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Milena FarinaScritto da: Patrimonio Reviews

Quei concorsi papali che (di)segnano Roma e la sua storia

Quei concorsi papali che (di)segnano Roma e la sua storia
Una sorprendente mostra all’Accademia di San Luca supporta e diffonde l’azione di digitalizzazione di un patrimonio unico: la cultura architettonica del Settecento e Ottocento attraverso i suoi disegni

 

ROMA. Nella storica sede di Palazzo Carpegna l’Accademia Nazionale di San Luca offre al pubblico un sorprendente tesoro della sua collezione con la mostra “Alla studiosa Gioventù del Disegno”, curata da Laura Bartolaccini, Francesco Cellini, Tommaso Manfredi e Angelo Torricelli.

Un percorso espositivo che si estende su due piani presenta una selezione dei materiali grafici presentati dai giovani concorrenti dei Concorsi Clementini di architettura. Istituito nel 1702 da Papa Clemente XI Albani e celebrato fino al 1869, il bando intendeva premiare i talenti emergenti nelle tre artisorelle del disegno” ma soprattutto rivendicare il primato di Roma e della sua Accademiade li pittori scultori e architetti” proprio mentre la Francia illuminista si imponeva come nuovo centro propulsore della cultura europea. Il concorso diventa rapidamente un punto di riferimento anche internazionale, attirando molti concorrenti stranieri penalizzati dalla limitazione del prestigioso Grand Prix d’architecture ai soli francesi. Il premio è un riconoscimento che accredita gli architetti vincitori nelle Corti europee per l’ottenimento di incarichi rilevanti.

I concorsi di architettura erano articolati in tre classi di crescente difficoltà: la terza classe, dedicata agli esordienti e abolita dall’edizione del 1824, era incentrata su una prova di disegno e rilievo; la seconda classe prevedeva una prova di progetto su temi di scala intermedia, dove nel 1775 trionfa a soli 13 anni un prodigioso Giuseppe Valadier; la prima classe proponeva infine temi progettuali di grande rilievo, più complessi e impegnativi. 

 

Un percorso tra disegni, strumenti di lavoro e protagonisti della cultura progettuale

La selezione di 150 disegni esposti è in grado di restituire le tendenze della cultura progettuale e del disegno architettonico tra Settecento e Ottocento, tratteggiando alcune significative traiettorie a partire dai temi assegnati nelle prime due classi di concorso.

Nei primi anni questi hanno un carattere più canonico e rituale: chiese, un Palazzo pontificio, ville di delizia e sepolcri per principi, un Regio palazzo in villa per il diporto di tre personaggi, tema che nel 1705 vale la vittoria a un giovane Filippo Juvarra. Già alla fine degli anni Venti si passa a temi più moderni di carattere civile, che implicano un’organizzazione di sistemi a grande scala o l’invenzione di spazi per nuove funzioni pubbliche: una città in mezzo al mare fortificata “alla moderna”, tema che vede trionfare nel 1732 Bernardo Vittone, una piazza con edifici pubblici per una metropoli, un Collegio dove insegnare le Matematiche e le Belle Arti, per il quale nel 1750 viene assegnato il primo premio a Francesco Sabatini, una libreria pubblica per una grande città, un Ospedale per mille malati o un Grandioso cimitero per una città capitale, una chiesa e teatro anatomico. La scelta dei temi riflette anche il coevo dibattito romano sulla trasformazione della città: nel 1706 il progetto per una pubblica fonte per una piazza urbana si sarebbe materializzato nei decenni successivi nella Fontana di Trevi, mentre nel 1824 i concorrenti devono elaborare una proposta di Tempio per sostituire l’incendiata Basilica di San Paolo distrutta dalle fiamme solo l’anno prima.

Il mutamento dei temi svolti nelle 35 edizioni del concorso corrisponde a un’evidente metamorfosi degli approcci al progetto e al disegno: si passa dalla magniloquenza scenografica di gusto tardobarocco a una razionalità di stampo illuminista, mentre i disegni abbandonano la retorica della “rappresentazione” molto presente negli elaborati dei primi concorsi per privilegiare criteri di oggettività quasi scientifica, che in qualche caso si combinano con drammatiche atmosfere da scenografia operistica.

Al primo piano si possono ammirare gli elaborati grafici consegnati per la terza classe di concorso, con accuratissimi disegni di rilievo e progetti di ricostruzione di architetture antiche. I soggetti vanno dai monumenti della Roma imperiale come il Pantheon, il tempio della Pace o l’Arco di Costantino, a dettagli di palazzi e complessi basilicali come portoni, nicchie, altari e facciate. La sezione è arricchita dagli strumenti in uso agli architetti del tempo per progettare e disegnare. Da un lato troviamo una selezione della trattatistica d’epoca: i libri che dettavano i canoni dell’architettura classica, con Vignola e Milizia come riferimenti irrinunciabili, il trattato elementare di geometria descrittiva di Monge e le sorprendenti pubblicazioni “pop-up” ideate per spiegare con efficacia le regole della rappresentazione prospettica. Dall’altro, troviamo i sofisticatissimi strumenti di precisione usati all’epoca per disegnare, provenienti dalla collezione Edoardo Dotto di Palermo e dall’Archivio Piermarini di Foligno: balaustrini e regoli graduati con scale iconiche, raffinati archisesti, compassiere con compassi di ogni foggia, strumenti eletti della professione e non a caso sempre presenti nei ritratti degli architetti e nello stesso stemma adottato dall’Accademia nel 1705, utilizzati non tanto per tracciare cerchi, quanto per prendere le misure e calibrare le proporzioni.

Oltre alla consegna degli elaborati, il bando prevedeva una prova estemporanea che aveva lo scopo di comprovare le capacità dei concorrenti, nonché l’autorialità dei disegni e dei progetti presentati. Grazie alla regola che imponeva ai vincitori del concorso di architettura di lasciare i propri elaborati all’Accademia, oggi l’archivio di San Luca conta 976 disegni catalogati. Le ricerche condotte su questo patrimonio in occasione della mostra hanno consentito poi di risolvere alcuni problemi di attribuzione, dando paternità ad alcuni elaborati considerati di autore anonimo nello storico catalogo di Paolo Marconi, Angela Cipriani ed Enrico Valeriani nel 1974 “I disegni di architettura dell’Archivio storico dell’Accademia di San Luca”. 

L’Accademia ha inoltre completato il lavoro di digitalizzazione ad alta definizione e pubblicazione online dei disegni dei Concorsi Clementini di architettura. Un lavoro notevole, avviato nell’ambito del progetto Lineamenta della Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte di Roma sotto la direzione di Elisabeth Kieven, che rende finalmente accessibile a studiosi e appassionati di tutto il mondo questo prezioso patrimonio.

Immagine di copertina: allestimento mostra “Alla studiosa Gioventù del Disegno”, Accademia di San Luca, Roma, 2026

 

“Alla studiosa Gioventù del Disegno”. I Concorsi Clementini di architettura. 1702–1869

a cura di Laura Bartolaccini, Francesco Cellini, Tommaso Manfredi e Angelo Torricelli
Allestimento: Francesco Cellini
Accademia Nazionale di San Luca
Piazza dell’Accademia di San Luca 77, Roma
6 maggio – 25 luglio 2026 | 1 settembre – 24 ottobre2026
Ingresso libero per gli studenti universitari
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Tag: , , , , , , , Last modified: 20 Luglio 2026