Il Claustro Comfama, nella città colombiana, racconta una storia esemplare di recupero architettonico che trasforma le tracce in patrimonio sociale. Funzioni diverse per usi molteplici, un luogo contemporaneo, collettivo e molteplice. Non statico ma in continua evoluzione
MEDELLÍN (Colombia). Situato nel cuore del centro storico di Medellín, il Claustro Comfama è un edificio con oltre due secoli di storia. Appartiene al complesso architettonico di San Ignacio, dichiarato Patrimonio Culturale della Colombia, e comprende anche altri tre spazi: il Paraninfo dell’Università di Antioquia, la Chiesa di San Ignacio de Loyola e la Piazza di San Ignacio, punto di incontro di diverse interazioni urbane e sociali.
Al centro la dimensione umana
Dai primi dell’Ottocento il Claustro ha svolto una varietà di funzioni, ospitando una vasta gamma di abitanti, tra cui diversi ordini monastici, visto passare periodi di guerra e importanti trasformazioni urbane. È stato convento, scuola, caserma, scuola d’arte, università.
Dal 2006, sotto la gestione di Comfama, è diventato il principale centro culturale della regione di Antioquia. La sua organizzazione attuale deriva da una profonda comprensione del suo significato storico come primo centro di pensiero e istruzione della regione.
Il progetto di intervento, restauro e riconfigurazione, interpreta il patrimonio architettonico da una prospettiva umana e sociale, che “promuove un approccio – scrivono gli autori – e un’interazione quotidiani, costanti e diretti, impedendo di diventare un oggetto statico, riservato solo alla contemplazione”. Sia l’uso che l’intervento sono un manifesto dell’idea di patrimonio sociale: un edificio abitato, capace di ospitare, accogliere, cambiare ed evolvere con il tempo.
Strati, vuoto, limiti: un intervento, tre strategie
La prima fase del nuovo progetto, completata recentemente, come raccontano Pamela Pérez e Hugo Muñoz, direttori del gruppo di progettazione, dimostra questo obiettivo basico attraverso tre strategie.
“La stratigrafia come metodo di intervento”. Il progetto interpreta l’architettura come una sovrapposizione di strati che narrano una storia, consentendo un intervento multitemporale: penetrando, rivelando e aggiungendo strati a questa stratigrafia, suggerendo una manipolazione materiale del passato, presente e futuro dello spazio. Colori, texture e caratteristiche architettoniche antiche vengono messe in risalto. Nuovi materiali e forme vengono aggiunti, tessendo una trasformazione costante dell’edificio.
“Il vuoto come spazio organizzatore”. Il cortile, inteso come struttura spaziale organizzativa della tipologia architettonica del chiostro, evidenzia il vuoto come asse centrale del progetto. I cortili sono concepiti come oasi immerse nel caos della città. Sono un rifugio e un contrasto, ma al tempo stesso inequivocabilmente connessi. Il vuoto chiamato Teatro del Cortile è l’essenza del progetto: un ampio spazio articolato e un’estensione della piazza, che diventa un palcoscenico polivalente per vari tipi di attività culturali.
“L’attenuazione dei confini tra pubblico e privato, esterno e interno”. Il progetto incorpora luce e paesaggio come elementi compositivi dell’architettura. Attraverso interventi e dispositivi come reticoli, finestre, cornici, orientamenti direzionali e prospettive, si generano nuove atmosfere e relazioni visive che trascendono il rapporto binario tra esterno e interno. Altri interventi, come la creazione di molteplici punti di accesso pubblico, un sistema di circolazione continuo e un ponte che collega le terrazze tra gli edifici, invitano ad attraversare continuamente la molteplicità di superfici che compongono la città, sia orizzontalmente che verticalmente, dando vita a un progetto audacemente pubblico, dalla terra al cielo.
Resti archeologici e progetti futuri
Un nuovo e più recente intervento progettuale segna una transizione dall’atmosfera intima e drammatica all’apertura luminosa dei cortili, che plasmano e strutturano lo spirito della sua tipologia: il chiostro. Realizzato tra il 2023 e il 2025, ha permesso la riconfigurazione della biblioteca, la mediateca, i laboratori artigianali (gioielleria, ceramica, falegnameria e arti grafiche) e le cucine per i corsi culinari.
Durante questi interventi, nel cortile, sono state rinvenute vestigia del primo acquedotto di Medellín, un importante reperto archeologico che è stato esposto all’aria aperta.
La seconda fase del progetto, da poco inaugurata, rivela le caratteristiche architettoniche del passato, come i resti archeologici delle fondamenta dell’edificio coloniale, aggiungendo al contempo elementi contemporanei: una struttura di passerelle orizzontali, nuove scale e un ascensore panoramico. Il sapiente contrasto con l’architettura storica mette in luce la manipolazione materiale dello spazio, riconoscendone il suo eclettismo.
Le fasi successive del progetto, la cui conclusione è prevista per il 2027, completeranno la trasformazione del centro culturale con l’apertura di un’emeroteca, di nuovi spazi espositivi, un intervento nella torre che consentirà un maggiore afflusso verso le terrazze, un laboratorio di idee per potenziare i progetti artistici e culturali e un orto urbano come spazio di interazione tra natura ed artificio. “Con il progetto di ristrutturazione e rivitalizzazione del nostro Centro Culturale – scrive David Escobar, direttore di Comfama – riaffermiamo che la cultura e l’istruzione sono essenziali per un vero progetto sociale. Attraverso questo spazio e le sue offerte, contribuiamo a costruire una società più giusta, in cui è possibile trasformare la vita delle famiglie colombiane. Proteggiamo il nostro patrimonio, apriamo la strada all’istruzione e alla conoscenza, godiamo dell’arte e della cultura“.
Immagine di copertina: Claustro Comfama, Medellín, Colombia: la facciata laterale del Teatro del Cortile (courtesy Pamela Pérez). L’articolo è l’esito della ricerca “Nuevos enfoques” condotta da Luca Bullaro all’interno della Facoltá di Architettura della Universidad Nacional de Colombia. Gruppo di ricerca: “Transepto”. Fondamentale il contributo dello studio tecnico di Comfama, nelle persone di Hugo Muñoz e Pamela Pérez
































