Catalogna, qualità dell’architettura per legge

by • 13 dicembre 2017 • Interviste, Professione e Formazione6534

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Intervista al presidente dell’Ordine degli architetti catalani Lluís Comerón Graupera in occasione dell’approvazione della Legge sull’architettura da parte del Governo autonomo della Catalogna. E una panoramica sui riconoscimenti iberici dell’anno

 

La Catalogna ha approvato la Legge sull’architettura. In vigore dallo scorso agosto, si tratta del primo testo di questo tipo in Spagna e secondo in Europa dopo quello francese (promulgata nel 1977 e aggiornata nel 2016). Fortemente voluta dall’Ordine degli architetti catalani (COAC) insieme all’Assessorato al Territorio del Governo autonomo, la legge intende «stabilire l’interesse pubblico dell’architettura e incorporare obiettivi di qualità architettonica tanto nei progetti come nei concorsi pubblici, oltre a garantire la pluridisciplinarità». Il testo si rifà alle raccomandazioni della Comunità Europea che, a partire dalla direttiva 85/384/CEE, promuovono la dimensione culturale e la qualità nel trattamento fisico degli spazi (2001/C73/04) e riconoscono che la creazione architettonica, la qualità del manufatto architettonico, il suo inserimento armonioso nell’intorno rivestono un interesse pubblico (2005/36/CE). L’obiettivo è valorizzare il ruolo pubblico dell’architettura e dell’urbanistica come fondamento del benessere, della coesione sociale e della sostenibilità ambientale. In materia di appalti pubblici la norma, che fa riferimento alla Direttiva europea 2014/24/UE, promuove la trasparenza degli appalti, riduce il peso dei criteri economici, regola la composizione e il funzionamento delle giurie, incoraggia le procedure che consentono l’accesso alla professione dei piccoli studi e giovani laureati. In pratica, il testo fornisce nuovi strumenti alle amministrazioni pubbliche perchè possano garantire qualità e trasparenza durante tutto il processo, dall’aggiudicazione dell’appalto alla consegna del progetto; allo stesso tempo pone le basi per la diffusione dell’architettura in ambito accademico e non, spingendo il Governo autonomo e i comuni ad adottare misure per la la promozione della qualità in ambito territoriale.

Lluís Comerón Graupera, presidente del COAC, e neopresidente dell’Ordine nazionale degli Architetti (CSCAE) per il triennio 2018-2021, ci illustra nel dettaglio la legge e l’iter di approvazione.

 

La Llei d’Arquitectura è stata votata dal Parlamento catalano, con le complessità che comporta la compresenza di giurisprudenza statale e regionale in materia di territorio.

Insieme all’Assessorato al Territorio ci siamo posti il problema di unificare tutta la legislazione relativa al territorio catalano in un unico codice. Si è parlato addirittura di creare una sorta di Codice del territorio, sulla falsariga del Codice civile, suddiviso in diversi libri (paesaggio, urbanistica, ecc.). Ma questa formula non è compatibile con l’attuale ordinamento giuridico spagnolo, quindi si è optato per una legge unica complementare alla normativa statale. Suddivisa in tre capitoli, quello relativo agli appalti si appoggia alla legge statale e agisce come regolamento, mentre gli altri due stabiliscono dei principi generali e hanno potere legislativo.

 

Quattro anni per vedere approvata la legge. Quali le difficoltà incontrate?

La prima: promuovere una legge che nessuno percepisce come necessaria tranne gli architetti. Abbiamo avuto la fortuna di contare su un patrocinatore che ha capito l’importanza della proposta, l’allora consigliere comunale del territorio e sostenibilità Santi Vila. Una volta verificata la volontà politica, la seconda difficoltà è stata quella di trovare un consenso con il resto delle professionalità legate all’edilizia. Qui in Catalogna la legge non aveva il potere di alterare le attribuzioni professionali perchè sono regolate da una legge statale. Malgrado ciò, si è sollevato il sospetto che il testo favorisse gli architetti a scapito di ingegneri, architetti tecnici e di tutte le professioni che rientrano nell’ambito dell’urbanistica come paesaggisti, economisti, geografi, ecc. Siamo riusciti ad avere l’appoggio dei periti, e gli ingegneri di Ponti e strade e delle Opere pubbliche non si sono opposti. Per questo nel testo si fa spesso riferimento all’interdisciplinarità dell’esercizio: abbiamo lavorato per modificare alcuni punti del testo per fare in modo che nessuna professionalità si sentisse minacciata, e questo è stato sufficiente per convincere l’Assessorato e il resto dei partiti politici a portare avanti la legge.

