Con l’inaugurazione della «Torre del Chianti» di San Casciano in Val di Pesa (Firenze), il 24 marzo, torna in auge in Italia il recupero dei grandi serbatoi idrici sopraelevati realizzati nel secolo scorso. I restauri delle grandi cisterne, così come i sili di stoccaggio e le torri di raffreddamento, sono divenuti temi di grande attualità per l’archeologia industriale nostrana.
Il progetto, dell’Ufficio tecnico comunale diretto dall’architetto Gian Mario Aspesi, attraverso un attento restyling e risanamento strutturale (importo totale lavori, 935.000 euro), dona una nuova immagine alla torre di 33 m. È questo uno degli interventi di riconversione di serbatoi più significativi in Italia, sul modello di altri sviluppati all’estero: basti pensare alla riqualificazione della torre dell’acqua di Brasschaat (Belgio), a opera dell’architetto Jo Crepain, o al recupero del serbatoio di Rjswijk (Paesi Bassi; nelle immagini a destra), dove lo studio Rocha Tombal Architecten ha realizzato un’innovativa struttura museale. Nel caso fiorentino la cisterna, costruita nel secondo dopoguerra, assume il ruolo di totem della cultura e della promozione del territorio, conservando comunque l’originaria funzione di deposito idrico: un centro polifunzionale e un museo cittadino contribuiscono alle attività di divulgazione delle tradizioni e dei prodotti locali. Sempre in ambito italiano, una curiosa e altrettanto audace proposta è la riqualificazione della torre dell’acquedotto di Asti: il progetto avanzato dal Gruppo Immobiliare Torinese propone linserimento di diversi appartamenti all’interno del fusto del vecchio serbatoio. Anche a Buscate (Milano), nel 2008, l’amministrazione locale ha sostenuto l’ipotesi avanzata dall’architetto Roberta Naggi per ricavare un belvedere sulla vecchia torre piezometrica, ma è l’Emilia Romagna la regione più attiva nel recupero dei manufatti: il progetto «Torri dellacqua», avviato nel 2008, ha già infatti portato al restauro del serbatoio di Budrio (Andrea Oliva), oltre che a un progetto sperimentale per la riconversione di diversi serbatoi pensili dell’acquedotto renano.
In molti casi, tali manufatti possono diventare l’esempio di un buon riuso e della valorizzazione di un segno del passato. I serbatoi idrici sono infatti un simbolo dell’Italia modernizzatasi con fatica attraverso la realizzazione d’infrastrutture: un loro riuso consapevole scongiura la cancellazione di un pezzo di storia frutto di bisogni oramai incompatibili con gli attuali.
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