Visit Sponsor

Scritto da: Professione e Formazione

Ecobuild tra prestazioni elevate, zero emissioni e chilometri zero

Londra. Un dato è certo: il mercato dell’ecosostenibile è in piena espansione e fa esplodere i numeri di Ecobuild 2010. Quella che era nata come una riunione informale è diventata in pochi anni una tre giorni con un migliaio di espositori da tutto il mondo (dal Sudafrica al Canada, con l’assenza degli Stati Uniti) e svariate migliaia di visitatori. Tra gli spazi fieristici dell’Earls Court un padiglione (Cityscape), disegnato da Patrick Collins, dimostra la possibilità di trasformare il grigio urbano in verde naturale con esempi di green walls.
Nonostante la povertà formale dell’esposizione – l’immagine restituita da simili eventi italiani non ha paragone – ci si sente al centro del mondo: lo confermano le parole degli italiani presenti, che quantificano la maggior superficie straniera (600 mq dove hanno esposto la Camera di Commercio italiana in Inghilterra, Trentino Sviluppo, Sudtirol). Come sottolinea Gianni Lazzari, amministratore delegato di Habitech (presente con Green Building Trentino Timber Tech, consorzio dei produttori trentini del legno), è necessario esser presenti non solo alle esposizioni italiane ma anche in contesti esteri.
Gli incontri e i seminari, che hanno coinvolto 600 oratori, sono focalizzati sul mercato britannico (con la consapevolezza che il 50% delle emissioni di CO2 è dovuto all’energia usata negli edifici e un ulteriore 10% deriva dalla produzione di materiali edili). Un mercato che, come tutti quelli in piena espansione, è anche ricco di contraddizioni. Mancano un effettivo ruolo di selezione degli espositori presenti e la costruzione di regole chiare alle quali sottostare per definire i livelli di ecosostenibilità (la strada variamente intrapresa dalla filiera edilizia dal punto di vista prestazionale nei protocolli Leed, Breem, Itaca, Casaclima). Qui sta infatti un ideale spartiacque che divide un approccio in cui il peso dato alle prestazioni energetiche degli edifici e alla produzione di energie rinnovabili (magari a discapito della compatibilità del processo produttivo dei materiali) è assoluto, da un approccio in cui è centrale il rispetto dei principi della bioarchitettura e dell’abitare sostenibile.
Sul primo versante si trova la Nottingham House, prototipo di edificio residenziale realizzato dagli studenti dell’omonima Università nell’ambito di Solar Decathlon Europe (concorso analogo a quello statunitense, a cui l’Italia non ha partecipato) e alimentato dalla sola energia solare: a un pregevole disegno architettonico sono abbinate elevate prestazioni energetiche e tecnologie innovative, ma anche materiali la cui effettiva ecosostenibilità solleva dubbi. Ancora su questo versante, la presenza di produttori di materiali con elevati livelli prestazionali ma sulla cui produzione non viene spesa una parola, o l’interessantissima proposta chiavi in mano RuralZed, per la consulenza e realizzazione di un edificio a emissioni zero, espandibile nel tempo sulla base di una serie di progetti standard modulabili.
Sul versante opposto si trova Modcell, prototipo di abitazione ecologica realizzato con pareti prefabbricate in pacchetti di legno e paglia pressata, realizzate in flying factories poste nelle immediate vicinanze del cantiere: è il concetto di chilometri zero applicato all’edilizia nel rispetto dei principi dell’abitare. Questo è l’esempio anglosassone più strutturato di case prefabbricate in legno, che vedono la presenza di molti produttori, ma per cui l’ambito di mercato sembra alquanto limitato e non raggiunge dimensioni paragonabili a quelle italiane.
Al di là di questa dicotomia, la chiara direzione del mercato edilizio inglese è quella degli edifici produttori – e non più solo consumatori – di energia, come quei 3 milioni di nuove abitazioni che il Governo prevede di costruire entro il 2020.

Autore

(Visited 54 times, 1 visits today)

About Author

Share
Last modified: 17 Luglio 2015