Dal 9 febbraio riposa in pace larchitetto Antonio Miró. Nato nel 1931 a Madrid, il suo nome appare nei libri di architettura insieme a quello di Fernando Higueras, con il quale progettò negli anni 60 e 70 del secolo scorso rilevanti edifici come la UVA del quartiere di Hortaleza (1963), mirabile esempio di social housing per lassorbimento di baraccopoli, lIstituto del Patrimonio Histórico Español (1964-1988), le residenze per la Cooperativa de Viviendas Militares (1967-1974), tutte realizzate a Madrid, che ricevettero numerosi premi internazionali. Miró è ritenuto un protagonista dellarchitettura spagnola contemporanea, per lapproccio al progetto coraggioso e innovatore, ricco di ricerca e privo di pregiudizi ideologici. Lopera di Miró è ritenuta portatrice dei valori eterni che caratterizzano ogni buona architettura: la sintesi tra ideazione e costruzione, la conoscenza profonda della tecnica il comportamento dei materiali e della geometria, la rilevanza del controllo strutturale. La sua creatività progettuale è sempre stata presieduta da «armonia ed equilibrio, precisione linguistica e rigore, a cavallo tra informalismo contenuto e simmetria virtuosa e magica, sicura ed elegante» (Santiago Amón). Aperto un nuovo studio alla fine degli anni settanta, Miró continuò ad esercitare la professione con abilità e passione, formando numerosi architetti, e svolgendo attività didattica allEscuela de Arquitectura de Madrid come Professore di progettazione. Padre di sette figli, tra i quali Juan, oggi affermato architetto ad Austin (Texas), Antonio Miró negli ultimi anni aveva lavorato con entusiasmo al recupero sia dellIstituto del Patrimonio, ma soprattutto, a quello dellUVA di Hortaleza: la conservazione di una porzione di questo progetto (in parziale processo di demolizione) ammirato e premiato dallUIA 1969 da Le Corbusier e Louis Kahn, sarebbe il miglior ricordo di una figura indiscutibile, grandiosa e discreta, dellarchitettura spagnola del XX secolo.
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