Gli amici gli ricordano che è stato lui a far cadere Berlusconi. Scherzosamente ma non troppo. Limmagine di Andrea Vecchio, che durante lassemblea nazionale dei costruttori edili il 28 settembre scorso guida i colleghi nella contestazione del ministro Altero Matteoli al grido «vergogna», ha fatto il giro del mondo. È la cartolina della fine di una stagione. Vecchio, 72 anni, imprenditore edile e presidente della sezione catanese dellAnce, è un personaggio eclettico. Diventato simbolo antimafia per le sue denunce, scortato dai carabinieri, ha esorcizzato la paura scrivendo un libro. Non di mafia, ma di cucina: il suo sogno. Sintitola Ricette di legalità (prefazione di Andrea Camilleri). A ogni piatto tradizionale corrisponde la memoria di un attentato, di una telefonata anonima, di unintimidazione. Un intreccio di sapori siciliani.
Negli ultimi tempi le cronache si sono occupate delle sue vicende. Ma lei, come definisce se stesso?
Io sono una persona piena di difetti con un pregio che mi riconosco, anche se molti lo considerano un altro difetto: non so trattenermi dal dire quello che penso, qualunque sia linterlocutore. Quello che penso di lui e della situazione. Questo mi fa essere sereno, sicuro, trasparente. Mi rimproverano mancanza di diplomazia, di un minimo di filtro nel dire le cose. La cultura comune dice che puoi pensare tutto quello che vuoi, ma non devi dirlo. Per esempio il mondo intero è convinto che uno dei mali più grandi dItalia sia il sindacato. Io lo dico a voce alta: ha avuto dei meriti storici importantissimi, ma dal 1970 ha tradito la sua funzione, trasformandosi da generatore didee e difensore di principi a protettore di privilegi. È diventata la casta più pericolosa che cè in Italia.
Perché fa limprenditore edile?
Mio padre faceva il muratore, da bambino in casa cerano sempre in giro mattone e calce; tutto questo è entrato nella mia vita sin da piccolo. Lui era burbero, rigidissimo. Il suo primo regalo arrivò dopo aver superato lesame di ammissione alla scuola media con il massimo dei voti. «Te lo meriti», mi disse. Noi abitavamo a Santa Venerina, un paesino alle pendici dellEtna, e la domenica chi aveva bisogno di comprare qualcosa andava in un paese più grande, Acireale. Un giorno mio padre torna con un pacco. Io lo aspetto alla fermata dellautobus. Scende con il pacco in mano e gli corro incontro pensando che sia un pallone di cuoio, la massima aspirazione per me che giocavo a calcio con una palla di stracci e giornali tenuti insieme con uno spago. Strappo il pacco dalle sue mani e dalla consistenza capisco che non è un pallone. Svolgo linvolucro con premura e trovo una caldarella, un secchio piccolo per trasportare calce. Penso: «Sono stato fregato». La mattina dopo mio padre mi sveglia alle 6 e mi porta in cantiere. Durante la scuola elementare, destate ero andato a lavorare. Prima da un sarto, poi da un falegname, infine da un fabbro. Per tutta lestate trasportai la calce al servizio di una coppia di muratori che stava costruendo una casa. E così tutte lestati successive. Cera necessità, perché due braccia facevano comodo, ma il motivo era che se fossi rimasto a casa a oziare avrei assunto comportamenti viziosi, quindi era giusto andare a lavorare. Io lo facevo un po per dovere, un po per timore e alla fine anche un po per piacere. Gratis.
Come rilegge quellesperienza dopo mezzo secolo?
Rifletto su uno degli elementi negativi della scuola: non cè la cultura che arriva attraverso le mani. Cè uneccessiva protezione delladolescenza. Si passa da un eccesso allaltro: prima cera lo sfruttamento assoluto e autorizzato, oggi se chiedi a un ragazzino da fare qualcosa con le mani sei accusato di sfruttamento.
Qual è stato il momento centrale della sua formazione?
