Roma. Nei festeggiamenti per lUnità dItalia non poteva mancare il design. Scende quindi nella capitale dal nord, sua sede storica, la collezione del premio Compasso dOro con una doppia esposizione dal titolo «Unicità dItalia. 1961/2011» che trova spazio in due istituzioni romane: il Palazzo delle Esposizioni, che ospita gli oggetti vincitori del premio nelle passate edizioni, e la Pelanda del Macro Testaccio dove, nei locali un tempo destinati alla macellazione delle carni, sono concentrati i progetti in concorso per ledizione 2011 del premio e la Targa giovani. Il che è un po come dire: il passato e il futuro del design italiano.
Da un lato troviamo infatti la collezione storica tutelata dallAdi e dallomonima Fondazione, che è stata proposta da Enrico Morteo secondo un preciso percorso curatoriale. Dallaltro cè il suo aggiornamento contemporaneo, con lesposizione pubblica di tutti gli oggetti concorrenti al titolo tra i quali, per una volta, ogni singolo spettatore può improvvisarsi giurato e scegliere il suo favorito. Se il sottinteso «gioco del giurato» può essere interessante per chi ha già dimestichezza col mondo del design e i suoi celati o espliciti agonismi, la mostra sulla collezione storica al Palaexpò sembra voler venire incontro a un pubblico non di soli specialisti. La prima sorpresa sarà allora la tipologia di oggetti presentati, dove una proporzionata quota parte è dedicata alla casa e agli arredi, senza tuttavia essere la maggioranza. Molte le tipologie non domestiche, infatti: da quella del lavoro e dei macchinari industriali al tempo libero, a dimostrazione che il Made in Italy è creatura ben più multiforme di quanto rappresentato sulle riviste alla moda.
Il materiale eterogeneo è intrinseco a questa collezione senza progetto, nata dallavvicendarsi di giurie ed epoche, che è più una «stratigrafia della cultura industriale e progettuale italiana», come sottolinea lo stesso Morteo. Ecco allora che nei 276 oggetti premiati negli anni è emblematica la mancanza di molte icone del design italiano, che affollano i musei di design nel mondo. Ma forse in questo apparente difetto sta proprio la forza di questa collezione, che offre un ritratto del design italiano più vero, fatto di ricerca e sperimentazione ma anche di connessioni con la cultura materiale e con la storia del nostro paese. Spesso, infatti, innovazione e ricerca sono criteri premiati più di una presunta o affermata iconicità formale.
Per raccontarlo sono stati utilizzati un percorso narrativo in sei sezioni e uno di approfondimento, con microstorie che riguardano soprattutto i processi e la sperimentazione e creano legami diretti con il mondo produttivo presente. A completare il tutto alcune immagini tratte dallarchivio Ugo Mulas, con ritratti dei protagonisti, e i manifesti dellarchivio Cirulli, per evidenziare ulteriormente il ruolo del design nel segnare la cultura sociale della nostra storia recente.
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