interlocutori sono di diverse tendenze politiche, economiche e sociali e spesso hanno altre priorità che tendono a incidere sul progetto architettonico in modo invasivo. Siamo alle prime edizioni, ma pensiamo che nel futuro il ruolo dell’architetto sarà ancora più importante perché di fatto è l’unico interlocutore che ha un’esperienza e cultura multidisciplinare in grado di dialogare con tutte le parti. Anche gli attori pubblici avranno sicuramente un’altra attitudine grazie all’esempio delle prime edizioni del concorso.

 

Quindi, a vostro avviso, l’offerta economica e sociale prevale sul progetto architettonico?

Crediamo che la sola offerta economica non sia sufficiente alla riuscita del concorso. Abbiamo però visto più volte dei buoni progetti che hanno indotto gli attori a nuove negoziazioni economiche per trovare il buon compromesso e viceversa. Sono concorsi dove programmazione, innovazione, qualità architettonica ed offerta economica sono sullo stesso piano: una tira l’altra. Conoscendo l’amministrazione pubblica francese credo che questi meccanismi saranno sempre più efficenti e negoziabili nell’interesse di tutte le parti.

 

Il vostro progetto sembra staccarsi completamente dalle altre proposte, con un linguaggio forte ma anche contemporaneo.

Il Luth è un sito particolarmente ricco d’ispirazioni: una visibilità metropolitana, una problematica sociale e urbana locale forte. La nostra proposta, frutto del lavoro congiunto dei tre studi, ci ha portato per primi a confrontarci con il dilemma di un progetto impegnato a migliorare la qualità urbana del luogo. La soluzione, accompagnata dal cliente sulla programmazione e sul concept, ci ha permesso di offrire una soluzione architettonica simbolica che doveva mettere in evidenza il ruolo socio-culturale del progetto. Pensiamo oltretutto che un’architettura sostenibile in legno e attenta al “bilancio carbone” potesse sensibilizzare gli abitanti alle problematiche di sostenibilità della futura città smart.

 

Siete a Parigi da molti anni, ma avete sempre tenuto contatti internazionali e in particolare con l’Italia: quali differenze potuto constatare?

Siamo tre studi di origine italiana e portoghese. Se lavoriamo in Francia è anche perché apprezziamo le opportunità che il contesto ci offre, grazie specialmente al sistema dei concorsi di architettura. In Francia l’architettura è sotto il controllo del Ministero della cultura che promulgato la legge dei “Marchés Publics”, cioè l’obbligo del concorso di architettura per la committenza pubblica. Questa sensibilità, adottata spesso anche dai privati, ha permesso nel passato a dei “giovanotti” come Piano e Rogers di accedere a un progetto fuori della loro portata come il Beaubourg, o ad altri sconosciuti di costruire l’Arche de la Defense o anche il flop dell’Opera Bastille. La cultura del concorso permette ancora oggi a dei giovani o a dei semi-sconosciuti di accedere alla committenza senza per forza azionare le relazioni… La meritocrazia francese in architettura fa la differenza con il resto dell’Europa e con l’Italia.

 

Antonio Virga Architecte

Fonda lo studio a Parigi nel 1992, dove inizia una collaborazione con diverse case di moda (Dior, Celine, Givenchy, Martin Margiela). L’ancoraggio del progetto al contesto e la volontà di una risposta poetica oltre che funzionale, sono il trait d’union di progetti con una programmazione molto diversa: edifici pubblici, habitat condiviso (ostelli, residenze universitarie, abitazioni collettive) o a progetti di rivalorizzazione del patrimonio urbano.

Djuric-Tardio architectes

Mirco Tardio e Caroline Djuric sono associati dal 2004. Si dedicano prevalentemente a due assi di ricerca: l’architettura ecosostenibile e bioclimatica e la densificazione urbana e periurbana.

AAVP Vincent Perreira

Architetto franco-portoghese, nel 2000 fonda lo studio AAVP architecture. Vincitore di vari concorsi e premi di architettura, cerca di trasporre la banalità del quotidiano in ciascuno dei suoi progetti e generare una visibilità sulla scena architettonica supportata dalla fiducia dei clienti.


Le tappe e i numeri del Grand Paris

Parigi è la città più visitata al mondo e nonostante i recenti attentati terroristici e i grandi cambiamenti che hanno rivoluzionato il sistema politico, in questi dieci anni alle ambizioni e agli annunci sono subentrate azioni già in corso d’opera per realizzare le infrastrutture. Allo stato attuale gli imprenditori privati che hanno partecipato ai concorsi stanno negoziando e firmando i contratti per realizzare le opere previste dal bando, dopo soli due mesi dall’esito finale.

2007

Nascita del progetto “Grand Paris”, promosso da Nicolas Sarkozy, presidente della Repubblica dal 2007 al 2012

2009

Progetti su invito per 10 studi di architettura per immaginare i futuri scenari possibili per Parigi metropoli: Jean Nouvel, MVRDV, LIN, Christian de Portzamparc, Richard Rogers, Bernardo Secchi/Paola Viganò, Roland Castro, Antoine Grumbach, AUC, Yves Lion

2010

Costituzione della “Societé du Grand Paris” che ha già avviato numerosi progetti per la realizzazione di nuove imponenti infrastrutture nelle aree che circondano il perimetro attuale della città, in particolare un nuovo strategico anello di rete metropolitana, con due attraversamenti trasversali alternativi a quelli esistenti, e con una selezione di 55 aree strategiche per lo sviluppo della metropoli, di cui 19 in prossimità delle principali stazioni della nuova rete metropolitana

Ottobre 2015

Elaborazione della prima idea di espansione della futura metropoli: “Les Hubs du Grand Paris”, con la presentazione del tracciato per il nuovo anello concentrico della rete metropolitana

1 gennaio 2016

Nascita della «Métropole du Grand Paris», progetto che porterà alla gestione di circa 7,2 milioni di abitanti rispetto ai 3 milioni attuali. Oltre a Parigi sono coinvolti altri 130 comuni

Ottobre 2016

Lancio del concorso internazionale “Inventons la Métropole du Grand Paris”

Ottobre 2017

Annuncio dei risultati del concorso

Novembre 2017

Mostra di tutti i progetti presentati

 

I numeri attuali

7,2 miliardi di euro d’investimenti privati, con 2,1 milioni di metri quadrati realizzati, 14.300 alloggi residenziali e 54.000 nuovi posti di lavoro previsti in 650.000 metri quadrati di nuovi uffici

 

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