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Ricorrenze musicali, architetti protagonisti

Ricorrenze musicali, architetti protagonisti
Coincidenze e anniversari tra canzoni, gruppi (agli antipodi tra loro ) e colonne sonore. Da “Trainspotting” (30 anni) al compleanno (85) di Art Garfunkel fino a Buckminster Fuller dei dEUS. Il filo rosso è un riferimento continuo alla cultura del progetto e ai suoi personaggi più popolari

 

In questo 2026, a febbraio, si è celebrato il trentennale dell’uscita in sala di Trainspotting, il prossimo 5 novembre Art Garfunkel compirà 85 anni, e i dEUS stanno festeggiando i 35 anni di attività. Un film epocale, un artista che, soprattutto grazie alla partnership con Paul Simon, ha segnato la storia della musica, e un gruppo rock indipendente e di culto. Il trait d’union tra queste ricorrenze che li riguardano? Tutte, in qualche modo, sono riconducibili a un incrocio tra musica e architettura.

 

Immaginari urbani e grattacieli

Oltre che per un cast quanto mai azzeccato, per varie scene d’impatto memorabili e per la forza del soggetto, “Trainspotting” è un film rimasto nell’immaginario collettivo anche per la sua colonna sonora, finita nelle posizioni più alte di varie classifiche a tema. All’interno dei 14 brani scelti per musicare la pellicola del 1996 di Danny Boyle, “Born Slippy .NUXX” degli Underworld – come testimoniano molti articoli usciti nel corso del tempo – è uno dei più rappresentativi, anche perché fa da commento sonoro all’inaspettata sequenza finale.

La versione originale di questa canzone techno dura ben 11 minuti e 46 secondi e nel testo c’è una parola ripetuta ossessivamente, “boy”. Ecco, il gruppo elettronico britannico, tre anni prima, nel 1993, quando era molto meno popolare, ha pubblicato un brano house che dura ben 13 minuti intitolato “Mmm Skyscraper I Love You” e in cui questo titolo, nel testo, è ripetuto ossessivamente. “Born Slippy .NUXX” su Spotify, attualmente, vanta un’enormità di ascolti, più di 226 milioni, mentre questo brano meno noto supera, comunque, la più che rispettabile cifra di 3 milioni di stream.

Karl Hyde, voce e autore dei testi del gruppo, pur vivendo nell’Essex, dove non ci sono metropoli, ha dichiarato di ispirarsi da sempre, per le sue creazioni, alle grandi città, alle percezioni sensoriali che gli infondono quando le attraversa e osserva. L’artista inglese, classe 1957, infatti, ha concepito il testo di “Mmm Skyscraper I Love You” durante un viaggio aereo, nel momento in cui, cominciata la fase di atterraggio, stava sorvolando New York, ed è rimasto completamente affascinato dal suo skyline.

Successivamente ha completato i versi con degli appunti presi mentre girovagava curioso per le strade della metropoli statunitense. Assemblate le parole, si è infine affidato ai suoi soci Rick Smith e Darren Emerson (uscito dalla band nel 2000) per costruirci attorno la musica, quelle progressioni sonore e sovrapposizioni ritmiche già definite “architetture” proprio per la struttura complessa che dà loro forma. Nel 1994 “Mmm Skyscraper I Love You” ha dato il titolo anche a un libro, curato da Karl Hyde insieme al designer grafico John Warwicker, il cui sottotitolo parla chiaro: “Un diario tipografico su New York”.

 

So Long, Frank Lloyd Wright

Anche Art Garfunkel, musicalmente agli antipodi degli Underworld, è stato sempre appassionato di altre arti: nel 1965, infatti, si è laureato in storia dell’arte alla Columbia University ma solo dopo aver frequentato per un periodo, inizialmente, il corso di architettura, desideroso di approfondire una delle sue passioni. Da qui è nata la sua idea di dedicare una canzone a Frank Lloyd Wright, all’epoca scomparso da pochi anni, nel 1959. “So Long, Frank Lloyd Wright”, questo il titolo, è uscita nel 1970, prima di una delle varie separazioni dal suo partner artistico Paul Simon, con cui ha sempre avuto un rapporto complicato, come conferma proprio questo brano.

