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Laura CerioloWritten by: Mosaico Reviews

Seduti su un cumulo di macerie

Due mostre a Basilea e Losanna puntano l’attenzione sul tema della riduzione dei rifiuti edili, tra demolizione e riuso

 

Il Museo svizzero di architettura (SAM), con sede a Basilea, ha appena inaugurato la mostra “Die Schweiz: Ein Abriss” (Svizzera: una demolizione), organizzata insieme al collettivo Countdown 2030, mentre ad Archizoom all’École Polytechnique di Losanna fa eco “Last Matter, Matière ultime”, che s’interroga sul come ridurre la produzione di rifiuti dall’ambiente costruito.

 

Svizzera: una demolizione

Countdown è un collettivo di architetti che mira a sensibilizzare i progettisti sull’impatto delle azioni professionali sui cambiamenti climatici. Il suo lavoro si basa sui dati dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), secondo cui l’84% dei rifiuti in Svizzera proviene dal settore edile: ogni secondo, in tutta la Confederazione elvetica, vengono generati più di 500 kg di rifiuti solo dalla demolizione di edifici, che procede col ritmo di quasi 4.000 l’anno.

Quali edifici vengono demoliti e quante risorse vengono perse nel processo? Che cosa significa questo atteggiamento per il nostro ambiente e il nostro futuro?

La mostra, divisa in quattro sezioni, denuncia “la demolizione insensata, dispendiosa e dannosa per il clima”, secondo le parole del direttore del museo Andreas Ruby. In una sorta di “sala degli edifici perduti”, presenta il volume delle demolizioni elvetiche attraverso un loro censimento. Un’altra sezione è l’Abbrisskino, un avvolgente cinema in cui si attraversa un cantiere di demolizione scoprendo che alcuni elementi sono in realtà ancora in ottimo stato. Un terzo spazio è dedicato all’associazione proponente la mostra, che raccoglie tutti i dati relativi alle demolizioni in Svizzera collaborando anche con il Politecnico di Zurigo. Countdown assicura la permanenza di un suo membro per discutere in sede, con chiunque sia legato al mondo dell’edilizia, sulle norme che favoriscono le demolizioni. L’ultimo spazio è semplicemente il conto alla rovescia: il tempo che manca al 2030, quando dovremo raggiungere lo zero netto nell’edilizia.

Le domande che mette in campo la mostra, limitata alla Svizzera, riguardano tutti noi. La demolizione non è solo uno spreco di materiali ed energia. “Ogni casa racconta la sua storia. Pertanto, anche i beni immateriali scomparirebbero con la demolizione. Il fragore delle demolizioni mette a tacere intere file di strade. Come se la demolizione dovesse imbavagliare ogni casa”.

Eh già, vi ricordate la Takamizawa House (dal nome del suo proprietario), smantellata in Giappone e giunta all’ultima Biennale di Architettura di Venezia a fare mostra di sé nel padiglione giapponese? Non è stata ricostruita. Alcuni suoi elementi sono stati utilizzati per costruire nuovi oggetti, mentre molti dei suoi componenti, come travi in legno, infissi, rivestimenti, sono stati ordinati sul pavimento del padiglione per rappresentare le vicissitudini della casa, invitandoci a riflettere sul ciclo di vita degli oggetti e sulle relazioni che noi intratteniamo con essi nel corso del tempo.

In Svizzera ragioni normative e fiscali incoraggiano direttamente la demolizione: si ottiene un bonus quando si produce un Ersatzneubau: letteralmente, un nuovo edificio che sostituisce il vecchio. Al contrario, si dovrebbe introdurre un bonus per premiare la conservazione degli edifici esistenti e la loro conversione, secondo Countdown 2030. Ma quali sono gli interessi prevalenti in questo settore? Quelli dei costruttori, quelli degli architetti, o quelli dei produttori? E che costi ha la riconversione rispetto alla nuova costruzione? Quali sono i flussi di denaro e le motivazioni che stanno dietro alle demolizioni?

Vale la pena ricordare un’esperienza appena conclusa, guidata dal laboratorio di Corentin Fivet, nel campus universitario dell’EPFL con sede a Friburgo, con il reimpiego di blocchi in calcestruzzo ottenuti dalla segagione di elementi piani di un edificio demolito; l’operazione ha partorito una passerella ad arco precompresso che, dopo le prove di laboratorio, è stata messa in servizio in un parco cittadino.

Countdown tuttavia si dichiara contrario a questo genere di operazioni di riutilizzo, che legittimano ancora in qualche modo la demolizione, senza favorire la riconversione e la conservazione degli edifici, e dove i costi di reimpiego e riciclo sono ancora molto alti.

 

Last Matter, Matière ultime

A questa rassegna fa eco “Matière ultime”, nello spazio Archizoom dell’EPFL di Losanna, che ne è in un certo senso il seguito. La materia viene estratta, trasformata per divenire oggetto e costruzione, poi dismessa, abbandonata, riutilizzata o riprocessata fino a divenire conglomerato, o polvere che ritorna alla terra da cui proveniva. Forma nuovi strati geologici, nuovi paesaggi sedimentari in divenire che saranno scoperti dalle generazioni future. Nel frattempo noi non possiamo limitarci a osservare, bensì dobbiamo intervenire sull’impatto che le nostre abitudini e i nostri modus vivendi hanno sul suolo e sull’ambiente.

Archizoom mette in mostra residui e scorie, classificati secondo il loro grado di trasformazione, oltre a una cartografia e iconografia delle discariche presenti in Svizzera, per smuovere le coscienze sul problema dello sfruttamento incontrollato delle risorse, nel cinquantesimo anniversario della pubblicazione del Rapporto sui limiti dello sviluppo, commissionato al Massachusetts Institute of Technology dal Club di Roma e pubblicato nel 1972 da Donella Meadows, Dennis Meadows, Jørgen Randers e William W. Behrens III.

Archizoom lancia anche una prima stagione di podcast per condividere le esperienze di chi lavora nei settori in grado di ridurre o eliminare i rifiuti prodotti dal nostro ambiente costruito, disponibili su piattaforme quali Spotify o Soundcloud; in situ sono previste anche conferenze e tavole rotonde sul tema in streaming, per una scelta consapevole dei nostri materiali per l’edilizia, verso un’economia sempre più circolare.

Nell’immagine di copertina, un allestimento della mostra “Die Schweiz: Ein Abriss”

 

Die Schweiz: Ein Abriss

dal 3 settembre al 23 ottobre
sam-basel.org/en/ausstellungen/aktuell

Last Matter, Matière ultime

Commissionata da Raum404 (Lucile Ado, Oscar Buson) e Archizoom (Solène Hoffmann, Cyril Veillon)
dal 26 settembre al 2 dicembre
epfl.ch/campus/art-culture/museum-exhibitions/archizoom/

 

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Last modified: 21 Settembre 2022