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Milena FarinaWritten by: Mosaico Reviews

Roma, riecco i marmi Torlonia (ma per ora solo in mostra)

A villa Caffarelli, l’esposizione curata da Carlo Gasparri e Salvatore Settis e allestita da David Chipperfield Architects potrebbe chiudere una lunga diatriba. A vantaggio del privato

 

ROMA. La mostra “I marmi dei Torlonia. Collezionare capolavori”, allestita negli spazi di villa Caffarelli al Campidoglio, espone 92 opere di quella che è considerata la più importante collezione privata d’arte antica al mondo. La collezione Torlonia conta infatti ben 620 marmi, frutto delle acquisizioni di altre collezioni avviate dalla famiglia di banchieri nel XIX secolo (per lo più richieste in garanzia alle grandi famiglie romane per i prestiti concessi) e provenienti dagli scavi nelle vaste proprietà suburbane arricchite da antiche ville imperiali.

 

Un allestimento non all’altezza

Statue, busti, vasi, sarcofagi e rilievi sono stati sistemati nelle stanze di villa Caffarelli, nuova sede espositiva dei Musei Capitolini restaurata dalla Soprintendenza Capitolina e allestita per l’occasione da David Chipperfield Architects Milano. Il suggestivo percorso della mostra è guidato dal tema unificante del basamento in mattoni scuri che sorregge le opere a diverse altezze, probabilmente ispirato anche nel colore ai resti delle fondazioni in tufo del Tempio di Giove Capitolino, visibili proprio dal giardino della villa. Nonostante il disegno minimale, l’allestimento non riesce nell’intento di esaltare il biancore dei marmi e la straordinaria qualità dei dettagli scultorei, soprattutto per la pesante caratterizzazione cromatica dei basamenti e dei fondali, di colore variabile in relazione alle diverse sezioni della mostra.

 

Fine di un lungo contenzioso?

La sistemazione poco convincente dello spazio espositivo non oscura comunque l’eccezionalità dell’evento, esito di un’intesa tra il MIBACT e la Fondazione Torlonia, nata nel 2014 proprio per gestire e promuovere la collezione e superare il lungo contenzioso tra lo Stato e la famiglia in merito al suo destino, al centro di uno scandalo unico nella storia del patrimonio culturale italiano. Visitabile su richiesta dal 1859, la collezione divenne infatti inaccessibile da fine anni sessanta e successivamente sgomberata dagli spazi del palazzo Torlonia a Trastevere per ricavare 93 appartamenti abusivi al posto delle 77 sale del museo.

Nonostante il vincolo apposto già nel 1948 in virtù dell’eccezionale interesse artistico e storico, i vari procedimenti giudiziari contro il principe Alessandro Torlonia, artefice del misfatto, il susseguirsi di sequestri e dissequestri, le denunce pubbliche di Antonio Cederna e Italia Nostra nonché l’impegno di sindaci e ministri, la collezione giace ancora ammassata in condizioni a dir poco precarie negli scantinati del Palazzo di via della Lungara, mentre del Museo si è persa quasi la memoria.

A distanza di quasi mezzo secolo la vicenda sembra avvicinarsi a una soluzione, ma probabilmente tutta a vantaggio del privato se si darà seguito alle dichiarazioni del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, che ha espresso l’intenzione di mettere a disposizione uno spazio espositivo di proprietà pubblica (forse palazzo Silvestri-Rivaldi al Colosseo, in attesa da decenni di un restauro che lo renda fruibile), senza menzionare la possibilità di donazione allo Stato della prestigiosa collezione da parte di chi l’ha sottratta al pubblico per tanto tempo.

 

I marmi Torlonia. Collezionare capolavori

a cura di Carlo Gasparri e Salvatore Settis
Musei Capitolini, Villa Caffarelli
14 ottobre 2020 (riapertura 25 gennaio 2021) / 29 giugno 2021
allestimento di David Chipperfield Architects Milano

Dal lunedì al venerdì, dalle 9:30 alle 19:30
Via di Villa Caffarelli, Roma
Catalogo I marmi Torlonia. Collezionare capolavori, a cura di Salvatore Settis, Carlo Gasparri, Electa, Milano 2020

 

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Last modified: 3 Marzo 2021