Simon, l’autore del duo, pur sapendo poco o nulla del noto architetto statunitense, si è cimentato comunque nella scrittura del testo, ma ha rispettato solo in parte l’idea di renderlo un omaggio a una personalità storica. Il cantautore americano era consapevole dell’imminente epilogo del percorso discografico di Simon & Garfunkel (che, infatti, dopo il 1970 non hanno più pubblicato musica insieme ma hanno solo fatto dei tour), così ha concepito il testo anche come una metafora per prendere commiato dal suo socio, facendo riferimento proprio al passato da studente di architettura di quest’ultimo.

Lo testimonia un verso ambiguo della canzone: “Gli architetti possono arrivare e gli architetti possono andarsene”. Solo vari anni dopo la pubblicazione del brano all’interno di “Bridge over Troubled Water” – il loro quinto e ultimo album in studio -, Garfunkel ha scoperto che Simon si riferiva anche al loro rapporto e, in un primo momento, si è detto amareggiato per questo artificio, ma poi, negli anni, è riuscito a far pace con la canzone, cantandola spesso dal vivo. Il brano dura poco meno di 4 minuti, ha l’atmosfera pop-folk delicata tipica del duo ma anche degli influssi latini, in particolare delle sfumature bossa nova, e nel corso del tempo è diventato uno dei classici del duo.

 

L’ispirazione di The Architect

Non si può dire lo stesso di “The Architect” dei dEUS, nonostante risulti tra i brani più ascoltati del gruppo su Spotify, dove attualmente ha raggiunto i 5 milioni e mezzo di stream. Il gruppo rock di Anversa, infatti, è amato e ricordato dalla maggioranza del pubblico soprattutto per i primi due album, “Worst Case Scenario” (1994) e “In a Bar, Under the Sea” (1996), pur avendo sempre avuto un’ottima considerazione da parte della critica e mantenuto, nel tempo, una più che buona qualità musicale.

Uscito nel 2008 all’interno del loro quinto album, “Vantage Point”, “The Architect” ha un testo che parla di Buckminster Fuller e un attacco – le prime parole che si sentono – costituito proprio dalla voce dell’architetto, che dice “Ah, nevermind that space stuff, let’s get down to earth!” (traducibile con “Ah, lasciamo perdere quelle cose sullo spazio, torniamo con i piedi per terra!“). Si tratta del secondo singolo dell’album (di cui è stato anche girato il videoclip ufficiale) e il testo è un dialogo tra il cantante, chitarrista e membro fondatore del gruppo nel 1991, Tom Barman, e il chitarrista Mauro Pawlowski (parte dei dEUS dal 2005 al 2017 e poi di nuovo dal 2023) che pone delle domande al primo.

I due parlano del momento in cui Fuller ha contemplato il suicidio per poi decidere di dedicare la sua vita a un esperimento “per scoprire in che modo un singolo individuo possa contribuire a cambiare il mondo e ad apportare benefici a tutta l’umanità“, come dichiarato da lui stesso. Un tema enorme, non certo tipico della musica di intrattenimento, dunque, si direbbe, non proprio ideale per il grande pubblico. Eppure, il brano ha ottenuto un successo più che buono, probabilmente perché ha un andamento rock incalzante ed è trainato da una combinazione efficace e tesa tra chitarre e ritmica.

E non si tratta neanche dell’unica canzone nota dedicata a Fuller perché nel 1983 Laurie Anderson ha pubblicato “The Big Top”. In questo caso si parla di uno spoken word con un tappeto musicale che, dopo un’introduzione strumentale solenne, diventa lieve per accogliere un breve testo quasi sussurrato che racconta un passaggio in Canada in cui l’architetto originario del Massachusetts ha mostrato progetti di città “senza fondamenta“, “che potevano essere spostate in un minuto“, “città portatili“, recitano i versi dell’artista classe 1947 originaria di Chicago.

Come nel raffronto (forzato) tra gli Underworld e Simon & Garfunkel, il brano dei dEUS e questo di Laurie Anderson si piazzano agli antipodi uno dell’altro, ma avere Buckminster Fuller come trait d’union non è banale. Sicuramente non può essere considerato un elemento trascurabile, quindi era difficile ignorare quest’ulteriore brano, anche se nel suo caso non c’è in ballo nessun anniversario.

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Tag: , , , , , , , , Last modified: 20 Settembre 2026