Sebbene schiacciate dal dibattito su utilità e sostenibilità finanziaria dellopera e dalle vicende di ordine pubblico, sul Tav restano aperte questioni giuridiche che potrebbero approdare alla Corte costituzionale.
Attualmente sono pendenti tre ricorsi ai tribunali amministrativi. Due al Tar Lazio, presentati dalla Comunità montana Valle di Susa e Val Sangone e da due Comuni, riguardano le delibere del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) che hanno approvato il progetto definitivo del tunnel geognostico e quello preliminare del tunnel principale. La discussione dei ricorsi è stata rinviata, probabile laccorpamento. La Comunità montana ha chiesto laccesso a tutti i documenti delliter progettuale, ancora non resi pubblici, e contestato la procedura complessiva dellopera, compreso il frazionamento in tre parti (cunicolo esplorativo/galleria di servizio, tratta nazionale e quella internazionale) chiedendo una valutazione ambientale unitaria. In questa sede è stata eccepita lincostituzionalità della legge obiettivo (voluta dal governo Berlusconi nel 2001 per accelerare le grandi opere), che è alla base di tutta la procedura. Con il secondo ricorso al Tar Piemonte, la Comunità montana e i cittadini valsusini proprietari dei terreni nella zona del cantiere del tunnel geognostico contestano i provvedimenti con cui sono state requisite, recintate e occupate le aree. Anziché la strada dellesproprio, è stata seguita quella delle ordinanze del prefetto, in forza dei poteri speciali di adottare i provvedimenti indispensabili per la tutela dellordine pubblico e della sicurezza pubblica in caso di urgenza o per grave necessità pubblica assegnati dal testo unico di pubblica sicurezza, un regio decreto del 1931. Le ordinanze sono temporanee e da un anno vengono reiterate. I ricorrenti hanno sollevato eccezione di incostituzionalità sulluso di questi atti. Su tutte le eccezioni di incostituzionalità i tribunali devono ancora decidere se rimetterle alla Consulta.
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