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Scritto da: Professione e Formazione

Le nostre domande al futuro presidente. Quali sono le vostre?

Il 23 dicembre si sono tenute le elezioni per il rinnovo del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori. I vertici nazionali verranno votati dal Consiglio eletto dopo l’insediamento ufficiale, il 16 marzo.
«Il Giornale dell’Architettura» porrà alcune domande, le 7 che trovate qui di seguito, al nuovo presidente.

1. Tra le eredità non gestite dopo la scomparsa di Raffaele Sirica esiste tutta la partita dei rapporti con la formazione. Intendete riprendere l’accordo firmato sui tirocini e sugli esami di stato? Intendete affrontare il nodo di una discussione sulle figure professionali, aprendo il confronto sulla diversificazione possibile, ma che andrebbe gestita insieme alle facoltà? Intendete dare corso all’intesa, non ancora formalizzata, sulla formazione permanente, seguendo processi già in atto in molti paesi europei?

2. Le recenti polemiche in merito alle competenze e, anche se in forma minore, alla riforma delle professioni, hanno evidenziato una scarsa rappresentatività nazionale del Cnappc, che invece dovrebbe essere il massimo rappresentante della categoria a livello nazionale e interlocutore privilegiato nel dialogo con Governo e istituzioni. Una delle partite rimaste sospese è, ad esempio, la legge sulla qualità dell’architettura, definita ma mai approvata. Quali sono le azioni che metterete in campo per dar forza al Consiglio nazionale, in Parlamento e nei confronti della pubblica opinione?

3. Le indagini sul mondo del lavoro per i giovani architetti, come l’Almalaurea, evidenziano una situazione caratterizzata da compensi molto bassi (con differenze sostanziali tra uomini e donne e dubbi sulla reale tenuta del sistema pensionistico appena riformato) e ulteriormente in discesa, estrema diffusione delle collaborazioni (in cui la partita Iva maschera spesso mancate assunzioni) e scarsissime possibilità di mobilità verticale nella libera professione. Come pensate di mitigare la situazione? Si potrebbe pensare di esercitare, attraverso gli Ordini provinciali, azioni di controllo, monitoraggio ed eventuali ammonimenti?

4. L’abolizione dei minimi tariffari e l’imposizione di ribassi inaccettabili negli affidamenti e nelle procedure di appalto (problema che il Regolamento del Codice degli Appalti potrebbe in parte lenire) costituiscono problemi dolenti. Come prevedete di affrontarli?

5. In tanti criticano l’attuale ruolo degli Ordini professionali, tra chi ritiene che dovrebbero trasformarsi in semplici associazioni culturali e chi invece darebbe loro più poteri soprattutto nella difesa dei loro iscritti dando, ad esempio, un valore legale alle vidimazioni delle parcelle o un ruolo esterno nello svolgimento dei concorsi (che dovrebbero essere meglio controllati e regolamentati e verso i quali dovrebbero potere esprimere pareri utili agli iscritti). Che ruolo dovrebbe avere il Cnappc?

6. Alla luce di tutti questi problemi, e considerando anche la scarsa comunicazione con gli architetti, la maggioranza dei quali considera il Cnappc un organismo distante da loro (molti non erano nemmeno a conoscenza delle stesse elezioni dei vertici nazionali), come pensate di affrontare questo problema di rappresentatività e comunicazione dell’organismo?

7. Crede che la possibilità data alle Università e agli istituti di ricerca di partecipare alle gare d’appalto pubbliche per la fornitura di servizi sia positiva? Che conseguenza avrà sul mercato dal suo punto di vista e come la riformulerebbe?

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Last modified: 13 Luglio 2015