Luniversità era unaspirazione che mio padre riteneva di non poter coltivare per me. Scartando il liceo cerano tre possibilità: maestro elementare, geometra e ragioniere. Scelse il geometra e fu una fortuna perché mentre le altre scuole erano nel paese vicino, listituto per geometri era a Catania; quindi nel 1952 sono andato a studiare in un ambiente metropolitano, viaggiando con lautobus. E mi sono confrontato con la realtà della città, le vetrine sfavillanti di negozi che mai avevo visto. Mi si è aperto un mondo e ho cominciato a sognare. Dopo il diploma, mio padre mi propose di fare pratica presso un geometra del paese che lavorava part time in Comune: il suo studio era nella camera da pranzo; le matite smozzicate, le squadre rotte. Ho visto crollare il mondo, lho detto a mio padre. Trovo unopportunità in uno studio a Catania e mi presento. Mi chiedono che cosa sapessi fare. E io, piccolino piccolino, rispondo: niente, ho volontà. Come inizio non cè male, da domani mattina puoi venire ma non ti do una lira. Mio padre mi ha finanziato per due anni: 25mila lire al mese, di cui 15mila per labbonamento dellautobus. Era il migliore studio di Catania, frequentato da giovani professionisti emergenti. E io imparavo. Un architetto mi ha detto: leggi la storia dellarchitettura di Bruno Zevi e tutte le riviste che puoi. Nel primo pomeriggio, lo studio era chiuso. Io rimanevo a leggere le riviste e mi sono formato così.
Come è passato dallo studio professionale al mondo imprenditoriale e ai cantieri?
In seguito sono andato a lavorare in unimpresa realizzando due palazzi. Ero geometra di cantiere e tutte le nozioni apprese nei cantieri di mio padre mi tornavano utilissime, anche nel modo di trattare con gli operai. Se arrivava un autotreno di mattoni, bisognava scaricarli a mano. Salivo per primo sul camion e scaricavo i mattoni. A me sembrava naturale, e mettendomi sullo stesso piano degli operai ne conquistavo la fiducia.
Qual è stato il suo primo scontro con il mondo criminale?
Pagavamo gli operai a settimana: nel 1959 un manovale prendeva 950 lire al giorno, un muratore 1050. Lavoravano sei giorni a settimana e alcuni anche la domenica per sistemare il cantiere. A me fu affidato il compito di pagarli. Dopo alcuni mesi, mi sono accorto che fuori cera un tizio con una Lambretta che aspettava gli operai e si scambiava soldi con loro. Chiesi e mi spiegarono che siccome i soldi non bastavano, questo gli prestava 5 mila lire e dovevano restituire 1000 lire alla settimana di interessi oltre al capitale. Questo fatto mi fece imbestialire. Dissi a uno degli operai più rappresentativi: fate un elenco dei debiti che avete con questo tizio, io vi faccio dare i soldi per saldare i debiti, li restituite a 500 lire a settimana senza interessi con limpegno che non vi rivolgiate mai più a lui. Proposi questa iniziativa al titolare dellimpresa che fu daccordo e diede i soldi, alcune centinaia di migliaia di lire. Io la sera andavo alla stazione per tornare a casa e vedevo che un paio di operai mi seguivano in bicicletta. Non mi spiegavo perché; capii dopo che il tizio della Lambretta mi voleva menare perché gli avevo rovinato il mercato. Alcuni operai venivano dal quartiere San Cristoforo, il più malfamato, tempo dopo mi hanno fatto capire che avevano risolto tutto. Lavevano menato loro.
Come è diventato imprenditore?
