Il padiglione temporaneo londinese di Hyde Park è firmato dallo studio messicano LANZA Atelier. Una tradizione che si rinnova di anno in anno dal 2000 ad oggi. In questa edizione, nonostante originalità coloristiche, qualità materiche e suggestioni storiche, il risultato non convince e lo spazio non coinvolge
LONDRA (Gran Bretagna). Il padiglione estivo 2026 delle Serpentine Galleries, presentato dallo studio messicano LANZA atelier (fondato nel 2015 da Isabel Abascal e Alessandro Arienzo), prosegue una tradizione generosa: i visitatori possono visitare il luogo all’interno di Hyde Park, celebrando la 25° edizione di un evento stimolante e capace di determinare in senso culturale l’identità delle diverse fasi.
Primizie architettoniche
L’approccio dei progettisti è ben sintetizzato nel comunicato stampa: “La loro pratica collaborativa reinterpreta materiali e forme familiari prestando particolare attenzione all’artigianato, alla tecnologia e alle tradizioni del progetto spaziale. Il loro lavoro propone modalità di costruzione che privilegiano il dialogo e l’esperienza collettiva”.
In questo quarto di secolo, con il padiglione estivo le Serpentine Galleries hanno estese il loro campo d’azione oltre quello tradizione dell’arte e della scultura, coinvolgendo a pieno titolo il progetto architettonico. I padiglioni annuali sono così diventati esperimenti di ricerca laboratoriali capaci di diffondere – attraverso una “primizia” architettonica (che supera i tempi lunghi di gestazione degli edifici) – temi e interessi di architette e architetti internazionali.
Questo avviene grazie all’impegno dei curatori, guidati da Hans Ulrich Obrist, che commissionano la realizzazione del padiglione a progettisti di spicco. Inizialmente, i primi padiglioni attingevano al talento e alla fama di architetti affermati, come Zaha Hadid nel 2000, all’apice delle loro carriere. Quel primo padiglione ha aperto la strada alle opere di Frank Gehry (2008), Peter Zumthor (2011) e Sanaa (2009). Ma l’incarico è stato affidato anche ad artisti meno legati alla dimensione architettonica, come Theaster Gates (2022), che ha permesso di discutere in modo nuovo.
Il processo creativo ha permesso forme di collaborazione interdisciplinare, come nel caso del gruppo del 2012, composto da Herzog & de Meuron con Ai Weiwei. Negli ultimi anni, i curatori si sono rivolti spesso a professionisti più giovani, coinvolgendo architetti poco noti fuori dalle ristrette cerchie accademiche. Spesso si tratta di progettisti internazionali che studiano e insegnano in scuole di architettura statunitensi prima di tornare nei paesi d’origine per iniziare la carriera professionale. Le intenzioni sono chiarite nella dichiarazione di intenti: “Nel corso della sua storia, il Serpentine Pavilion è cresciuto fino a diventare una vetrina molto attesa per i talenti emergenti“. Ma il padiglione aspira anche ad essere “una piattaforma pubblica e artistica partecipativa per i programmi sperimentali, interdisciplinari, comunitari ed educativi del Serpentine. Un palcoscenico per il coinvolgimento del pubblico “.
Spazio ondulato
Il padiglione 2026 è costruito in mattoni. Ha una tonalità arancione sostanzialmente sconosciuta in Inghilterra, diversa dai numerosi tipi di mattoni impiegati negli edifici pubblici londinesi, come il St Pancras Station Hotel (in stile edoardiano, simile a un castello della Disney) o la più austera British Library di Colin Alexander St. John Wilson, definita nel 1984 dall’allora principe, ora re Carlo III “una cupa collezione di capannoni alla ricerca di un qualche significato simbolico“.
Sebbene questo sia da considerarsi come il primo padiglione Serpentine in mattoni, già nel 2010 Jean Nouvel aveva proposto un abbagliante mattone di vetro rosso (che può anche essere acquistato come ricordo). Il padiglione di LANZA non possiede la qualità festosa di quel padiglione né, del resto, di molti altri interventi precedenti, spesso giocosi. I mattoni non sono strutturali, ma supportati da una griglia in acciaio alla quale sono imbullonati nella parte superiore. Formano così una sorta di paravento, con fughe molto strette tra gli elementi verticali, che lascia intravedere il parco.
