I Giochi del Mediterraneo, tra fine agosto e inizio settembre, segnano un possibile momento di svolta per la città pugliese “dei due mari”. La riscossa parte dal quartiere popolare Salinella. Stadi e impianti sportivi, nuovi e rinnovati, come innesco per politiche urbane capaci di riscattare la vicenda dolorosa dell’ex Ilva e il processo di declino in atto
TARANTO. Tra il 21 agosto e il 3 settembre Taranto sarà la capitale sportiva del Mediterraneo. In quei giorni si svolgeranno nella città ionica i 20° Giochi del Mediterraneo, manifestazione sportiva multidisciplinare riservata alle nazioni del Mare Nostrum con lo scopo di promuovere lo sport e la cooperazione tra i popoli che vi si affacciano.
Doppia sfida: identità e eredità
Per Taranto i 20° Giochi del Mediterraneo, assegnati nel 2019 e costati circa 350 milioni di euro, hanno incarnato e incarnano una duplice sfida: materiale e simbolica. Sul piano operativo, ritardi organizzativi e tensioni politiche, protrattisi fino al 2024, avevano alimentato forti timori circa la realizzazione dell’evento; solo negli ultimi due anni un maggiore allineamento pianificatorio e organizzativo ha consolidato la certezza della sua fattibilità. Più recentemente il dibattito ha spostato l’orizzonte verso il futuro con riflessioni sul possibile lascito della manifestazione e con l’obiettivo di evitare che questo grande evento sportivo, come in altre esperienze, produca effetti effimeri e di breve periodo.
Dal punto di vista simbolico, i Giochi possono forse contribuire ad una nuova epifania di Taranto. La città è infatti alla ricerca di una nuova fisionomia e di una nuova identità, in particolare dopo gli eventi del 2012. La crisi industriale che, in quell’anno, ha investito con particolare intensità la sua fabbrica dominante – l’acciaieria ex-Ilva – precipitandola in una fase di stallo produttivo e di incertezza proprietaria, ha accentuato un processo di declino territoriale già in atto. Un declino che qualsiasi dato statistico sull’area testimonia con dolorosa chiarezza: dalla emigrazione giovanile, alla qualità della vita, dagli indicatori del mercato del lavoro a quelli sociali.
Pianificazioni future
Nel 2019 tuttavia la Regione Puglia ha introdotto una pianificazione strategica per l’area di Taranto con il Piano Strategico “Taranto Futuro Prossimo”. All’interno di questo scenario, fatto al momento di qualche concreta trasformazione e di una serie di nuovi futuri possibili, i Giochi si configurano anche come un vero catalizzatore di trasformazioni territoriali.
Il dossier presentato nel 2019 al Comitato organizzatore internazionale e confermato negli anni successivi ha privilegiato l’idea forte della rigenerazione dell’impiantistica sportiva esistente più che della realizzazione di strutture completamente nuove, ove già presenti.
Al nuovo grande Stadio del Nuoto realizzato nell’area della antica Torre costiera dei d’Ayala con fronte la spettacolare vista del mar Grande, si affianca il nuovo Centro Nautico che riconfigura i pontili e i capannoni di fine Ottocento nell’area già militare della banchina ex torpediniere sul primo seno del mar Piccolo; una grande operazione di riqualificazione e riappropriazione alla città del suo fronte mare più segreto, quello anticamente adibito a base navale e urbanisticamente strategico perché in diretto collegamento con lo storico quartiere otto-novecentesco del “Borgo” umbertino.
In questa ottica di rigenerazione e di ricucitura urbana l’intera città sta provando a riscrivere il proprio Piano Urbanistico Generale che tenta di coniugare i numerosi e mirati interventi realizzati negli ultimi anni: dal recupero del rapporto con i due mari su cui si specchia il proprio centro storico, all’attuazione della cosiddetta Green Belt, il progetto di cintura verde urbana come intervento di mitigazione ambientale, alla riqualificazione dei quartieri periferici.
Nel quartiere popolare, uno stadio all’avanguardia
Nell’ambito dei Giochi l’area della città su cui più di altre si è concentrata l’attenzione del Comitato promotore è il Quartiere Salinella, storico quartiere satellite prevalentemente di edilizia sociale pubblica, con gravi e mai del tutto risolti problemi di vulnerabilità idrogeologica (il nome stesso del quartiere richiama alla memoria la presenza di una antica salina e la natura depressa e paludosa dei suoi terreni) ma sul quale nel corso degli ultimi 60 anni sono state realizzate una serie di infrastrutture sportive tali da configurarlo come una vera e propria cittadella dello sport.
