La guerra delle favelas scoppiata a Rio de Janeiro nel novembre scorso non è solo un fatto di cronaca ma un evento di grande rilevanza politica, direttamente collegato alle trasformazioni urbane che la città si appresta ad avviare con la nuova presidenza di Dilma Rousseff.
Dopo decenni dinsuccessi nelle politiche di recupero delle favelas, nel 2008 il governo Lula ha promosso la formazione delle Unidades de polícia pacificadora, al fine di stabilirvi la legalità e i requisiti minimi di vivibilità. «Le favelas da problema a risorsa», lo slogan coniato da Jorge M. Jaregui, sta diventando il motto di un nuovo atteggiamento.
In questa direzione lultima importante politica, lanciata a conclusione del mandato di Lula, è quella avviata con il concorso nazionale «Morar Carioca» (Abitare Rio), bandito dalla Municipalità nellambito del Piano comunale di integrazione degli insediamenti precari informali. Il piano ha lobiettivo dinquadrare gli interventi di riqualificazione di 253 favelas e il concorso costituisce, a tal fine, uno strumento per esplorare obiettivi, strategie e metodologie utili a mettere in coerenza le diversificate operazioni che dovranno essere pianificate. Lobiettivo di fondo è duplice: risanare le favelas in dieci anni e integrarle funzionalmente e socialmente alla città. Il concorso richiedeva lelaborazione di riflessioni e proposte sia sul piano delle trasformazioni da attuare che su quello della verifica della loro sostenibilità economica, sociale e ambientale. Alla sfida hanno risposto numerosi studi di architettura brasiliani.
Su 86 partecipanti, a dicembre sono stati selezionati i 40 gruppi vincitori (5 con menzione speciale) cui affidare altrettanti progetti previsti per un primo gruppo di favelas. I migliori lavori, tra cui si segnalano quelli di Jonathas Magalhães MPS Ass (in alto) e di Jorge M. Jauregui (sopra) si sono distinti per la precisa descrizione del fenomeno e la fattibilità delle soluzioni proposte: il tutto sorretto da una matura conoscenza delle condizioni socio-economiche entro cui operare.
Lurgenza di avviare i primi interventi fa sì che questo concorso e il piano collegato nascano del tutto separati dal nuovo Plano Diretor avviato nel 2001 e non ancora approvato (cfr. «Il Giornale dellArchitettura», settembre 2010). Cresce infatti il conflitto che da sempre oppone la città legale a quella irregolare: il tentativo di portare lo stato nelle favelas è pari a quello dei narcotrafficanti dimpedirlo.
Tuttavia, il governo non ha altra via duscita che quella di condurre a fondo questa battaglia e vincerla. Anche in vista dei tre grandi eventi in programma a Rio: i Giochi militari mondiali del 2011, la Coppa del mondo del 2014, le Olimpiadi del 2016. Tre tappe che costituiscono unoccasione irripetibile per confermare il Brasile nel novero delle grandi democrazie.
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