Albi (francia). È stato riaperto il 2 aprile il Musée Toulouse-Lautrec, che conserva la più grande collezione pubblica al mondo del grande artista nato in questa città nel 1864, in una famiglia della vecchia nobiltà provinciale. Con un investimento di 40 milioni, sovvenzionati per un terzo dal ministero della Cultura, il 5% dallUnione europea e il resto a carico degli enti locali, sono stati ridisegnati gli spazi museali allinterno del Palais de la Berbie, la residenza vescovile di Albi. Si tratta di una fortezza militare del xiii secolo che domina le rive del Tarn e ha sullo sfondo Santa Cecilia, la più grande cattedrale gotica in mattoni al mondo, realizzata tra il 1282 e il 1480. Il palazzo, la cui costruzione era iniziata nel 1265, tramite numerosi interventi dal Rinascimento al xviii secolo è stato via via trasformato in residenza principesca, con grandi saloni, il giardino alla francese e il passaggio di ronda mutato in una passeggiata alberata. I vescovi devono abbandonarla nel 1905, per effetto della legge di separazione fra Stato e Chiesa. Nel 1922 vi viene sistemata la donazione della famiglia di Toulouse-Lautrec alla città: un migliaio di opere tra quadri, litografie, disegni e manifesti. Henri-Marie Raymond de Toulouse-Lautrec-Monfa, affetto fin dalla nascita da una malattia ossea, era deceduto il 9 novembre 1901 nel castello di Malmoré, che apparteneva alla famiglia della madre.
In seguito alla ristrutturazione firmata dallo studio parigino Dubois et Associés, laccesso alle sale del museo avviene attraverso limponente cour dhonneur. La prima parte propone un percorso cronologico delle opere di Toulouse-Lautrec, dai quadri della giovinezza ad Albi ai cavalli, ai paesaggi della proprietà familiare di Céleyran, fino a studi datelier, dalla formazione allultimo periodo. La seconda parte offre un approccio tematico. Ci sono i ritratti della madre, la contessa Adèle, dellamico Maurice Joyant, dei familiari. Una sezione è dedicata alle case chiuse, raccontate nella loro realtà quotidiana negli anni della bohème parigina a Montmartre: il museo conserva, tra laltro, la celebre tela «Au Salon de la rue des Moulins» del 1894. Seguono spazi dedicati alla notte parigina, con opere che hanno come protagoniste le vedette dellepoca della Comédie française e del vaudeville, da Yvette Guilbert, Jane Avril, Loïe Fuller, fino ad Aristide Bruant. La sezione riservata alle litografie e alle stampe propone unanalisi delle tecniche e del processo creativo attraverso studi e disegni preparatori. Il museo espone anche 31 affiches originali.
Grazie al restauro, è anche possibile scoprire le ricchezze archeologiche del Palais de la Berbie (da Bisbia, che in occitano significa «vescovo»), in particolare i rari pavimenti medievali. Il museo può ora contare su un auditorium di 156 posti, uno spazio di 470 mq per le mostre temporanee, un laboratorio didattico e un importante centro di documentazione.
Nella fortezza del vescovo tutto Toulouse-Lautrec




