A dire il vero, si è trattato di strutture sportive quasi sempre incomplete o destinate presto al degrado e all’abbandono, ad eccezione dello storico stadio comunale di calcio Erasmo Iacovone (costruito in soli 100 giorni negli anni Sessanta del secolo scorso in pali di ferro e assi di legno proprio su un terreno paludoso e ristrutturato più volte fino agli anni Novanta per poi risultare parzialmente inagibile negli ultimi anni) per il quale il programma dei Giochi del Mediterraneo ha inteso realizzare una profonda rigenerazione strutturale e funzionale, facendone oggi uno degli impianti più moderni e architettonicamente più all’avanguardia tra i nuovi stadi italiani.
Di sicuro un unicum per il sud Italia, a coronamento della storia ultracentenaria della locale squadra di calcio, anche a dispetto delle serie minori in cui è costretta a militare da troppi anni.
Rinnovamento minuto e arte pubblica
Oltre alla nuova Arena del calcio il Quartiere Salinella ha visto sorgere a distanza di poche centinaia di metri l’uno dall’altro, nuovi o rinnovati impianti sportivi.
Se da un lato di via Lago Maggiore, l’arteria stradale principale del quartiere, è stato appena ultimato un grande centro sportivo polivalente per il tennis, il padel e lo skate, a poche decine di metri di distanza, sul lato opposto della strada sorge il nuovo palazzetto per l’atletica leggera indoor nato sulle ceneri di una vecchia e abbandonata piscina coperta e in luogo dello storico “Pala Ricciardi”, vecchio tempio del basket tarantino in cui si sono formati migliaia di cestisti ionici. Il nuovo palazzetto è stato realizzato accanto al cosiddetto “Campo Scuola”, la pista di atletica all’aperto in cui si sono allenate generazioni di tarantini e da pochi mesi rimesso completamente a nuovo dopo essere stato anch’esso semi abbandonato per anni fino ad aver ospitato addirittura il mercato delle pulci rionale.
Si tratta di un sistema di nuove e rinnovate infrastrutture sportive che non occupano nuovo territorio, non consumano nuovo suolo ma riqualificano aree già urbanizzate. L’idea di fondo è che si possa finalmente completare quel complesso processo di rigenerazione del quartiere avviato da anni.
Un processo che ha già interessato l’assetto paesaggistico e idrogeologico dell’area, con l’obiettivo di sottrarla ai continui allagamenti e che mira ora a rafforzarne l’integrazione con il centro cittadino e con il resto del tessuto urbano grazie al nuovo tracciato della Bus Rapid Transit in corso di ultimazione.
A ciò si aggiungono gli interventi previsti per la rigenerazione delle numerose aree verdi oggi in stato di abbandono, la riqualificazione dei fronti di alcuni stabili e il rinnovamento dell’immagine stessa del quartiere attraverso i significativi interventi di arte pubblica promossi dal progetto T.R.U.St. (Taranto Regeneration Urban and Street).
Transizioni e patti ambientali
Lo sport può quindi diventare uno dei meccanismi di rigenerazione ambientale e sociale della città di Taranto e uno dei pilastri della sua strategia di diversificazione economica.
Gli interventi di recupero e valorizzazione degli spazi, di miglioramento delle infrastrutture verdi e di diffusione e valorizzazione di pratiche sostenibili legate allo sport potrebbero rappresentare infatti un’opportunità per accelerare il risanamento della qualità ambientale della città, che pure negli ultimi anni è lievemente migliorata rispetto agli inquinanti, con possibili effetti positivi anche sulla situazione sanitaria che, invece, continua a rappresentare un caso di seria criticità per eccessi di mortalità per alcuni tumori e per le malattie respiratorie.
Ad esempio, tra gli altri, sport e ambiente si saldano in uno dei progetti del Fondo di Transizione Giusta per la provincia di Taranto, chiamato Sea Hub, che vede il connubio tra la riqualificazione delle coste del Mar Piccolo e del Mar Grande e la diffusione degli sport nautici.
Per quanto riguarda la diversificazione economica, oltre allo sport si prevedono altri ambiti di sviluppo, tra cui la valorizzazione del patrimonio culturale e creativo, imperniata sull’attività del Museo Archeologico MarTa che, a proposito di giochi sportivi, conserva tra i suoi reperti più significativi la Tomba dell’Atleta del V secolo, appartenuta probabilmente ad un campione di pentathlon vissuto all’epoca delle guerre persiane (490-480 a.C.).
