Visit Sponsor

Scritto da: Città e Territorio

L’Odissea di un progetto travagliato

1985-86 Il Comune predispone una Variante al Prg per il settore nord-ovest inaugurando la controversa operazione Fiat-Fondiaria (zone di Novoli e Castello). Una porzione a nord-ovest della vasta area dismessa Fiat è destinata al nuovo Palagiustizia. Bruno Zevi sovrintende alla stesura del Piano particolareggiato per l’intera zona di Novoli e della Variante. Il Comune invita Giovanni Michelucci e Leonardo Ricci a progettare il Palazzo, ma la collaborazione fallisce sul nascere con la polemica autoesclusione dell’anziano maestro. Nel frattempo la Fiat affida il coordinamento della progettazione nell’area al paesaggista Laurence Halprin, cui si deve il parco al centro del comparto.
1987-88 I primi disegni di Ricci s’intrecciano con la stesura del piano per l’area Fiat, a cui egli collabora come membro di un team (ne fanno parte Gabetti e Isola, Cappai e Mainardis, Pellegrin, Birkerts, Loris Rossi, Rogers, Di Salvo, Paoli) che lo sviluppa attraverso tre workshop.
7 maggio 1988 Ricci e l’ingegner Giorgio Santucci vengono incaricati dal Comune del progetto di massima del Palagiustizia, consegnato lo stesso anno: 4 prospetti, 2 sezioni longitudinali e 26 piante dei piani (13 indicano i percorsi, gli spazi pubblici e quelli giudiziari). Vi collaborano gli architetti Maria Grazia Dallerba e Andrea Ricci (seconda moglie e figlio di Leonardo). Nei contenuti di fondo (umani, sociali e disciplinari), il progetto s’ispira al Palagiustizia di Savona (1981-87, premio In/Arch 1989). I temi-chiave sono: la piazza coperta sotto l’edificio, luogo di aggregazione per la «rinascita» del quartiere; la «Basilica», ulteriore spazio pubblico, simbolo di una giustizia «trasparente», visibile a tutti. Nel progetto fiorentino vi si affacciano (a quota 6,5 m) tutti i piani, le aule, la Pretura, il Tribunale civile e penale, la Procura. La «Basilica» fende trasversalmente l’impianto a ventaglio dell’intero organismo, adeguandosi al suo sviluppo.
1989-92 Incaricato dal Comune di un Piano particolareggiato che sintetizzasse le idee emerse nei tre workshop, Ricci elabora uno straordinario progetto policromo. Il 28 giugno 1989 giunge da Roma la famosa telefonata di Achille Occhetto, allora segretario del Partito comunista, che boccia la variante Fiat-Fondiaria. Il piano di Ricci e un decennio di lavoro altamente qualificato per l’area di Novoli vengono spazzati via. L’incarico di un nuovo Piano guida (1993-2000) passa a Léon Krier. Dall’epurazione si salva solo il Palagiustizia, anche se circolano le prime obiezioni sul progetto: si dubita, soprattutto, che possa garantire la piena sicurezza dell’edificio. Ricci e Santucci introducono alcune modifiche al progetto di massima che il 15 ottobre 1992 viene spedito al ministero di Grazia e giustizia.
28 settembre 1994 Ricci muore a Venezia. Per conto del ministero, l’architetto romano Michele Valentini mette mano al progetto definitivo e, con l’ingegner Mario Morganti (dirigente dell’Ufficio tecnico comunale), agli esecutivi, approvati nel 1997.
1998-2012 La gara d’appalto viene vinta dall’Ati Inso-Bentini Costruzioni. I lavori sono suddivisi in due lotti (primo lotto 2000-2008, direttore lavori Mario Morganti; secondo lotto 2008-2010, direttore lavori architetto Alberto Migliori). In entrambe le fasi il Rup è l’ingegner Maurizio Forti e il referente ministeriale Valentini. Dallerba, in qualità di «consulente artistica» ha seguito gli sviluppi dell’opera, fino alla scelta dei rivestimenti (all’esterno lastre in pietra di Santa Fiora, grès, profilature metalliche tinteggiate).
23 gennaio 2012 Inaugurazione per l’apertura dell’anno giudiziario. Anche se l’ultimo capitolo della vicenda lascia molti interrogativi aperti, è un dato acquisito che l’opera realizzata sia l’esito di gravi manomissioni al progetto originario. Un problema serissimo (la sicurezza) è servito per far tacere ogni eventuale obiezione sullo stravolgimento del sistema distributivo: ben 32 aule interrate (Corte d’appello, Tribunale civile e penale, Giudice di pace, ecc.). Dopo l’esperimento riuscito di Savona, in questo progetto Ricci proponeva di separare il «piano meccanico di arrivi, parcheggi, impianti» dalla piazza pubblica sottostante l’edificio (completamente snaturata nella realizzazione) per conciliare le esigenze di sicurezza di un corpo non segregato, partecipe della vita della comunità. Questo modo di procedere ha snaturato in modo vistoso anche la «Basilica»: ora una piazza coperta senz’anima, con le fronti interne rimaneggiate. La «semplificazione» delle facciate e quant’altro restano questioni da valutare. Francesco Dal Co si era chiesto se ci saremmo ritrovati a dover giudicare solo la «maschera» del Palagiustizia. In effetti possiamo intenderla così: se non che questo episodio non si propone come un involucro sottile ma è una gigantesca mole, imponente come una montagna o una rocca turriforme frastagliata, tagliente, aggressiva che fortunatamente riesce ancora a parlarci della fortissima creatività di Ricci.

Autore

(Visited 162 times, 1 visits today)

About Author

Share
Last modified: 9 Luglio 2015