Dopo quei palazzi, sono andato a lavorare con unimpresa nei lavori pubblici, quindi ho cominciato a esercitare la libera professione a Zafferana Etnea, arrivando a 430 clienti. Ma non riuscivo a vivere perché in questo nostro disastrato meridione il lavoro intellettuale non ha valore. Un foglio di carta con quattro linee lo sa fare chiunque, quello che conta è poter avere lautorizzazione dal Comune, ci vuole una mediazione. Il muratore vende un muro, se ci sbatti la testa te le rompi. Invece il tuo pezzo di carta
e quindi non ti pagano. Allora ho pensato che la cosa migliore fosse fare limprenditore. Partecipavo alle gare dappalto, ma senza i soldi per le cauzioni. Mi aiutava mio zio prestandomeli. Il primo lavoretto era di 1 milione: loculi per il cimitero con un pezzettino di strada. Era il 1967. Poi sono cresciuto. Una crescita naturale. Se tu ci metti idee nel lavoro che fai
il chiodo perché ha la punta? Per facilitare lingresso. La punta la devi utilizzare in tutte le tue attività. E così sono cresciuto, ho cominciato a fare attività associativa e i miei tre figli lavorano con me. Sono un ottimo prodotto: un ingegnere e due laureati in economia. Oggi fatturiamo circa 30 milioni: 50% con gli enti pubblici. Infrastrutture, edilizia e restauri. Ora siamo in un momento piatto. E quindi siamo andati allestero: Albania, Danimarca.
Parliamo allora del suo impegno per la legalità e contro la mafia: comè nato e come lo vive?
Da sempre ho mantenuto questo atteggiamento di contrasto alla criminalità organizzata. Il mio impegno è diventato pubblico a causa della grande evidenza che la mia persona e la mia impresa hanno ricevuto in seguito alla catena di attentati: quattro escavatori in quattro giorni successivi in un raggio di 70 chilometri.
Che differenza fa essere unimpresa edile in Italia e in Sicilia in particolare?
Ledilizia è unattività imprenditoriale come unaltra. La scelta di unattività dipende dagli studi che hai fatto, dal contesto familiare, dallambiente nel quale vivi. Le difficoltà sono comuni a tutte le attività imprenditoriali: la burocrazia e la politica in primo luogo. In edilizia un euro di salario percepito ne costa 2,90 alle imprese. Paghiamo sacche dinefficienza. Queste difficoltà aumentano in modo più consistente man mano che scendi dal Nord verso Sud. Al Sud di solito siamo meno rispettosi delle regole.
La Sicilia è in testa nella classifica delle opere incompiute: chi ne è responsabile? Pensa che in qualche modo la sua categoria debba farsene carico?
Un mese fa si è svolto in provincia di Catania, a Giarre, un workshop legato allincompiuto siciliano. LAnce Catania ha sponsorizzato liniziativa. Si può dire che rimangono incompiute quelle opere che non nascono da unapprofondita analisi dei bisogni e quindi da unattenta programmazione, ma che seguono invece i capricci del politico di turno. Perché??Perché al suo elettorato vuole dimostrare impegno per il territorio.
Lei lavora anche con le pubbliche amministrazioni. Rispetto a ventanni fa, è cambiato il rapporto con la politica?
Per certi versi la burocrazia ha preso il posto della politica. Le inchieste giudiziarie colpiscono più e prima i burocrati e poi la politica. Alla politica è rimasta la programmazione, alla burocrazia lesecutività.
Che cosa pensa delle nuove regole sugli appalti, che per favorire lo sviluppo allargano larea delle procedure senza gara?
Lallargamento delle aree e degli importi degli appalti a trattativa privata, praticamente senza gara, è una norma voluta dalla Lega e da una grossa fetta di piccoli imprenditori che sperano di avere rapporti privilegiati con lassessore o con il funzionario competente per avere, dietro pagamento di tangente, lassegnazione di qualche lavoro.
Che cosa pensa del dibattito e dei movimenti in difesa del paesaggio e per la limitazione del consumo di suolo? In Italia si costruisce troppo o troppo poco??Bene o male?
In Italia si è costruito troppo e male. Si è consumato troppo territorio trascurando la manutenzione dellesistente e dei centri storici, per i quali ci sono norme assurde e non praticabili. Si è favorita la speculazione fondiaria approvando piani regolatori che favoriscono queste iniziative. I dissesti idrogeologici di questi anni sono dovuti a queste irragionevoli speculazioni: si è costruito in molti posti nei quali invece occorreva rispetto.





















