Presentato al Made Expo il secondo rapporto sul sistema delle costruzioni in Italia, frutto di una ricerca coordinata da Anna Bimbo, Teresa Gargiulo, Luca Luberto e Nicola Zampella sullelaborazione di dati aggiornati al 30 giugno. Nonostante alla presentazione del Rapporto 2010 il presidente di Federcostruzioni Paolo Buzzetti abbia evidenziato un momento di forte criticità e auspicato maggiori investimenti pubblici alla grande e piccola scala, un anno dopo la nuova indagine restituisce purtroppo ancora limmagine di un settore che non ha recuperato i 47 miliardi di euro persi nel 2009 e continua a calare. Il quadro è reso ancora più fosco in quanto i pochi segnali positivi vengono non dal paese ma dallestero, dove le aziende italiane sono riuscite a cogliere svariate opportunità. Nelle parole di Buzzetti, «considerando che le previsioni per lanno in corso non sono positive, esistono rischi rilevanti di una profonda destrutturazione, perdendo competenze e ricchezza. Tutto ciò si ripercuote oltre che sulle imprese anche sui lavoratori, aggravando la crisi occupazionale già considerevole».
Ricostruito in tutta la filiera, che è stata scomposta in cinque settori (uno in più dello scorso anno: oltre a «Costruzioni edili e infrastrutturali», «Tecnologie, impianti e macchinari afferenti alle costruzioni civili», «Materiali per le costruzioni» e «Progettazione», anche «Servizi, certificazione e controllo»), il 2010 evidenzia nel complesso un calo della produzione pari all1,9%, che si somma al profondo rosso del 2009 (-11,9%) e al -2,8% del 2008. Non tutti i settori però sono colpiti allo stesso modo: se infatti la produzione del settore delle Costruzioni è calata del 6,4% (e per la fine del 2011 si prevede unulteriore perdita del 4%), la progettazione ha registrato, pur sempre in calo, performance migliori (-3,6%), con cali superiori al 5% nella filiera del cemento e del calcestruzzo.
I servizi di ingegneria e architettura, valutati dal centro studi dellOice, dopo le perdite dell1,7% nel 2008, del 4,7% nel 2009 e del 3,6% nel 2010 (che lo scorso anno era stato ottimisticamente stimato in crescita dell1,3%, cfr. «Il Giornale dellArchitettura» n.89, novembre-dicembre 2010), continuano a perdere, seppur in modo più contenuto: per il 2011 la valutazione restituisce un -0,7%, ma qualche positività è stimata per il 2012, a cui è assegnato un +1,6% (se si risolveranno le criticità evidenziate). Tra il 2008 e il 2010 il settore, che si rivolge per il 72% allofferta nazionale, ha comunque perso complessivamente 32.969 addetti (da 326.875 a 293.906), mentre le aziende sono passate da 230.170 a 206.955 (23.215 in meno). Il mercato è molto frammentato, complice anche il fatto che in Italia è possibile costituire una società di progettazione solo da 16 anni, e la concorrenza è resa più difficile dalla presenza di Università ed enti pubblici che, attraverso lin house, possono offrire servizi a condizioni di vantaggio. Come già indicato invano lo scorso anno, le possibilità di uscire dalla crisi chiamano in causa lo Stato: anche se sono considerati positivi lentrata in vigore del Regolamento del Codice degli appalti e il Decreto sviluppo, senza una ripresa degli investimenti da parte delle pubbliche amministrazioni, nelle grandi opere come in quelle di minori dimensioni, la previsione della debole ripresa potrebbe essere vanificata.
Tra le criticità: la necessità che il quadro normativo si stabilizzi e ponga di nuovo al centro delliter realizzativo dellopera pubblica la qualità del progetto; i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione che stanno mettendo in serie difficoltà una grossa parte del settore; i continui ribassi nellaggiudicazione delle gare pubbliche che azzerano i margini operativi e portano fuori mercato le imprese che perseguono la qualità del progetto.
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