 

Il dibattito è ancora in corso presso il Consiglio superiore degli Ordini spagnoli (CSCAE), dove si lavora a un progetto di legge simile…

Sì, ma in questo caso la strategia adottata è differente: mentre il carattere della legge catalana è più generale, era dunque più naturale che avesse un respiro più ampio; a livello nazionale invece, abbiamo lavorato in maniera opposta, ossia con un approccio più specifico, che restringe il campo di azione ai soli architetti. Entrambe le posizioni sono appropriate, perchè agiscono in ambiti legislativi diversi. La legge catalana s’inserisce nell’ambito dell’art.3 della Legge statale sugli appalti. Mentre quello francese è un testo “omnibus” con la possibilità di modificare gli ambiti di molte altre leggi, in quello spagnolo sono state apportate modifiche dal Consiglio Superiore che lo allineano a quello catalano: per esempio la legge catalana stabilisce che nell’attribuzione degli appalti la parte qualitativa abbia una valutazione maggiore rispetto a quella economica, mentre la legge spagnola dice che la parte economica costituirà al massimo il 49% della valutazione. Come per quello francese, il testo spagnolo riconosce il carattere di lavoro intellettuale dell’architettura, cosa che non può essere definita in ambito autonomo per legge.

 

Quali sono le differenze rispetto alla legge francese?

Essendo una legge statale, quella francese gode di maggior libertà d’azione. Nell’ambito legislativo catalano lo sviluppo del testo di legge sarà effettuato attraverso il regolamento. La legge è composta da due parti molto differenziate: la prima, i capitoli 1 e 2, è una sorta di investimento a medio-lungo termine che ha bisogno di essere sviluppato con la collaborazione tra i vari Ordini e l’amministrazione pubblica. Definisce una direzione che rende complicato andare in senso contrario, ma che richiede comunque uno sviluppo. La seconda parte (il capitolo 3) è esattamente il contrario: insieme alla legge statale sugli appalti, è una soluzione per intervenire da subito sulle pratiche in atto; si tratta di una scommessa più a corto termine.

Rispetto alla salvaguardia del patrimonio architettonico cambia qualcosa?

La salvaguardia del patrimonio è anch’essa frutto di una combinazione complessa tra legge catalana e legge spagnola. Se in quest’ultima non ci sono grandi miglioramenti, in quella catalana non è stato necessario apportare ulteriori precisazioni rispetto alla legge specifica sul patrimonio che è abbastanza recente.

 

Perché era così importante entrare nel merito dei concorsi pubblici?

La situazione ci sembrava urgente. È da un po’ di tempo che come architetti solleviamo la necessità di un cambiamento significativo a livello giuridico in riferimento alla componente economica, sociale e di trasformazione territoriale. Non possiamo rassegnarci alla situazione attuale, così precaria e poco attenta alla qualità e all’interesse generale a lungo e a corto termine. Gli ultimi 30 anni in Catalogna sono stati caratterizzati da un’architettura e un’urbanistica d’indiscussa qualità, fortemente legata all’ambito pubblico. Le amministrazioni si sono dimostrate fondamentali alleate nel favorire uno scenario in cui è stato possibile fare dell’architettura una politica legata al bene comune. Questo si è tradotto in un punto di forza che ha permesso la realizzazione di un’architettura di qualità. Purtroppo, la situazione economica da qualche anno a questa parte ha favorito un deterioramento delle condizioni del fare architettura, che non solo ha sfavorito la qualità, ma in molti casi l’ha resa impossibile. A questo si aggiunge la complessità dei meccanismi decisionali, che rende sempre più difficile agire sulla città con una visione integrale. Nei pochissimi concorsi indetti negli ultimi dieci anni, la qualità architettonica è stata spesso sottomessa a criteri economici, con giurie prive dei requisiti necessari. Le condizioni economiche al ribasso hanno comportato anche il degrado progressivo delle condizioni professionali degli architetti.

