New York. Fin da maggio gli americani, soprattutto i newyorchesi, discutono, litigano e si urlano tra loro in rete, sulla carta stampata e di persona a proposito di Park51, il Centro culturale islamico che sarà realizzato a Lower Manhattan, a due isolati da Ground Zero. Spinti da un genuino senso di minaccia e perdita, e infiammati dalla disinformazione e dalla xenofobia che pullulano in rete, i familiari delle vittime dell11 settembre, i simpatizzanti e gli islamofobi di ogni credo hanno più volte affrontato in pubblico gli esperti ammantandosi del ruolo di custodi della libertà di parola e della tolleranza politica.
I costruttori di Park51, il vero nome del progetto, hanno affermato di voler costruire non una moschea ma un centro per la promozione della tolleranza religiosa ed etnica, ispirandosi a due edifici americanissimi: il Jewish Community Center e lYmca. E i primi rendering lo confermano. Di recente hanno postato sul loro sito tre disegni concettuali degli architetti dello studio Soma di New York. Allinterno ci sarà un auditorium da cinquecento posti e vari piani saranno destinati a un centro fitness e sportivo, compresa una piscina. Un piano è invece riservato a un asilo e a unarea attrezzata per i giochi. Il Jcc e lYmca non hanno cappelle, ma poiché i musulmani devono pregare cinque volte al giorno, Park51 avrà nel seminterrato due sale per la preghiera, chiamate musallas per distinguerle da una moschea ufficiale, una per gli uomini e una per le donne.
Per lesterno, Soma ha pensato a una facciata bianca e irregolare a graticcio, rielaborazione contemporanea dei complessi schermi solari mashrabiya in pietra intagliata assai diffusi negli edifici tradizionali Mogol. Le geometrie regolari sono usate a tratti, poi deformate; in questo schermo di zigzag e diagonali discendenti, alcune aperture sembrano finestre infilate nei muri, altre vetrate a parete sorrette da sottili supporti in calcestruzzo. A metà delledificio, e di nuovo verso la cima, dove la facciata è più aperta, le geometrie regalano una sorpresa evocativa e simbolica: una sorta di ghirlanda di stelle a sei punte intrecciate, simbolo decorativo condiviso da ebrei, musulmani e cristiani. Le viste interne suggeriscono che geometrie simili permeano le stanze della struttura: almeno agli ultimi piani, lobiettivo sembra quello di creare unatmosfera lieve e ariosa e una rete dinamica di circolazione che si apre su ampie vedute di Lower Manhattan.
Eppure, se si pensa a quanto i disegni rivelano e non rivelano di Park51, occorre essere prudenti. Quanto rivelano è questo: limmagine proposta è lungimirante e contemporanea. Il motivo della facciata e delle viste interne è unidea intelligente e promettente, e usa una pratica architettonica contemporanea allavanguardia che celebra le complesse geometrie parametriche rese possibili dalle nuove tecnologie digitali fondendole a precedenti tradizionali islamici, al lavoro postbellico ormai superato dellarchitetto americano Edward Durrell Stone e ad altro ancora. Lethos del progetto è la modernità e (a seconda di quante Stelle di David vedete) linclusività.
Quanto invece i disegni non rivelano è buona parte, forse nemmeno un solo aspetto, di come sarà realmente il progetto ultimato di Park51. I rendering come questi sono i ferri del mestiere dei clienti degli architetti, che si tratti di costruttori o direttori di museo, i quali tentano di conquistarsi il favore dellopinione pubblica e delle istituzioni, indispensabile per la riuscita dei progetti, o di superare lostilità del quartiere o del Comune (che Park51 ha incontrato) fornendo quella che si ritiene unimmagine seducente e tuttaltro che minacciosa. In generale i rendering, e questi in particolare, non sono necessariamente presentati in cattiva fede, ma una cosa è certa: sono strumenti di marketing, non veri e propri disegni architettonici. I costruttori di Park51 sperano di convincere gli opinionisti riluttanti e lopinione pubblica a sostenere la costruzione del Centro culturale islamico vicino al sito del World Trade Center. Soma, uno studio giovanissimo e piccolo, è definito «consulente architettonico» del progetto, quindi né lui né un altro studio è stato ingaggiato per realizzare la versione finale. E anche se Soma fosse stato ingaggiato, lesperienza dei newyorchesi con le moltissime versioni della cosiddetta Freedom Tower basterebbe a suggerire loro che i primi disegni di un progetto sono desideri, e spesso i desideri hanno poca, o nessuna, somiglianza con ledificio ultimato.
Chi desidera sapere come sarà Park51, il vero edificio, non ha altra scelta: aspettare e vedere.
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