Completano questa strategia le attività legate al mare (la cosiddetta blue economy), lo sviluppo delle energie rinnovabili, con Taranto individuata come uno dei due poli industriali italiani, insieme ad Augusta, per l’eolico off-shore e il potenziamento delle attività portuali. La diversificazione e il possibile nuovo percorso di sviluppo sono oggetto anche di una rinnovata narrazione che ha cercato di modificare la rappresentazione della città, selezionando alcuni aspetti del suo passato e conferendogli una memoria originale diventata brand territoriale e nuovo placetelling.
Immagini quali “Taranto città spartana”, “Taranto capitale della Magna Grecia”, “Taranto capitale di Mare” hanno l’obiettivo precipuo di riconfigurare la rappresentazione collettiva di Taranto sia all’interno, nella sua comunità, sia all’esterno.
Narrazione urbana da riscrivere
Le esperienze di riconversione economico-industriale di molti territori (da Torino a Bilbao a Glasgow e molte altre) suggeriscono che non esiste una sola ricetta per intraprendere una nuova traiettoria di sviluppo. Le transizioni sono solitamente complesse, accompagnate da insuccessi e, per incidere sui caratteri strutturali dell’economia locale e sulla sua coesione, richiedono spesso percorsi lunghi nei quali l’agency delle istituzioni pubbliche si intreccia virtuosamente con la mobilitazione delle capacità imprenditoriali.
Appare inoltre evidente la necessità di adottare un mix di politiche che includa diversi strumenti e strategie complementari per attivare percorsi condivisi.
A Taranto sono state indubbiamente poste le basi per una nuova traiettoria di sviluppo che, si auspica, possa favorire un processo di diversificazione dell’economia locale, introducendo quella discontinuità a lungo invocata nella comunità locale la quale aspira – forse non senza una certa dose di velleitarismo – a conciliare crescita economica, coesione sociale e sostenibilità ambientale.
Concludendo, i grandi eventi sportivi e culturali, come i Giochi del Mediterraneo, possono contribuire a modificare l’immagine di una città come Taranto che ambisce a diventare diversificata e policentrica, dopo anni di identificazione con un’area di sacrificio, con immobilismo e con dilemmi irrisolvibili.
Se gli interventi in corso su Mar Piccolo e Città vecchia hanno voluto curare l’anima storica e ambientale della città, il lavoro svolto sulla Salinella ne ha voluto curare le ferite causate da una espansione caotica e da decenni di colpevoli dimenticanze e abbandoni. Terminati i Giochi, spenta la fiamma olimpica, il successo di questa iniziativa si potrà misurare nel miglioramento della qualità della vita dei cittadini tarantini e del quartiere in particolare.
Al di là del loro significato sportivo, inoltre, i Giochi e l’idea di rigenerazione urbana sottostante – vista come mezzo per giustificare un ridisegno completo dello spazio pubblico più che un fine a sé stante – possono rappresentare una nuova occasione per rimettere al centro del dibattito la riflessione cara ad alcuni studiosi meridionalisti, tra i quali Franco Cassano e Alessandro Leogrande, della Puglia e di Taranto come luoghi simbolici dell’incontro tra Occidente e Oriente e il Mar Mediterraneo come “mare tra le terre”, modello di convivenza basato sul rispetto delle differenze, confronto tra culture, dialogo e collaborazione.
Immagine di copertina: installazione luminosa “Embrace the Future” sul ponte girevole di Taranto, in occasione dei 50 giorni all’inaugurazione dei Giochi (courtesy XX Giochi del Mediterraneo)
Il libro
Da molti anni, Taranto vive sospesa tra spinte irrisolte verso il cambiamento. Alla lunga fase di deindustrializzazione – che ha ridotto lavoro, produzione e prospettive – si affianca un più generale processo di declino territoriale. La transizione ecologica, pur necessaria, procede tra incertezze e conflitti, mentre il senso di comunità continua a infragilirsi. Il futuro della città dipende dalla capacità di ripensare il proprio sviluppo coinvolgendo chi la abita. Non basta cambiare priorità economiche: serve definire un nuovo patto sociale per un progetto collettivo autonomo, sostenuto da una visione di lungo periodo su lavoro, competenze, città e ambiente. Le esperienze di altri territori mostrano che la riconversione è possibile, ma il cambiamento non è neutro: senza interventi coerenti, integrati e democratici, le disuguaglianze crescono. La sfida per Taranto è scegliere se subire una “rivoluzione passiva” o mobilitarsi per una transizione giusta, capace di generare sviluppo e benessere nel rispetto dell’ecosistema. Di questi temi si occupa il libro di Lidia Greco, “Paradigma Taranto. Mutamento e transizione sociale a Taranto nel nuovo millennio” (Feltrinelli, 2016, 272 pagine, 23 euro).





















