Il film di Fritz Lang ha aperto la strada e costruito scenari, che oggi appaiono simili a quelli generati dalle Intelligenze Artificiali. Una piccola storia della città su pellicola
La notizia è che il film “Metropolis” della coppia Fritz Lang (regista) e Thea Von Harbou (moglie e sceneggiatrice) compie 100 anni. Le riprese e il montaggio terminarono il 30 ottobre 1926. Il film fu proiettato per la prima volta il 10 gennaio 1927 all’Ufa-Palast am Zoo di Berlino. Giorgio Moroder, autore nel 1984 di una sua versione restaurata con musica elettronica, individua il 2026 come la data in cui la storia si svolge.
Un monumento di profezie distopiche
Come un vecchio edificio il film ha visto rimaneggiamenti, la scomparsa di contenuti, l’incuria del tempo, il ritrovamento, il recupero, il restauro, l’aggiornamento tecnologico. Una storia nella storia, affascinante, che pare ancora non conclusa.
Il film tedesco (UFA Universum Film AG), diventato americano (Paramount), è “un monumento del cinema” come afferma il critico Paolo Mereghetti. La metafora artistica e architettonica racconta come un film, una pellicola in celluloide o in digitale, possa diventare con il tempo pietra, metallo, mattone.
L’origine greca e poi latina del titolo porta ancora più indietro l’orologio del tempo per descrivere la città-madre. Un termine che pare ormai in netta contraddizione oggi con quello di natura. Una città matrigna, che non nasconde nel sottosuolo la povertà ma la mette in evidenza insieme all’ostentazione.
Le architetture che “Metropolis” aveva previsto nel 2026 non si discostano molto da quelle che vediamo oggi immaginate dalle IA. Il cinema in questi 100 anni ci ha mostrato utopie e distopie ben peggiori e la città-madre è diventata: la Los Angeles di “Blade Runner” (1982); la città dove si svolge “Brazil” di Terry Gilliam (1985); la “Gotham City” degli anni ’80; la “Dark City” di Alex Proyas (1998); la “Megalopolis” di Francis Ford Coppola del 2024 ma ambientata sempre negli anni ’80.
Ispirazioni e un’attualità difficile da cogliere
Nel 1977 le città diventano pianeti di universi condivisi ma distanti anni luce tra di loro. È l’universo creato da George Lucas nella saga cinematografica di “Star Wars”. Si reinventano le città del mondo con le culture millenarie per dare casa alle popolazioni più disparate. La forma di queste centinaia di insediamenti umani e alieni pescano a piene mani dalle tradizioni dei vecchi continenti e dalle popolazioni indigene.
Nell’ultima serie definita “spin-off” del film “Rouge One” (Gareth Edwards, 2016) intitolata “Andor” (seconda stagione, 2025), il nuovo pianeta si chiama “Ghorman” e la madre delle colonie sul pianeta è “Palmo”. Dal creatore Luke Hulm (su YouTube cercare: “Andor Season 2 Declassified”) veniamo a sapere che l’ispirazione per creare la capitale è venuta da Torino. Proprio in questi giorni il consiglio municipale ha approvato il Progetto preliminare del nuovo Piano regolatore. Città sulla carta e quelle su pellicola, futuri da immaginare.
Ma il cinema non ci aiuta a capire quello che è l’attuale “creatore” delle vere città. Credo esista, ma in Europa i film cinesi arrivano di rado, al contrario di altre realtà asiatiche come Giappone e soprattutto Corea, del Sud. Con il tredicesimo piano quinquennale (2016-2020) la Cina ha posto l’inurbamento (urbanizzazione) al centro della strategia di sviluppo del Paese.
Sono nate nuove metropoli come Xiong’an o Shenzhen, o lo sono diventate come Chongquing. Città del futuro, net-city, istantanee, cyberpunk (low-life e high-tech). Per raccontare questi sconfinati territori costruiti, le decine di milioni di vecchi e nuovi abitanti, il cinema non è più forse all’altezza.
O bisogna essere dei geni come Wim Wenders che attraverso la storia di un pulitore di bagni pubblici a Tokio in “Perfect Days” (2023), in poco più di due ore, ci restituisce un quadro contemporaneo e futuribile della città-madre/padre giapponese. Ancora un regista tedesco, 100 anni dopo.
Immagine di copertina: una scena del film “Metropolis”, la Torre di Babele
Per approfondire
“Metropolis”, di Fritz Lang, 1927, Germania, 153 minuti
“Metropolis”, riedizione di Giorgio Moroder, 1984





