Questa texture, uniforme in altezza, si deforma a generare una lunga parete “serpentina” (un evidente gioco semantico rispetto al nome del luogo) che dà origine ad uno spazio ondulato. sotto una copertura di capriate bianche e di lamelle traslucide. L’intera struttura è leggera e smontabile, come i padiglioni precedenti, e quindi paradossalmente contraria a ciò che ci si aspetterebbe da un edificio in muratura. Il muro a serpentina (o crinkle crankle, come lo si voglia definire) è a suo modo archetipico: si trova in tutta l’Inghilterra rurale e ha un illustre antecedente negli Stati Uniti: Thomas Jefferson – autore della Dichiarazione d’Indipendenza del 1776 e terzo presidente del paese, che, nel tempo libero, era un architetto di discreto successo – lo ha utilizzato per i muri dei giardini nel memorabile quadrilatero palladiano dell’Università della Virginia a Charlottesville.
Generoso ma poco attrattivo
Un padiglione che ricorda un’improvvisata area di sosta accanto a una stazione di servizio. Ma impreziosita dalla pavimentazione ondulata, anche questa in mattoni ma realizzata in una versione più leggera e meno plastica di quelli in parete.
La struttura curvilinea risulta più generosa delle normali pareti dritte, una forma che ricorda l’atmosfera dei tendaggi di vacanze tropicali. Nonostante questa curvatura però lo spazio rimane statico. La stessa integrazione e fusione con il prato circostante non ha un’adeguata transizione e così facendo accentua la sua identità di elemento economico e precario. Soprattutto per i mattoni verticali che all’interno creano ombre striate sulla pavimentazione.
La realizzazione è sicuramente sofisticata e precisa (frutto dell’impegno del team di costruzione, che ogni anno dà forma con eleganza alle creazioni di designer spesso non architetti, utilizzando materiali sempre diversi). Ma l’impressione è che nessuno abbia chiesto a questi mattoni, come aveva fatto Louis Kahn nel Parlamento Nazionale del Bangladesh, cosa davvero volessero essere. Nonostante i bordi curvi della copertura seguano le pareti e i mattoni abbiano una texture marcata, il punto d’incontro non diventa elemento di qualità progettuale.
I padiglioni precedenti sono stati occasioni per il pubblico di partecipare ad eventi, di viverli per prendere un caffè, leggere un libro dalla biblioteca annessa, per divertirsi nell’area giochi e, in generale, per interagire con una serie di spazi, pur solo accennati in modo minimale dai progettisti. Qui invece, l’aspetto interattivo si limita a pochi modesti gradini che formano una pedana e ad un bar. L’ingresso curvo verso Hyde Park invita il visitatore ad entrare nello spazio (apertura tutta l’estate, fino al 25 ottobre) utilizzando sedie e sgabelli (senza dubbio diventeranno souvenir), di pregevole fattura realizzati ad hoc.
L’ingresso curvilineo e la disposizione dei posti a sedere contrastano con il minimalismo perlopiù sobrio e placido che pervade lo spazio. I bambini – che di solito animano il padiglione Serpentine trasformandolo in un parco giochi – quest’anno si sono trasferiti nell’adiacente, interattivo e più allegro, spazio creato da Jesus Rafael Soto, in cui “il pubblico è considerato parte integrante” della scultura cinetica. Quest’opera si pone in giocoso contrasto con un’altra scultura vicina, Albero Folgorato di Giovanni Penone. Entrambe attraggono su di sé più energie di quanto non faccia il padiglione di LANZA.
Immagine di copertina: Serpentine Pavilion 2026, (@ Iwan Baan, courtesy Serpentine). Testo originale in inglese, traduzione a cura della redazione

























