La sfida della casa per tutti è da tempo tra i principali obiettivi di organizzazioni non governative e internazionali operanti nei territori più poveri della terra. Nellultimo secolo la spinta dellurbanizzazione ha reso ancor più urgente e complesso, sia in ambito urbano che rurale, il problema dellaccesso a unabitazione degna per miliardi di persone. Il basso costo è certamente un criterio sine qua non, per trasformare quella che forse è unutopia in un progetto tecnicamente realizzabile. Molti sono i fattori che concorrono a definire leconomicità di una possibile soluzione: limpiego di materiali e manodopera locali, il consumo energetico, il costo del terreno e le fiscalità a esso collegate.
Se da una parte illustri esperti discutono di strumenti e metodi per facilitare una più ampia accessibilità alla sicurezza fondiaria in situazioni di marginalità e informalità urbana, dallaltra (negli ultimi anni specialmente) scuole di architettura e giovani professionisti offrono la propria intelligenza progettuale e creatività, con straordinaria partecipazione, alla progettazione di una casa alla portata di tutti. Talvolta ne decidono a priori il costo, stabilendo un vincolo e una sfida al tempo stesso: mille dollari, centomila euro.
Moltissimi i concorsi a livello locale e internazionale, numerose le suggestioni e le provocazioni: case in paglia, terra, bambù, pallets, tessuto, prefabbricate, ricavate da containers. In tutti i casi, la sfida evidente è saper coniugare bellezza e parsimonia. Indispensabili diventano per il progettista lascolto e la lettura dei luoghi e dei contesti, la capacità di osservare il progetto dal punto di vista della collettività e del territorio, con uno sguardo che è anche etico e politico.
«1K House» è un progetto di ricerca del Massachusetts Institute of Technology, avviato nel 2008 dal Dipartimento di Architettura e dal Center for Real Estate con lobiettivo di mettere a servizio ingegno e creatività di docenti e studenti nellindividuare e sperimentare soluzioni per migliorare la qualità di vita delle persone più disagiate in luoghi dove le risorse sono scarse, non esistono infrastrutture e alto è il rischio di disastri naturali. Oggetto delle attenzioni, un modulo abitativo a basso costo, mille dollari in tutto, che rispetti tre condizioni irrinunciabili: accessibilità, ovvero basso costo associato a qualità abitativa; abitabilità, che significa anche sicurezza, servizi, comfort; sostenibilità, anche dal punto di vista dei consumi energetici e del trattamento dei rifiuti. Costruita con materiali locali tradizionali, talvolta riciclati, può prevedere dove opportuno il ricorso allibridazione tecnologica attraverso luso di prodotti industrializzati. Dove si pensi a unimplementazione a larga scala, il progetto deve poter minimizzare gli impatti negativi sullambiente. Tredici sono i progetti, esito di un workshop del 2009, che saranno presto realizzati in Asia, Africa e America Centrale. Il primo prototipo, Pinwheel House, progettato da Ying Chee Chui, è stato costruito a fine ottobre in Cina, nella provincia di Sichuan, colpita dal terremoto nel 2008. Il progetto si caratterizza per la sua modularità: ogni singola unità può essere aggregata ad altre, creando corti e spazi condivisi, privati e semi-privati. I materiali impiegati sono terra e bambù, con la possibilità di recuperare le casseforme come elementi di copertura.
Propone una sfida estrema «$300 House Design Challenge», il concorso on-line lanciato nel 2011 dal Dartmouth College di Hanover (New Hampshire) e sponsorizzato da aziende, enti no profit e atenei come Harvard. Il bando, cui hanno risposto centinaia di studenti e professionisti, chiedeva la progettazione di case dotate di servizi di base, sostenibili e autosufficienti dal punto di vista energetico e realizzate in materiali facilmente reperibili, con buone caratteristiche di durabilità e di resistenza meccanica e antisismica. La giuria, composta da esperti e dalla comunità virtuale aggregatasi intorno alliniziativa, ha premiato sei progettisti che parteciperanno a un workshop per realizzare i primi prototipi. Tra questi, Joseph Sandy con Hybrid House e Architecture Commons con Project Ground Up. Menzione speciale a Mahindra Partners, azienda indiana che ha concepito ununità abitativa a bassissimo costo (appena 200 euro) per lo slum di Dharavi a Mumbai. Dal 25 al 28 gennaio in programma a Dartmouth un workshop per il progetto di un prototipo da costruire a marzo a Fond des Blancs (Haiti) con la St. Boniface Haiti Foundation e la comunità locale.
(Visited 80 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Forme e controforme del cambiamento. A Mantova si mostra il clima 20 Maggio 2026
- Dalla casa al sistema. Nuovi modelli dell’abitare tra rigenerazione e welfare 20 Maggio 2026
- Architettura e politica: prove di dialogo in Senato 20 Maggio 2026
- I colori del Beaubourg, racconto di una battaglia 20 Maggio 2026
- RDE Festival 2026, a Roma il design come pratica collettiva 19 Maggio 2026
- Nascosti, in piena vista: il paradosso dei paesaggi degli allevamenti padani 14 Maggio 2026
- Speciale Biennale Arte Venezia 2026 14 Maggio 2026
- L’archiviaggio. Normandia e Bretagna oltre il turismo del must see 14 Maggio 2026
- Atlante del mondo: tutte le nazioni della Biennale Arte 13 Maggio 2026
- Le installazioni effimere di Venezia: più scenografia che città 12 Maggio 2026
- Gli allestimenti della Biennale si sintonizzano su toni minori 12 Maggio 2026
- Fondazioni per tutti i gusti: nei Palazzi e in Laguna 12 Maggio 2026
- Se polemiche e pasticci si mangiano l’arte 12 Maggio 2026
- Mendrisio, il gran varietà delle architetture a teatro 10 Maggio 2026
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
bologna
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
fiere
fotografia
francia
germania
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
patrimonio
Pianificazione
premi
recupero
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
Ri_visitati
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata





















