È raro che un edificio urbano venga vissuto senza il contesto che gli era stato assegnato. Eppure, a cinque anni dal completamento dellelogiatissimo e super copiato Institute of Contemporary Art (Ica) dello studio Diller Scofidio + Renfro, la struttura attende ancora con pazienza al limitare del Fan Pier di Boston. Fatta eccezione per la vicina sede dellesclusivo negozio di abbigliamento Louis, la promessa di unanimata zona urbana a uso misto in questimportante area di sviluppo edilizio deve ancora materializzarsi.
In unepoca di risorse limitate e di crisi economica è probabile che dovremo «trattenere tutti il fiato» ancora più a lungo. Tuttavia, il recente annuncio del vicegovernatore del Massachusetts Timothy Murray dellapprovazione del finanziamento di 50 milioni di dollari tramite lInfrastructure Investment (I-Cubed) Funds per completare strade, marciapiedi e parchi pubblici nel sito di 21 acri del Waterfront District di South Boston, promette la creazione di migliaia di posti di lavoro e il sovvenzionamento della costruzione del secondo e terzo palazzo per uffici del Fan Pier e della sede globale della Vertex Pharmaceuticals. Tra cinque anni lIca dovrebbe godere davvero di quella dinamica interazione urbana prevista in origine.
Lentusiasmo di chi lavora nella struttura è palpabile. Secondo Kelly Gifford, direttrice dellufficio Marketing and Communications, la realizzazione del complesso urbano a uso misto intorno alledificio evidenzierà ulteriormente che «lIca è un catalizzatore di cambiamento, unicona dellarchitettura contemporanea per la città e un precursore del nuovo lungomare di Boston. I visitatori annuali», aggiunge, «sono passati dai 20.000 ai 200.000 da quando lIca ha aperto la sua sede sul lungomare» ed è aumentata lattenzione per il museo come «meta di mostre intelligenti e coraggiose, performance dinamiche e come stupefacente opera di architettura». Gifford sottolinea soprattutto che: «Non passa giorno senza che un visitatore non resti affascinato dai favolosi panorami che si possono ammirare dalla Poss Family Mediatheque o dalla Founders Gallery». Lo scorso autunno uninstallazione di dodici metri della street artist Swoon nellatrio ha aggiunto energia e movimento allesperienza dei visitatori, specie se osservata dal grande ascensore di vetro che conduce alla sala esposizioni. LIca si è inoltre concentrato sullimpresa di avviare innovative opportunità formative, fra cui il Barbara Lee Family Theater, i corsi della galleria per adulti e adolescenti, il Charles and Fran Rogers Education Center, il Bank of America Art Lab e il Paul and Phyllis Fireman Family Digital Studio. Secondo Gifford, la scelta dei progettisti è stata perfetta, «perché la loro passione e la loro esperienza interdisciplinare che unisce architettura, performance e media riflettono al meglio la missione e gli obiettivi istituzionali del museo per la nuova struttura», che ospita non solo 1.600 mq di spazio espositivo, ma presenta anche larte contemporanea con tutti i mezzi mediatici: arte visiva, performance, cinema e video.
Se è difficile carpire un qualunque commento che ridimensioni lentusiasmo dello staff, ledificio ha comunque avuto la sua dose di detrattori solleciti. Un anno e mezzo dopo linaugurazione Ted Smalley Bowen, collaboratore della rivista «Architectural Record», lo ha definito in un articolo «ancora un work in progress» facendo riferimento a «premature infiltrazioni lungo il soffitto dellultimo piano laddove si congiunge alle vetrate della facciata continua e al cedimento dello stucco sotto una scala esterna adiacente allingresso principale»: questioni costruttive a cui è stato posto rimedio. Lautore dellarticolo ha prontamente ammesso che «[
] tutti gli edifici attraversano periodi di assestamento e richiedono ritocchi di qualche tipo, e quelli di alto profilo suscitano esami più approfonditi». Ha poi osservato che «la soluzione a sbalzo e la sfida di adoperare lamiere, calcestruzzo, intonaco e stucco con un alto livello di finiture» hanno rappresentato una serie di «prove» impreviste durante lambiziosa realizzazione delledificio, soprattutto visto che il progetto ha comportato numerose modifiche e un difficile cambio di appaltatore in corso dopera.
In definitiva, forse la prova più importante per un luogo pubblico è laudace adagio: «Costruiamolo e verranno
» In realtà la concezione dellIca abbraccia più di un edificio: concepito come un prolungamento della passerella di 70 km sul mare, in occasione dellinaugurazione nel 2006 il museo è stato apprezzato con entusiasmo da Nicolai Ouroussoff, collaboratore della rubrica di architettura del «New York Times», per la «sua capacità dintrecciare arte e vita cittadina» e perché, a suo avviso, si può ritenere «uneccezionale manifestazione di vitalità pubblica». Solo quando lIca sarà circondato dal dinamico contesto urbano che si attendeva nei primi cinque anni di vita, la sua concezione aperta potrà finalmente realizzare la piena complessità contestuale.

LInstitute of Contemporary Art a Boston +5, di Annie Zeybekoglu




