 

Il terzo capitolo della legge cerca di correggere questa situazione.

L’obiettivo principale è garantire che in materia di appalti pubblici, l’Amministrazione si trovi nelle condizioni di scegliere il progetto migliore in termini architettonici e che in seguito si possa agire in condizioni adeguate sia di licitazione sia professionali. Per entrare nel merito della legge, i criteri orientativi da prendere in considerazione in relazione alle proposte di appalto sono criteri di valutazione che privilegiano valori legati alla qualità architettonica, minimizzando l’importanza dei criteri economici e dei valori standard per il calcolo del prezzo della proposta di appalto. La salvaguardia e il controllo si estendono alla fase di attuazione, richiedendo al responsabile del contratto e alla direzione dei lavori la garanzia di conformità.

 

Il secondo capitolo è dedicato alle misure di divulgazione della qualità architettonica, soprattutto attraverso la formazione.

Riteniamo la formazione importantissima. Promuovere il riconoscimento del valore sociale dell’architettura significa istituire misure di diffusione, promozione e istruzione. Si parla di formazione in senso ampio, in relazione al territorio e al patrimonio architettonico: sostenibilità, ambiente, efficenza energetica, ecc. La legge mira a promuovere la ricerca e soprattutto la formazione: l’obiettivo è che l’architettura, nella sua accezione più ampia, entri nelle scuole come materia curriculare, proprio come la musica o l’educazione artistica, dall’asilo al ciclo superiore. Le amministrazioni pubbliche catalane hanno ora a disposizione uno strumento giuridico che stabilisce dei principi generali e dei meccanismi concreti per la sua valorizzazione: l’istituzione del Premio di Catalogna per l’architettura e il patrimonio costruito, il Consiglio di qualità architettonica e urbana e la costituzione di organi consultivi di qualità architettonica dell’amministrazione locale.

 

Nei primi articoli della legge si trova una definizione dei valori necessari per garantire la qualità architettonica. Chi e come la definisce?

Si tratta di valori di riferimento per le amministrazioni pubbliche e per le giurie dei concorsi, dove per qualità non s’intende solo interesse artistico, ma anche idoneità tecnica degli edifici per gli usi previsti, capacità di adattamento e manutenzione negli anni, capacità di generare un miglioramento nella qualità di vita delle persone, contribuzione alla coesione sociale e al rapporto con l’ambiente, sostenibilità. Nel capitolo dedicato agli appalti pubblici si dà la precedenza a una formula che contempla l’intervento della giuria, perchè è una formula che accetta la valutazione soggettiva; dunque il primo passo è quello d’insinuare all’interno della Legge sugli appalti statali e nella sua terminologia il concetto che la valutazione della qualità architettonica non è oggettivabile al 100%. Finora accadeva che le modalità erano in teoria oggettive ma finivano per essere soggettive. Abbiamo voluto evitare questa confusione di fondo e d’ora in avanti nei concorsi ci sarà una giuria con le competenze necessarie per emettere un giudizio di valore.

 

Come funzioneranno tali organi deputati al controllo e alla salvaguardia della qualità?

Per quanto riguarda gli appalti, la giuria sarà un organo indipendente composto per due terzi da professionisti qualificati, di cui un terzo scelti in modo aleatorio da un elenco di architetti collegiati. Il Consiglio di qualità, invece, viene formato per legge (stiamo ancora lavorando al regolamento applicativo) ed è uno strumento consultivo, non applicativo. Si tratta di un gruppo di esperti all’interno del Governo, che ha la doppia funzione di promozione del valore culturale e sociale dell’architettura, e di controllo e regolazione. Funziona esattamente come le commissioni esistenti in materia di salute, mobilità, efficienza energetica, al servizio delle municipalità.

