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Scritto da: Città e Territorio Professione e Formazione

Montagna: legge nuova, vecchi problemi

Montagna: legge nuova, vecchi problemi
La posizione, e le perplessità, del presidente Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) di fronte alla normativa approvata nel settembre 2025

 

Può una Legge rispondere a chi ha bisogno di servizi come medici, scuole, trasporti e vive in uno dei Comuni delle Alpi o degli Appennini? Come lo Stato interviene con finanziamenti e interventi legislativi per contrastare la crisi demografica e alimentare un neopopolamento che vede oggi due italiani su tre affermare “vorrei andare a vivere in montagna”? Come assicurare una risposta dei territori montani italiani, quasi la metà del Paese, alla crisi climatica che sulle Alpi e sugli Appennini, montagne nel mezzo del Mediterraneo, arriva prima?

Domande di peso alle quali dovrebbe rispondere la nuova legge italiana sulla montagna, varata a settembre dal Parlamento italiano. Arriva a 31 anni dalla precedente, tutt’ora in vigore, la 97 del 1994. La 131 del 2025 rilancia l’attenzione del Parlamento sulle zone montane e, senza aggiungere risorse a quelle appostate dal Governo Draghi nel dicembre 2021 (200 milioni l’anno nel Fondo per lo sviluppo delle montagne) prova ad aprire percorsi che avranno bisogno di ben 35 decreti attuativi per essere concreti.

 

Riclassificare i comuni, impresa ardua

L’articolato promosso dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli arriva dopo 10 anni di lavoro di diversi governi che hanno messo in campo “stati generali” e alte riflessioni. Parte da un presupposto: definire i comuni montani, modificando la storica classificazione del 1952. Impresa ardua, essendo fortemente eterogenee le montagne italiane. Da capire dove si mette l’asticella di due parametri, previsti dalla norma: altitudine e pendenza dei Comuni. I criteri sociali ed economici entrano in gioco solo dopo, per un sottoinsieme di Comuni che saranno quelli, come scrive l’articolo 2 della Legge, che beneficeranno degli incentivi – crediti d’imposta – rivolti a insegnanti, medici di base, nuove imprese giovani, aziende agricole.

La norma non fa un’azione istituzionale di riordino degli Enti locali; un’urgenza che vede l’Italia con 7.900 comuni. Siamo l’ultimo Paese in Europa a non aver ancora legiferato, dopo il Testo Unico degli Enti Locali del 2000, su come i comuni stanno insieme, quali sono i livelli intermedi prima delle Regioni, come si differenziano le funzioni tra piccoli e grandi centri, chi deve fare che cosa, qual è la capacità impositiva delle autonomie, tanto più dei comuni che oggi vivono di finanza derivata, sono senza personale, senza dirigenti e dipendenti, approfittando troppo di consulenze esterne anche per svolgere le funzioni fondamentali. E che sono ancora, i comuni, troppo municipalisti. Eppure esistono 70 Comunità montane, insieme con 450 Unioni di comuni, montane e non, che lungo la penisola provano a dire “stiamo insieme, altrimenti siamo finiti”. Ed è così. La legge sulla montagna non se ne occupa, ma il tema è centrale.

 

Una nuova Strategia

La Legge 131 prevede una nuova Strategia per la montagna italiana, che dovrebbe però stare in sinergia (forse fare sintesi) tra Strategia Aree interne, Strategia delle Green Community, Strategia dello sviluppo sostenibile, Strategia forestale, più piani di GAL, BIM, ATO, oltre a sviluppo vario fatto con fondi UE della coesione. Si tratterebbe di una sintesi complessa.

Sui servizi, la Legge sulla montagna prova a rilanciare quanto già è scritto nella Legge sui piccoli comuni (158/2017), rimasta inattuata in tutto tranne nei servizi postali, che grazie a Polis, a Poste italiane, a centinaia di milioni d’investimenti, si sono evoluti sui territori. Se ne parlava già 8 anni fa: migliori scuole, migliori trasporti. Ma il piano non si è mai scritto né attuato. Ora la Legge 131 introduce sostegno ai medici di base, crediti d’imposta per i dipendenti delle strutture sanitarie di montagna, e anche un articolo per individuare le peculiarità delle “scuole di montagna”.

Il punto vero, su questi articoli, è capire se gli altri ministeri competenti per materia aggiorneranno la loro normativa, inserendo specificità e urgenze territoriali. Così negli ultimi anni non è stato – era invece un caposaldo della Strategia aree interne – e ad esempio i numeri del dimensionamento delle Dirigenze degli Istituti scolastici sono cresciuti. Molte le fusioni, tante le proteste. La nuova Legge, però, promuove i servizi educativi per l’infanzia nei comuni montani e, su altro fronte, prevede interventi per i tribunali.

Ampia parte della legge è dedicata alle foreste, semplificando le norme sui cantieri forestali, favorendo la valorizzazione degli ecosistemi e rilanciando un tema chiave, quello dei servizi ecosistemici-ambientali previsto dalla Legge 221 del 2015, evoluta norma sulla green economy che, però, non aveva avuto seguito. Sarà questa la volta buona?

Sulla ricomposizione fondiaria, la nuova legge rimanda a un tavolo di lavoro. Un tema decisivo, vista la frammentazione e l’abbandono di troppe aree alpine e appenniniche. Agevolato il “lavoro agile”, supportate le imprese montane di giovani, incentivata la natalità. Proposte di grande portata, che però dovranno avere la giusta forza finanziaria a sostenerle: 200 milioni non bastano.

 

I nodi da sciogliere

Le Regioni, alle quali potrebbero essere affidate nuove competenze in base all’autonomia che il Governo sta costruendo, negli anni recenti hanno fatto troppo poco. Solo 5 hanno una Legge sulla montagna, solo alcune di queste prevedono nei loro bilanci un fondo ad hoc. Un coordinamento delle politiche regionali è importante e probabilmente decisivo, per dare coesione alle opportunità e responsabilizzare tutti i livelli istituzionali. Prossimo passo, insieme a questo, è agire sul disegno di Legge che, collegato alla Legge di bilancio, parla di agricoltura.

Ma non solo. La nuova programmazione europea 2028-2034 deve riconoscere la montagna come asse centrale per l’Unione. Chi potrà effettivamente fare lobby a Bruxelles, dove le lobbies esistono e hanno un ruolo? La rappresentanza dei territori resta il nodo da sciogliere, anche e soprattutto in tempi di probabile riscrittura della Legge elettorale italiana. Il peso di Alpi e Appennini passa da persone capaci d’interpretarne le urgenze e le sfide, portandole a questione politica non marginale nelle agende. Non è scritto nella Legge 131, ma di fatto è la vera necessità incompiuta.

 

Immagine di copertina: Ostana (Cuneo), caso emblematico di rigenerazione di aree montane, scorcio nei pressi del nuovo centro civico e culturale Lou Pourtoun

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Tag: , , , , , , Last modified: 4 Febbraio 2026