 

Ciò che sta accadendo a livello politico, con le elezioni catalane alle porte, potrebbe avere effetti sulla legge?

Non dovrebbe: è una legge che è stata approvata dalla maggioranza dei partiti in Parlamento, oltretutto è stata promulgata in assoluto allineamento con la Legge statale sugli appalti. Una prima valutazione giuridica ci rassicura su questo aspetto. L’Ordine continuerà a lavorare insieme all’Assessorato nella preparazione del prossimo regolamento. Abbiamo impiegato quattro anni per portare a termine questa legge, adesso vediamo quanto tempo ci vorrà per metterla in pratica.

La Legge statale sugli appalti nel settore pubblico

Il 21 ottobre il Congresso dei deputati spagnolo ha approvato la Legge sugli appalti del settore pubblico. Sulla falsariga di quella catalana, la legge, che entrerà in vigore a marzo 2018, si concentra su un settore che muove circa 200.000 milioni di euro annui, rispondendo alla necessità di dotarlo di una maggiore trasparenza e competenza e d’incrementare i controlli rispetto al problema della corruzione. Nei 347 articoli del testo alcune importanti novità: la soppressione delle procedure di affidamento senza pubblicità per evitare di generare disuguaglianze tra i concorrenti; il tentativo di favorire le piccole e medie imprese; l’obbligo di fattura elettronica; l’incremento dei controlli sulla morosità; la costituzione di un Ufficio indipendente preposto al monitoraggio degli appalti che garantisca la libera concorrenza.

 

Spagna: premi e riconoscimenti 2017 

Il Premio all’architettura spagnola 2017 è stato conferito ex aequo al Museo delle collezioni reali a Madrid di Mansilla y Tuñon e al Palazzo dei congressi a Palma di Maiorca di Francisco Mangado. Hanno ricevuto una menzione speciale anche il progetto della Sala Beckett a Barcellona di Flores & Prats e l’industria di assemblaggi elettrici a Badajoz (Estremadura) di José María Sánchez García. Dal 1993 il Consiglio superiore degli Ordini degli architetti spagnoli (CSCAE) premia la qualità delle opere realizzate in Spagna, meritevoli per la singolarità compositiva, l’apporto innovativo e la qualità costruttiva.

Consegnate anche le medaglie CSCAE e il Premio di architettura spagnola internazionale 2017. Quest’anno il riconoscimento alla traiettoria professionale è andato a Ángeles López Amado, direttrice generale di Architettura del Governo dell’Estremadura, al Grupo de Estudios y Alternativas GEA 21, allo studio Batlle i Roig e all’architetto Rafael de la Hoz Castanys. In questa edizione la giuria ha voluto premiare diverse modalità esemplari di svolgimento della professione, che possono rappresentare un modello per il futuro, e che si sono distinte per il loro impegno in una fase difficile di ripensamento della professione. Difficilmente concesso ad architetti in attività, il Premio ha segnalato due studi professionali di riferimento in quanto modello di attività responsabile oltre che redditizia, che hanno saputo risalire la china dopo anni di forte crisi grazie alla trasversalità, versalità e al rigore. Gli studi di Battle i Roig e De la Hoz contano rispettivamente 90 e 80 collaboratori, tutti a libro paga.

Diversi gli studi spagnoli premiati anche fuori dai confini. Tra questi il premio nella categoria di architettura è andato allo studio Tuñón & Ruckstuhl Architects per il gastropadiglione ETH Hönggerberg a Zurigo. Per la categoria progetto di concorso internazionale il premio ex-aequo è andato alla nuova ala di Arte contemporanea del Mali del Museo dell’arte di Lima di Burgos & Garrido Arquitectos Asociados e al learning center nel campus universitario París Saclay di MGM, Morales de Giles Arquitectos + Beaudouin Architectes. Il premio per la categoria urbanistica è stato assegnato al piano per il centro storico Cuenca Red (Ecuador), di Ecosistema Urbano.


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